Ritorno a Capeside
Ciao! La mia fan fic cerca di ricreare la magica atmosfera di Capeside dopo il college. I nostri True Lovers sono più maturi ma non meno innamorati.
 
Erano passati molti anni. Joey aveva finito il College da più o meno un anno, e se ne tornava nella ridente Capeside, a fare visita a Bessie, Bodie e il piccolo Alexander.
Li sentiva poco, qualche telefonata e e-mail frettolosa, gli impegni di lavoro non le avevano permesso quasi tregua e adesso che finalmente era riuscita a prendersi una bella vacanza non vedeva l’ora di dedicare un po’ di tempo alla famiglia.
Joey sedeva mollemente nel treno, la guancia appoggiata al finestrino, il volto perso nei paesaggi del Massachusset e un libro appoggiato sulle ginocchia.
“ STAZIONE PER CAPESIDE, TRA CINQUE MINUTI!!”
Joey sussultò. Era veramente tornata a Capeside? Per tutta la sua vita, Joey aveva voluto scappare da quella cittadina di provincia, aveva voluto scappare da una vita quasi nel destino delle ragazze Potter, aveva voluto diventare qualcuno. E lo era. Uno studio la aspettava a New York, una segretaria, una bel appartamento all’undicesimo piano di un grattacielo…
Ma era sola. Il lavoro la assorbