- Ritorno a Capeside
- Ciao! La mia fan fic cerca di ricreare la magica atmosfera di Capeside
dopo il college. I nostri True Lovers sono più maturi ma non meno innamorati.
-
- Erano passati molti anni. Joey aveva finito il College da
più o meno un anno, e se ne tornava nella ridente Capeside, a fare visita a
Bessie, Bodie e il piccolo Alexander.
- Li sentiva poco, qualche telefonata e
e-mail frettolosa, gli impegni di lavoro non le avevano permesso quasi tregua
e adesso che finalmente era riuscita a prendersi una bella vacanza non vedeva
l’ora di dedicare un po’ di tempo alla famiglia.
- Joey sedeva mollemente nel treno, la
guancia appoggiata al finestrino, il volto perso nei paesaggi del Massachusset
e un libro appoggiato sulle ginocchia.
- “ STAZIONE PER CAPESIDE, TRA CINQUE
MINUTI!!”
- Joey sussultò. Era veramente tornata a
Capeside? Per tutta la sua vita, Joey aveva voluto scappare da quella
cittadina di provincia, aveva voluto scappare da una vita quasi nel destino
delle ragazze Potter, aveva voluto diventare qualcuno. E lo era. Uno studio la
aspettava a New York, una segretaria, una bel appartamento all’undicesimo
piano di un grattacielo…
- Ma era sola. Il lavoro la assorbiva tanto
da non poter neanche uscire, la sua vita, intensa e stressante non le
permetteva un attimo di pace, cibo cinese smangiucchiato fuori dai pasti,
poche ore di sonno e tanto lavoro.
- Più ci pensava più capiva che Bessie, pur
essendo povera, pur facendo la cameriera, aveva un compagno, un figlio e tanto
amore. L’unica cosa bella che aveva mai avuto, proveniva da Capeside, delle
amicizie profonde. Ma ormai anche quelle erano un ricordo. L’ultima volta che
aveva visto Dawson era stato al ringraziamento di due anni prima, aveva
sentito Jen e Jack tramite telefono appena lasciato il college, Audrey la
veniva a trovare ogni tanto per raccontarle le sue avventure amorose, di Andie
non c’era traccia….
- Joey contò con le dita, appuntandosi
mentalmente l’ultima volta che aveva visto le persone più importanti della sua
vita… ne mancava una.
- Pacey Witter. Ma Joey non riusciva proprio
a ricordarsi l’ultima volta che l’aveva visto. Sicuramente era da molto, molto
tempo. Anni. Ormai faceva quasi fatica a ricordare i suoi tratti i viso, cosa
che le era successa solo con sua madre. Per di più non aveva foto, l’annuario
scolastico probabilmente era abbandonato in qualche scatolone ammuffito e
tutto ciò che le rimaneva dei suoi amici era una vecchia polaroide sbiadita,
era tutta stropicciata e poco chiara. Joey aprì il portafoglio per osservarla,
un Dawson ancora quindicenne troneggiava nell’inquadratura sorridente,
abbracciando quella che era stata lei con suo tipico broncio, lì accanto una
giovane Jen sorrideva vaga alla macchina vicino ad un Jack ancora timido e
introverso. Andie probabilmente stava scattando la foto. Di Pacey di vedeva
solo una gamba, che da dietro a Jen spuntava prepotentemente, e le corna che
stava cercando di fare a Joey. Joey osservò la foto, era sporca e piena di
caffè, qualche settimana prima le aveva rovesciato sopra la sua tazza, e
accortasi del danno si era messa a piangere come una bambina. In quella
piccola foto c’era il suo cuore.
- Joey pensò a quello che succedeva nel
periodo della foto, per un secondo chiuse gli occhi e si ritrovò a Capeside…
- Il vento marino spostava qualche foglia, in
sottofondo le rimbeccate di Andie e Pacey che iniziavano la loro storia. Lei
era ancora con Dawson, il suo primo ragazzo. Era tutto così facile, così
tranquillo, così bello.
- Ma lei a quei tempi non se ne accorgeva,
pensava solo ad andarsene.
- ULTIMA CHIAMATA PER CAPESIDE! STAZIONE DI
CAPESIDE!
- Joey aprì gli occhi, niente più arietta
fresca, niente amici, solo uno squallido vagone.
- Prese il suo borsone e scese dal treno un
po’ stordita.
-
- Venne invasa dall’aria di Capeside, quell’aria
un po’ speziata, che sa di mare e di fiume, di popcorn bruciati e di pesce.
- Respirò profondamente.
- Era veramente tornata, e ancora non poteva
crederci, si sentì come probabilmente la giovane Jen si sentì la prima volta
che andò a trovare la nonna.
- - Joey??? Joey!!! – urlò una voce lontana.
- Joey si voltò i scatto, ecco Bessie, più
indietro Bodie, con Alexander.
- - Bessie! – disse raggiungendola e
abbracciandola.
- - Joey! Finalmente ti sei degnata di venire
a trovare la tua vecchia sorellona!!! Guardati: sei uno splendore!!- disse
Bessie abbracciandola di nuovo, presto le raggiunse Bodie con il piccolo
Alexander, dopo aver salutato Bodie, Joey si voltò verso Alexander.
- Si era quasi dimenticata di lui. L’ultima
volta che l’aveva visto non parlava ancora e adesso era un bel bambino con la
faccina magra e gli occhi lucidi e profondi, come i suoi.
- - Hey! – disse lei stropicciandogli i
capelli, non sapeva cosa dire. Benchè lo avesse accudito, gli avesse cambiato
i pannolini per molti anni, non lo sentiva suo nipote..
- - zia Joey!! – disse lui saltandole in
braccio.
- ZIA??!! Oh mio dio! Joey si accorse di come
era passato il tempo. Prima per lui lei era una specie di sorella baby-sitter
e adesso era diventata la zia ricca che veniva dalla città e lo veniva a
trovare ogni morte di papa.
-
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- L’Icehouse era un bel locale, semplice ma
fine, molto frequentato e con un ottima cucina.
- Pacey lo guardò orgoglioso pensando che era
tutto suo. La sua vita a Capeside era relativamente tranquilla, aveva
finalmente una casa, un lavoro soddisfacente e successo.
- Pacey osservò ogni particolare del suo
ristorante, chiuse gli occhi e improvvisamente lo rivide come era stato molti
anni prima…
- Un profumo di hamburger bruciato proveniva
dalla cucina, un pianto di bambino da dietro il bancone. Pochi clienti, i
soliti quattro vecchi seduti a bere birra. Una frettolosa Bessie intenta a
lavare i piatti, poi una voce scocciata
- - allora, hai intenzione di ordinare o devo
stare qui tutto il giorno?? -
- due occhi grandi, profondi, lucidi. Ecco la
sua Joey. Portava i capelli legati in alto, con qualche ciocca sconnessa che
cadeva dall’elastico, indossava un grembiule azzurro e sotto dei Jeans vecchi
e una t-shirt stropicciata.
- Pacey a occhi chiusi restò ad osservarla,
incantato.
- La sua vecchia Joey, la ragazza che aveva
amato e odiato, o forse solo amato per tutta la sua vita.
- Pacey riaprì gli occhi e si soffermò a
pensare.
- Dov’era Joey?
- Non se lo ricordava. Forse a fare uno stage
a Parigi, o in un bel ufficio a New York, abbracciata a qualche spasimante.
- Era da troppo tempo che non la sentiva,
come non sentiva i suoi vecchi amici.
- Dawson doveva essere in California, sembra
a preparare la sceneggiatura per un nuovo film, Jen probabilmente a Boston,
Jack faceva l’insegnante al liceo di Providence ma non era mai andato a
trovarlo.
- Come mai si era ridotto così?
- Come mai si era dimenticato degli amici?
Più volte si riprometteva di chiamarli, ma non lo faceva mai, non trovava il
tempo, o forse era il tempo che non trovava lui.
- “ quelle sono le persone che ti hanno
aiutato a diventare quello che sei” disse una vocina dentro di sé, non le devi
abbandonare.
- Si ripromise di richiamare Jen una volta a
casa.
- “ tanto sai che non lo farai…” continuò la
vocina.
- Pacey prese il telefono e digitò mollemente
il prefisso di Boston… poi si fermò. Era sicuro di volerlo fare? Era sicuro di
voler rientrare in quel circolo vizioso di amicizia, odio e amore che
rappresentava la sua adolescenza??
- Mise giù la cornetta.
- Era Jen che doveva chiamarlo, non lui.
- Pacey tornò a lucidare il bancone.
- Pensò alle sue ultime relazioni… veloci,
fuggitive e poco significative.
- Ma in fondo per colpa sua, lui non voleva
trovarsi una ragazza, non voleva crescere.
- “E forse è meglio così” si disse, sentendo
il campanello della porta che si apriva.
- - è chiuso! – urlò dalla cucina.
- Forse era meglio non avere relazioni
durature e profonde, così era libero di fare e scegliere quello che era meglio
per lui, e di non sacrificarsi per gli altri.
- Sentì dei rumori.
- Uscì dalla cucina e cammino versò il
bancone, arrabbiato.
- “ LO VUOI CAPIRE CHE è CHIUS…”
- disse ma si fermò. Ogni suo muscolo si
immobilizzò.
- Per un attimo tutta la sua vita gli passò
davanti, la prima volta con Tamara, la brusca fine della sua storia con Andie,
il primo bacio con Joey, la True Love, la baita con Joey…
- Sentì il suo tipico morso allo stomaco.
- Solo una persona poteva fargli quell’effetto,
e quella persona, a meno che non fosse un miraggio, era davanti a lui.
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- Ci fu un lunghissimo momento di silenzio
nel quale i due si guardarono negli occhi.
- Entrambi si trovarono strani.
- Ognuno di loro conosceva i tratti del viso
dell’altro ma fu come vedersi per la prima volta.
- Si scrutarono ed osservarono profondamente.
- Pacey la guardò meticolosamente, la ragazza
aveva gli stessi occhi di un tempo, profondi, intensi e grandi.
- Il suo viso imbronciato si corrugava in
fossette, i capelli, lisci e lucidi le cadevano ordinati sulle spalle, era
alta, magra e bella.
- Indossava un paio di Jeans con degli
stivaletti, portava un dolcevita rosa e del leggero trucco, come l’aveva
definita lui un tempo era “semplice, elegante, bella”.
- Joey lo osservò, era molto cambiato, le sue
guance da ragazzino avevano lasciato spazio ad un volto più maturo e intenso,
le sue spalle, larghe e possenti erano come fatte apposta per abbracciarla e
il suo fisico, già possente si era maggiormente irrubustito, dentro i suoi
occhi verdi Joey poteva comunque sempre vedere quel ragazzino che le tirava le
treccine, quel ragazzo innamorato che le aveva regalato un muro e quel ragazzo
che sapeva baciarla come pochi.
- Quel momento di silenzio si prolungo per
lunghi minuti, entrambi si osservarono profondamente e d esteticamente, si
guardarono dentro, negli occhi, nel cuore.
- Era come se niente fosse cambiato, gli anni
non erano passati, come non era passato il loro amore, per un secondo erano
abbracciati a guardare un tramonto sulla True Love, poi davanti al muro
bianco, poi nascosti da qualche parte a baciarsi, poi nella baita, poi ancora
al ballo della scuola…
- Le emozioni di quei momenti passarono
vivide tra loro, fino a quando si sentirono troppi stupidi a prolungare questo
silenzio.
- Pacey fu il primo a tentare anche una
minima conversazione.
- - Hey.. – disse guardandola
- Joey sussultò, quello era il suo Pacey,
quello che rompeva il ghiaccio e cercava sempre di dire la cosa giusta, quella
persona che le faceva battere il cuore… come le batteva adesso.
- - hey.. – rispose, per Pacey, sentire la
sua voce fu la definitiva conferma di non trovarsi in un sogno.
- La prese e l’abbraccio, lei appena lo vide
avvicinarsi si scostò indietro, come al solito, Pacey sorrise, quel sorriso
che ti scalda il cuore. Joey era sempre la solita diffidente, ma si era subito
ripresa e l’aveva abbracciato a sua volta.
- Rimasero lì per moltissimo tempo,
abbracciati, aggrappati l’uno all’altro.
- Per Joey fu come vivere in un bellissimo
sogno, poteva sentire il profumo di Pacey, quel profumo speziato che lo
caratterizzava. Quando stavano insieme joey era così legata a quel profumo che
era arrivata al punto di rubargli una sua camicia solo per poterlo sempre
avere con se.
- Joey poteva sentire il cuore di Pacey
battere, come anche lui poteva sentire.
- Si sentì un rumore e i due si mollarono
velocemente, come scoperti, come facevano quando si nascondevano da Dawson.
- Si accorsero che non c’era niente di male
nell’abbracciarsi e si sorrisero.
- - l’abitudine… - disse Pacey rompendo il
ghiaccio
- - già… - disse lei
- - cosa ti ha portato qui, Potter?- chiese
Pacey, in realtà non gli importava perché era lì, ma solo che fosse lì.
- Joey sussultò a sentirsi chiamare con quel
nomignolo.
- - avevo voglia di tornare a Capeside, una
volta qui, ho voluto tornare nei posti della nostra adolescenza… sono venuta
qui credendo di trovare una locanda semi-distrutta e invece ecco qui il
“Paradiso del pesce”!- disse lei
- Pacey la guardò negli occhi e capì che era
inutile continuare con i soliti formali dialoghi di riconciliazione, e si
accorse di quanto volesse bene a quella ragazza.
- - mi sei mancata Joey – disse guardandola
- - anche tu Pacey – disse lei
- - … e non sai quanto. – continuò.
-
- Jen è seduta su un divano, con un telefono
in mano.
- - allora sei uscito con quel tipo carino? –
dice sorridendo al vuoto
- - Jen! L’ultima volta che ci siamo visti è
stato tre mesi fa! Quel tipo carino potrebbe già essere morto! – dice la voce
di Jack in viva – voce.
- - è troppo tempo che non ci sentiamo Jekers…
-
- - sì… ma come mai mi hai chiamato? – dice
Jack già sapendo la risposta
- - lo sai benissimo Jekers… oggi di qualche
anno fa la nostra vita è cambiata.. – dice lei prendendo in mano una foto di
lie, Joey, Dawson, jack e Drew in toga.
- - come potrei dimenticarmi il disastroso
giorno del diploma? – chiede lui divertito
- - come eravamo stupidi! Ricordi? Drew
aveva fatto saltare l’acqua!-
- - sì! E poi ricordi il discorso strappa
lacrime di Joey? – chiede lui
- - se ci ripenso piango! – dice Jen ridendo
- - sì… diceva qualcosa tipo “ qualunque cosa
facciate, non dimenticatevi mai degli amici..”- dice ridendo, e poi
fermandosi, accortasi di aver detto una cosa importante
- silenzio.
- - quando l’ho sentito ho pensato “ come
potrei dimenticarmi degli amici?” pensavo di non poter vivere senza di te,
Dawson, Joey, Pacey… - dice Jen
- - e adesso siamo ridotti a sentirci al
telefono ogni tre mesi.. – conclude Jack
- - ma sai… effettivamente questa data
coincide anche con un altro avvenimento, questa data è importante perché
coincide con l’inizio e la fine della mia cosidetta “epoca spensierata” – dice
sorridendo
- - di cosa stai parlando? – chiede Jack
- - tu eri a Providence… credo… otto anni fa,
io arrivavo a Capeside, a quest ora, scendevo da un famigerato taxi e facevo
la mia apparizione al triangolo amoroso più complicato dei tempi.. – dice lei
rammentando ancora quel momento
- - mi stai dicendo che se prendessi una
macchina del tempo e tornassi a otto anni fa a Capeside ti troverei in
minigonna a parlare con tre provinciali ragazzini che stanno girando un film
dal poco promettente nome “ il mostro della laguna”?? – chiede Jack ridendo
- - non insultare quel film. È stato il mio
grande debutto sul grande schermo… - dice Jen ridendo
- - non vorrei deluderti ma… non era un
granchè. Dawson faceva un sacco di inquadrature storte, Joey urlava come una
pazzoide e Pacey era goffissimo… -
- silenzio, entrambi pensano a Capeside
- - Jack?? -
- - che c’è? – chiede lui dall’altro capo
- - io torno a Capeside – dice Jen mettendo
giù la cornetta e correndo a preparare la valigia.
-
- Gli uccellini fischiavano felici fuori
dalla finestra, una brezza marina riempiva l’aria e quella sensazione felice
invase la camera.
- Pacey si svegliò sorridendo.
- Aveva passato la serata con Joey, e ne era
ancora stordito.
- Era così felice! Da quella sera, non
riusciva a smettere di sorridere, era come se dal buoi in cui era calato, Joey
fosse arrivata ad aprire la porta dello scantinato dove stava e portarlo in un
giardino segreto.
- Era sulle nuvole.
- Era una bellissima giornata, il sole
splendeva e rischiarava l’acqua, illuminandola.
- Pacey si alzò grattandosi la testa e diede
un occhiata al calendario.
- Guardò fuori dalla finestra e si ricordò
immediatamente.
-
-
- Joey sedeva sul parapetto del molo, aveva i
piedi nell’acqua, come spesso faceva da piccola, si guardò le piante dei
piedi, che stiracchiò felice, chiuse gli occhi e si vide lì, con Dawson il suo
migliore amico, e con quel monello di Pacey a fare le prove di un film…
- Si immerse nell’intensità di quel momento,
ma fu svegliata da un taxi…
- Si voltò, e vide un taxi giallo, di quelli
che non si vedevano a Capeside, probabilmente era ancora nel sogno…
- La portiera si aprì con un tonfo risonante
ed ecco spuntare una testa bionda… non poteva essere, si disse Joey, “ sto
sognando” si disse mettendosi in piedi, appena si voltò si ritrovò davanti la
faccia abbronzata di Pacey.
- - anche tu qui… - disse sorridendo, ma
Pacey non la guardava, le guardava alle spalle, sorridendo.
- Si voltò veloce ed eccola… non era un
sogno.
- Jen si avvicinò correndo a Joey e Pacey.
- - hai sgarrato di un giorno, Lindley! –
disse Pacey
- - tappati la bocca e fatti abbracciare! –
urlò Jen felice.
-
- - ma vi rendete conto la coincidenza? –
disse Jen un oretta dopo seduta al tavolino di un bar
- - stai parlando del bar? – disse Pacey
scherzando
- - no! Dicevo… da quanto tempo non ci
sentiamo? Mesi? Anni?? E poi senza neanche metterci d’accordo ci ritroviamo
nello stesso posto, alla stessa ora, a rivivere insieme una cosa successa otto
anni fa! – disse Jen
- - è come se una forza superiore ci abbia
attratti in quel posto amico… - conclude Joey
- - naaaa!!!! Secondo me ce lo siamo
ricordati tutti! Come dimenticare quel girono? Da quel momento la mascella di
Dawson si è slogata a forza di sbavare per te e non ha smesso per molto tempo!
– disse Pacey sorseggiando del caffè
- - tu non hai idea di come sia stressante
stare vicino ad una persona che parla sempre e solo di un'altra.. – disse Joey
sbuffando
- - Eh no cara! Lo so benissimo cosa vuol
dire avere un Dawson cotto vicino! Dimentichi chi è stata al suo fianco nelle
svariate volte in cui TU, Joesephine Potter hai rotto il suo piccolo e fragile
cuore! – risponde Jne ridendo.
- Pacey scoppia a ridere.
- - e tu non ridere, o mi metto a raccontare
il tuo stato patetico nel periodo in cui Joey non si accorgeva che tu eri
pazzo di lei! Mi aspettavo da un momento all’altro un atto di suicidio!-
- - bhe…a questo punto visto che vengono a
galla le cose… vogliamo ricordare quando ti ubriacavi perché non accettavi che
Dawson avesse scelto la sottoscritta? – disse Joey
- - questo è un colpo basso!! Contrattacco
con il periodo in cui voi due vi siete contorti e distrutti psicologicamente
per la vostra prima volta! – dice Jen sorridendo
- Joey e Pacey di guardano negli occhi.
- - almeno… ne è valsa la pensa.. – disse
Pacey sorridendole.
- - ragazzi, vi comunico che ho un casino di
impegni di lavoro e… - disse Jen rabbuiandosi
- - e domani te ne torni a Boston! – concluse
Pacey
- - sono partita senza avvisare nessuno… è
stato un raptus.. ma devo avere un colloquio importante.. ma non mi perderò
per nulla al mondo la cena di questa sera con il professor McPhee in persona!
– disse Jen sorridendo!
- - già ci lasci.. – disse Pacey
- - cercherò di tornare per salutare Joey, e
poi credo che da questo incontro la smetteremo di afre i bambini piccoli e
cercheremo di vederci più presto! Approposito, signorina Potter quando ha
intenzione di partire?- chiese Jen
- - tra una settimana precisa – disse Joey
pronta.
- Pacey sussultò, finalmente tutto stava
andando bene, aveva la sua Joey, a Capeside, aveva ricominciato i suoi
rapporti con Jack e Jen… ma tutto questo sarebbe svanito nel giro di una
settimana…
-
- Sera, Capeside.
- Joey e Pacey aspettano gli altri.
- - allora, dimmi, non ti ha sorpreso
rivederci tutti? – chiese Joey
- - Oh sì! E siete cambiati tutti! Jen è
diventata un agente radiofonico diligente che preferisce il lavoro ad una
sbornia con gli amici, Jack un professore… solo una cosa non è cambiata…. –
disse Pacey, guardando negli occhi Joey
- - e cosa? – chiese lei aspettando la
risposta
- - che tu rimani la ragazza più bella della
stanza.. – disse Pacey guardandola.
- Joey lo guardò, lui le prese la mano, si
avvicinarono lenti…
- - Joey! Pacey! Eccovi! – ecco Jen arrivare
come al solito al momento giusto…
- ed ecco Jack.
- - Mcphee! Finalmente ci hai degnato della
tua presenza! – disse Pacey abbracciandolo
- - non contarci troppo, Witter! – rispose
ridendo lui, voltandosi verso Joey.
- - Joey! Spero che qualcuno ti abbia detto
quanto sei bella! L’aria di New York ti ha migliorata! – disse Jack
abbracciandola
- - Jack! Sei sempre il solito adulatore! –
disse Joey sorridendo.
- - possiamo smetterla con le smancerie e
mangiare???!! – disse Jen
- - sei sempre la solita rude! – disse Jack
stropicciandole i boccoli biondi.
-
- La serata è passata svelta, e i nostri
quattro amici, davanti al fiume hanno una geniale idea…
- - ragazzi mi è venuta un idea geniale! –
disse Jen sorridendo
- - adesso attacca con una delle sue teorie
alla Lindley… - disse Jack
- - niente di tutto ciò! Pensavo… ormai siamo
tornati il vecchio gruppo, mancano solo due persone.. -
- - Andie, ma credo che chiamarla ci costi
una fortuna… - continuò Jack
- - e Dawson. – finì Joey appoggiandosi a
Pacey.
- Tutti e quattro sono completamente
ubriachi.
- - chiamiamolo ragazzi! – disse Pacey
tirando fuori il cellulare
- - sì! Diamine! Siamo tutti qui tranne lui!
Adesso gliela facciamo pagare! – disse Jack
- - sì! Sì! – disse Joey.
- Pacey fa il numero mettendo il vivavoce.
- Dopo qualche squillo…
- Dawson: PRONTO????
- - PRONTO! Siamo la guardia di finanza di
Capeside, e vogliamo farle delle domande..- incalzò Pacey
- Dawson: cosa???
- - non temporeggi! Ha idea di quante persone
abbiamo visionato oggi? Risponda! – continuò Joey
- Dawson: cosa?? Disse lui chiedendosi dove
aveva già sentito quella voce..
- - lei è il signor Dawson Lerry? Nato a
Capeside? – chiede Jen
- Dawson: sì… ma che diavolo…??
- - lei aveva una migliore amica di nome
Potter Josephine?- chiese Pacey
- - e un amico di nome Witter Pacey? –
continuò Joey
- Dawson: sì… ma è successo qualcosa??
- - per caso a quindici anni si è accorto di
amare la sua migliore amica e si è messo insieme a lei? – chiede Joey
- - e quest’ultima l’ha lasciata per un
ragazzo gay non dichiarato? – chiese Jack
- Dawson: sì… ma chi siete voi?
- - per poi innamorarsi di un ragazzo di nome
Pacey Witter che a sua volta si era innamorato di lei? – continuò Pacey
- Dawson: sapete che posso chiamare la
polizia?
- - non che non la può chiamare… perché MIO
fratello è la polizia.. – si rivelò Pacey
- Dawson: aspetta un attimo… PACEY??????
- - unico e inseparabile, il tuo migliore
amico che ti ha fregato la ragazza e ha creato un inesauribile triangolo
amoroso… che probabilmente non è mai finito… e non finirà mai… -
- Dawson: PACEY?? Ma tu sei ubriaco!
- - e come sai bene dove c’è una sbornia c’è
Jennifer Lindley! – continuò lei
- Dawson: Jen? Anche tu lì?
- - e anche Jack e Joey se vuoi saperlo! -
- Dawson:
Joey? C’è Joey?
- - hey!
Non toccare Joey! Adesso sta con me! – disse
Pacey ubriaco buttando il cellulare a mare.
-
-
- Mattina dopo, Joey dorme tranquilla nel
letto, avvolta nelle coperte.
- Apre lentamente gli occhi e vede la
finestra aperta.
- Sorride, i segni della sbornia, non sapeva
neanche dov’era. Probabilmente a casa di Jack o in una stanza ristrutturata
del B&B Potter.
- Si rigirò felice nel letto quando un
grugnito la spaventò, ed ecco emergere dalle coperte la testa spettinata di
Pacey Witter.
- Joey tirò un urlo. Si riavvolse nelle
coperte scendendo dal letto spaventata; Pacey, rimase in boxer nel letto.
- - TU….QUI???? – urlano all’unisono dai due
lati della stanza
- - come cavolo ci siamo finiti qui??? –
chiede Joey
- - non lo so… l’unica cosa che mi ricordo è
che ho mandato a farsi fottere un barista – rispose Pacey
- - ma… dove siamo??? – disse Joey sedendosi
sul letto, portava i capelli legati nella crocchia di ieri sera, ma molte
ciocche le cadevano sconnesse sulla schiena nuda.
- - io farei un'altra domanda… abbiamo fatto
sesso? – chiese Pacey accorgendosi del fatto che entrambi erano quasi nudi.
-
- - NON PUO’ ESSERE!!! – disse Jen divertita
al ricevitore ridendo a crepapelle
- - cosa non può essere? – chiese Jack
arrivando verso di lei con una tazza di caffè
- Jen mise giù la cornetta.
- - Joey e Pacey si sono risvegliati a casa
Witter, insieme -
- - e allora? – chiese Jack
- - erano nudi! – concluse Jen sorridendo.
-
- - senti, non può essere accaduto, non può!
– disse Joey uscendo di casa
- - per quanto ne sappiamo può essere anche
successo.. – disse Pacey grattandosi la pancia
- - vedi, mi gratto la pancia… succede sempre
quando… - scherzò lui, ma smise fulminato dallo sguardo assassino di Joey
- - come abbiamo potuto? Come abbiamo potuto
ubriacarci?? Oggi Dawson mi ha chiamato preoccupato! E adesso anche questa!! –
disse Joey camminando agitata per Capeside
- - siediti, e ascoltami – disse Pacey
indicando una panchina
- Joey continuò a camminare e a parlare da
sola, Pacey la prese e la fece sedere, le si inginocchiò davanti.
- - senti, noi non sappiamo se è successo o
no.. – le disse prendendole la mano
- - ma anche se fosse successo? Noi non
ricordiamo niente. Potremmo aver passato una splendida notte, oppure ci siamo
addormentati… non lo sappiamo. Ma cosa ci importa? Facciamo come se non fosse
successo niente – disse calmandola e guardandola negli occhi.
- Joey lo guardò a sua volta, e perdendosi
nel verde dei suoi occhi pensò che forse non era così male….
-
-
-
-
- Era il momento degli addii, la sera prima
della partenza di Joey.
- - allora il piano è il seguente, domani
mattina ti passo a prendere e ti accompagno all’aeroporto di Boston… okay?? –
disse Jen salutandola
- - sì… allora a domani – concluse Joey
- - allora vado, mi spiace. Ciao Pacey, ci
vediamo domani Joey – disse Jen uscendo.
- - allora.. siamo soli… che si fa? – chiese
Pacey felice della situazione.
- Quei giorni erano stati i indimenticabili,
per anni non aveva vissuto momenti del genere. Era come se l’arrivo di Joey
l’avesse fatto rinascere, da quando lei era arrivata finalmente si era sentito
vivo e felice con se stesso.
- Forse era perché aveva chiarito i suoi
dubbi, ma la cosa che più preoccupava Peacy era il fatto che forse lui stesso
dipendesse da Joey, era come una vitamina, un integrante che lo faceva sentire
bene.
- Quanto avrebbe voluto baciarla e prenderla
tra le sue braccia e stringendola forte dirle che non poteva vivere senza di
lei… ma era solo un sogno.
- Lei probabilmente non provava niente per
lui… una donna ricca, influente come avrebbe voluto un semplice cuoco?
- - devo fare le valige…. Mi aiuti?? – chiese
lei
- - okay… -
- i due si dirigono verso la camera di Joey.
- - sai… mi sono accorta di non avere foto
dei tempi… mi potresti prendere quello scatolone sopra l’armadio? Dovrebbero
essere lì! – chiese lei sorridendo
- dopo aver recuperato lo scatolone ecco i
due che ci ravanano dentro.
- - ecco l’annuario! Quanti ricordi! – disse
Joey, aprendolo alla pagina delle coppie, dove la loro foto troneggiava con di
fianco una dedica.
- Alla mia Joey, ti amerò sempre, Pacey
- Joey sorrise guardando Pacey, il ragazzo
aveva trovato qualcosa di molto interessante…
- - ah! Ah! Ah! Un diario… -
- - mollalo subito… Pacey! – disse Joey
accortasi del suo diario dell’ultimo anno del liceo.
- - “sono sola in casa, Pacey è in
biblioteca, pensare a lui mi rende felice. Lo amo. Non riesco a smettere di
amarlo. Credo che lo amerò sempre, sempre. Ogni fibra del mio corpo pensa a
lui. Penso di essere veramente fortunata ad avere un ragazzo come lui, gli
basterebbe schioccare le dita e potrebbe avere molte ragazze ai suoi piedi.
Pensare che un giorno potrei non stare più con lui mi agita. Ma la cosa che
più mi agita è il fatto che lui si sente inadeguato. Credo di essere troppo
poco per me ma si sbaglia di grosso. Lui è tutto per me, se non ci fosse lui
sarei vuota. Ho paura del college, ho paura di vederlo troppo poco. Credo che
il nostro legame d’amore sia così forte da poterlo superare ma certe volte,
vorrei che Dawson non avesse avuto l’eredità di Brooks, io avrei potuto
rimanere a Capeside con lui. Sto pensando seriamente di rinunciare al college
per lui. Il sogno della mia vita può aspettare, lo amo troppo. Potremmo
rimanere a Capeside, o affittare una barca, o andarcene a vivere a Boston in
casa Grams. Potremmo fare tante cose. L’importante è insieme perché lo amo
troppo. Credo che rinuncerò al college. Lui prenderà il diploma e ce ne adremo
insieme. Solo il pensiero di lasciarsi mi fa stare male. Certe volte ho degli
incubi, ma so che lui non mi potrebbe mai afre una cosa del genere sa che mi
spezzerebbe il cuore in mille pezzi. Lo sa. Domani ci sarà l’ultimo ballo
della scuola, sarà su una barca. Credo che gli dirò del college” – legge
Pacey, all’inizio divertito e poi sempre più triste. Joey lo guarda.
- - è il giorno prima che noi due ci
lasciassimo… - disse Pacey triste
- - sì – disse Joey avvicinandosi a lui
- - avresti veramente rinunciato al college
per me? – chiese lui
- - per te avrei fatto qualsiasi cosa – disse
Joey chiudendo il diario.
- - se c’è una cosa che ti può rallegrare è
che io ho sofferto più di te, ti amavo tantissimo -
- - lo so pace… lo so – disse Joey
guardandolo
- si fissarono a vicenda, lui le prese la
mano e posò il suo pollice sulla sua guancia, lei le si avvicinò.
- Si baciarono. Fu un bacio innocente, come
un triste addio, simile a quello che lei molti anni prima aveva dato a Dawson.
Si dovevano lasciare.
-
- Pacey sedeva sul pontile. Era triste. Con
un ramo creava figure nell’acqua, ogni figura riportava a lei. La testa di
Joey usciva da tutte le parti. Gli ritornarono alla mente le parole del
diario, di come l’aveva fatta soffrire. Perché l’aveva fatto?? Perché l’aveva
lasciata? Probabilmente per stupido orgoglio, che non accettava il fatto che
la propria ragazza potesse avere un futuro migliore.
- Lo stesso orgoglio che lo tratteneva
adesso.
- No, non doveva ripetere lo stesso sbaglio,
non poteva farlo, prese le chiavi e entrò frettolosamente.
-
- -allora devi proprio andare – disse Jen
- - allora… Jen.. grazie di tutto – disse lei
guardando verso i corridoi dell’aeroporto
- - verrà. Ne sono certa. Con tutti i film
che ci siamo dovuti vedere figurati se non verrà – disse lei abbracciandola
- - ti voglio bene – disse lei abbracciandola
- - anche io. E mi raccomando Joey, cerca di
non litigare con il tuo cuore. Lascialo libero, non impedirgli di amare –
disse lei andando via
- VOLO PER NEW YORK!
-
- Pacey era immerso nel traffico di Boston,
guardò l’orologio, di lì a pochi minuti Joey sarebbe partita. Mancava
pochissimo all’aeroporto. Suonò il clacson. Decise di uscire dalla macchina
iniziando a correre.
-
- Joey stava facendo la fila per il volo
guardando nervosamente i corridoi. Sarebbe venuto? Perché non gli aveva detto
di amarlo?? Perché??
- Hostess: signorina? Scusi?? Mi dia il
biglietto!
- Joey si risvegliò tirando fuori il
biglietto dal portafogli cercando di rallentare ogni sua azione
- “ sbrigati, Pacey! Sbrigati!” si disse.
-
- Pacey correva per i corridoi del
aeroporto. Investì una ragazza.
- - hey! Dove cavolo stai andando?? – gli
disse lei
- - scusami! – rispose lui correndo e
fermandosi davanti al metal detector delle partenze, stava entrando quando
- Agente: biglietto!!
- - mi spiace ma in questo momento l’ho
dimenticato!
- Agente: in questo caso non posso farla
entrare!
- - è questione di vita o di morte! Si tratta
di una ragazza – disse lui
- Agente: dicono tutti così
- - ma è vero! Ha presente le solite corse
hollywoodiane verso l’aereo e la confessione d’amore? Molto molto romantico!
Si da il caso che io sia in un terribile ritardo! – disse lui cercando di
entrare
- Agente: che carino! Ma senza biglietto non
può entrare
-
-
- ULTIMO IMBARCO PER NEW YORK!
- Joey scrutò per l’ultima volta il
corridoio, di Pacey neanche l’ombra.
- Prese lo zainetto ed entrò mollemente nel
tubo che la portava all’aereo.
-
- - senta, se non vuole farsi molto male le
conviene farmi passare!! -
- Agente: e cosa mi vuoi fare??
- - questo! – disse Pacey mollandogli un
pugno in mezzo allo stomaco e facendosi spazio.
- Corse più che poteva, ce la poteva fare… ce
la doveva fare…
- Volo per Londra, per Las Vegas, L.A….
eccolo: NEW YORK!!!!
- Pacey corse velocemente verso il gate.
- - è questo il volo per Miami?? – urlò alla
hostess
- - mi dispiace ma è troppo tardi! – disse
lei con un sorriso.
-
- ALLACCIATEVI LE CINTURE , SIAMO PRONTI AL
DECOLLO!
- Joey teneva la testa appoggiata al
finestrino. Non era arrivato. Niente corsa hollywoodiana verso di lei. Niente.
- - sì! Gli uomini sono sempre gli stessi! Ti
baciano senza amarti! – stava dicendo la sua vicina di posto alle amiche.
- Joey si rattristò. Perché non c’era
arrivata prima?
- Lui non l’amava punto.
-
-
- Joey pagò il taxi mollemente. Erano passati
tre mesi dal suo ritorno a New York. Stava piovendo e lei era senza ombrello.
Iniziò a correre usando la valigia come riparo fino ad arrivare all’ascensore.
- Aprì la porta del suo appartamento
tristemente, si ritrovò in un bel posto. una sala ben arredata, con angolo
cucina e rigoroso acquario luminoso.
- Si mollò tristemente sul divano. Accese la
tv.
- Il solito stupido, inutile, strappalacrime
telefilm. Sotto era scritto “ ultima puntata!”, strano, si disse, non l’aveva
mai visto.
- Si vedeva una ragazza bruna, abbastanza
alta e con le lentiggini, il viso allegro e luccicante, che correva lungo un
pontile. Che stupidata.
- La ragazza correva con in sottofondo una
musica romantica di artiste sconosciute e femministe.
- Arrivò ad una barca a vela, sulla quale un
ragazzotto robusto armeggiava. Il ragazzo era robusto, alto e con quel fascino
furfantesco che pochi anno, Joey stava per cambiare canale ma quella visione
la teneva incollata alla tv.
- - Petey! – disse lei
- - Sam! Che ci fai qui? Non sei a
festeggiare con Colby?? – rispose lui “ che RAZZA DI NOME ERA PETEY???”
- - sai, credo di essermi innamorata di te –
disse lei sorridendo, a Joey si aprì un buco nello stomaco
- - credi o ne sei sicura? – disse lui
- - ne sono sicura, ti amo Petey e voglio
partire con te! – disse lei baciandolo. Joey ebbe la strana sensazione di
avere un dejavuo.
- Qualche bacio romantico ed ecco lo sfondo
che sfuma sempre di più.
- Titoli di coda.
- Dedicato a Joey e Pacey perché ricordino sempre il loro
TRUE LOVE
- Joey strabuzzò gli occhi osservando bene i titoli.
- PRODUTTORE ESECUTIVO: Dawson Leery.
-
- Pacey sussultò. Era in cucina, la
televisione accesa, dall’emozione si tagliò con il coltello.
- Aveva appena rivisto uno dei giorni più
belli della sua vita, e grazie a Dawson.
- Gli passò ancora alla mente…
- Lui stava per piangere, era disperato. La
ragazza di cui era innamorato stava con un altro ragazzo. Piangeva. Lui in
quel momento non aveva niente: né la sua amicizia né il suo amore, per non
parlare del rapporto andato a pezzi con Dawson…
- Com’erano cambiate le cose… adesso lo
stesso Dawson cercava di riunirli, dedicando loro un intera puntata del suo
telefilm!
- Per quanto riguarda il telefilm, era ormai
da tre mesi che andava in onda con grandissimo successo.
- Le teen ager andavano pazze per quella
storia, e soprattutto andavano pazze per il personaggio di Petey…
- Naturalmente nessuna di loro sapeva che il
vero Petey non era l’attore… ma lui.
- Il personaggio di Sam era molto riuscito.
L’attrice aveva quel fascino misterioso, faceva alcune smorfie sul viso… ma le
mancavano gli occhi. Quegli occhi profondi che solo la sua Joey aveva.
- Dawson era stato veramente bravo con il suo
lavoro. Aveva riportato quasi tutti i dialoghi con perfetta precisione (
qualche giorno dopo il ritorno di Joey a New York l’aveva chiamato pregandoli
di raccontargli tutto) e aveva scelto gli attori e i luoghi perfettamente ed
era stato molto leale descrivendo obbiettivamente i fatti spesso con
autocritica.
- Ogni giorno, alla solita ora Pacey
accendeva la tv e guardava la sua vita. Era come passare mezz’ora con la
propri famiglia, e con i propri amici.
-
- Prese la cornetta e digitò veloce il
numero.
- Dawson: pronto?
- Joey. PERCHé NON ME LO HAI DETTO???
- Dawson: credevo che anche se sei molto
impegnata trovassi il tempo di guardare un telefilm!
- Joey: non ci credo
- Dawson: bhe… volevo farti una sorpresa!
- Joey: cavolo! Per un pelo non prendevo un
infarto! Arrivo a casa tranquilla e mi ritrovo una mia sosia che parla come
me, si muove come me, e soprattutto rivive quello che ho passato io!!
- Dawson: non è stato bello?
- Joey: lo definirei… sconvolgente
- Dawson. Allora, cosa ne pensi?
- Joey: è bellissimo. Sei stato un genio. Mi
sembrava di essere tornata indietro nel tempo. Devo riavere tutte le puntate…
- Dawson: te le ho già mandate via e-mail.
- Joey: ti adoro. Grazie. Ma come hai fatto a
fare questo?
- Dawson: devo ammettere che creare qualcosa
di autobiografico era un idea che mi frullava nella testa già da molto..
- Joey: non dimenticherò mai “Creek daze”
- Dawson. Sei mesi fa ho iniziato a lavorare
al copione. Era già tutto fatto e l’ho proposto in giro. Ed ecco che sono
arrivati fior di finanziamenti. Sembra che il tipico telefilm strappalacrime
per ragazzine era proprio ciò che volevano…
- Joey: non è molto simpatico definire la
nostra vita un “ tipico telefilm strappalacrime per ragazzine”!
- Dawson: è quello che è successo. Tu non hai
idea. Vai su internet. È pieno di inutili siti su ognuno di noi… ieri ho
trovato venti siti su Sam Potter e pure un paio sulla coppia Sam/Petey. Sembra
che sia la più gettonata.
- Joey: tutto questo è assurdo.
- Dawson: concordo pienamente.
-
- Pacey siede su un bancone del bar.
- - Witter! - urla una voce famigliare
- - Lindley! – dice lui girandosi ed
abbracciandola
- - che ci fai qui? – disse lui
- - non posso venire a fare visita ad un
vecchio amico? – dice lei ridendo
- - come no! Non sai quanto mi fai piacere! -
- - bene.. allora, mi vuoi raccontare per
quale cavolo di motivo non sei venuto all’aeroporto?? -
- Pacey sussultò, il ricordo di quel posto lo
faceva stare male. Per un secondo, e sarebbe arrivato.
- - sono venuto…
ma l’aereo era già partito! – disse lui
- - hai preso quello del giorno dopo? –
chiese lei come se fosse la cosa più normale del mondo.
- - no – disse lui chiedendosi perché era
stato così stupido
- - tu sai che Joey ti ama? – chiese lei,
rassicurandolo
- Pacey non rispose
- - tu la ami, e devi dirglielo. Non tenerti
tutto dentro. Non farlo – disse lei
- Pacey pensò che sarebbe stato inutile farsi
un viaggio fino a New York. Perché, se veramente lo amava così tanto non era
venuta lei stessa a trovarlo??
-
- Dopo qualche ora…
- Joey continua a guardare i dvd delle
puntate. Piange continuamente.
-
- Petey: a questo punto conterò fino a 3 e
poi ti bacierò.
- Petey: 1…2…3
- Ed ecco i due che si baciano.
-
- Joey in lacrime, chiuse gli occhi, era di
nuovo lì, davanti al fuoco, a farsi baciare da Pacey.
- Com’era stupida. Aveva paura di provare i
suoi sentimenti. Aveva paura di amare.
- Pensò bene… era sempre la solita. Anche in
questo momento si stava comportando così. Amava Pacey ma era scappata da lui.
-
-
- Pacey pensava. Era tardo pomeriggio. Era
sdraiato sul letto, grattandosi sulla pancia. Gli mancava Joey. Gli mancava
una donna, una ragazza fissa, con cui dividere la giornata. Gli mancava la
parte destra del letto. Gli mancava una persona da amare. E tutto questo
poteva averlo, con Joey. Doveva ascoltare Jen. Doveva fare qualcosa, o almeno
provarci, o avrebbe avuto il rimpianto per tutta la vita.
- Si rivestì. Ora sapeva cosa fare.
-
-
- Joey non riusciva a dormire, probabilmente
per il caldo.
- In realtà sapeva benissimo che non era
colpa del caldo. Era colpa sua. Da qualche giorno aveva visto le puntate del
telefilm, e da quel momento non riusciva a smettere di pensare a Pacey.
- Si alzò, e si diresse nell’oscurità verso
il frigorifero. Una volta aperto il suo appartamento venne invaso dalla luce.
Prese il latte e ne bevve lunghi sorsi.
- Doveva dormire se voleva stare in piedi il
giorno dopo. Guardò l’orologio. Le tre di notte. Doveva dormire.
- Si diresse verso il letto. Si fermò a
pensare. Quand’era l’ultima volta che era uscita con un ragazzo? L’ultima non
riusciva a ricordarla. Non che fossero mancate le occasioni. Ma era lei che
non voleva. Non si sentiva pronta ad affrontare una relazione seria e
duratura.
- O forse, si disse, sapeva con chi la voleva
affrontare ma non voleva ammetterlo a se stessa.
- Si addormentò.
-
- Ecco il campanello. Era già mattina. Quella
che suonava alla porta era Dolores, la sua cameriera, che veniva per
svegliarla e sistemarle l’appartamento.
- Decise di non aprirle, tanto lei aveva le
chiavi.
-
- Dolores tirò fuori le chiavi, le fece
entrare nella toppa, una mano la fermò.
- - mi può fare entrare? -
- - ma lei chi è? – chiese lei
- - un amico -
- Dolores guardò Pacey malissimo.
- - è vero. Mi creda. Perché non si prende un
bel giorno di vacanza e non mi lascia la porta aperta? -
- - se lo scordi senor… - disse Dolores
restia
- - l’ha voluto lei… - disse Pacey
inginocchiandosi e iniziando con la sua tiritera
- - la prego, la prego, la prego, la prego..
–
- - Senor! La smetta! -
- - la PREEEEEEEEGO! – insistette lui
- - Oh! Eccole la porta aperta! Me ne vado! –
disse lei
- - grazie! -
-
- Pacey entrò in casa. L’appartamento di Joey
era nel caos. Pacchetti di pop corn, cibo cinese, erano sparsi nel salotto per
non parlare delle riviste.
- Pacey sorrise. Osservando i quadri alla
parete. Si vedeva che Joey aveva aggiornato la sua collezione. Sopra il
divano, troneggiava una loro foto, l’unica superstite della True Love, Pacey
la sfiorò.
-
- Joey si mise il cuscino sulla testa appena
sentì le chiavi nella toppa. Come al suo solito Dolores sarebbe venuta a
tirarla giù dal letto.
- Dei passi lenti nella cucina. Forse Dolores
era andata a sistemare il disastro.
- Ah, no! Eccola, i suoi passi sulla moquette
di camera sua…
-
- Pacey aprì lentamente la porta di camera.
Un letto nella penombra, con le candide lenzuola che avvolgevano un corpo. Dei
vestiti sparsi per terra. Pacey si avvicinò lentamente al letto, e
tranquillamente ci si infilò dentro.
- - Dolores? COSA STAI FACENDO??!! – disse
Joey semi addormentata sentendo un corpo scivolare ne letto.
- Pacey l’abbracciò. Il cuore di Joey
cominciò a battere. Non poteva essere lui.
- Pacey la baciò teneramente sulla fronte e
improvvisamente i due capirono di essere fatti l’uno per l’altro, per sempre.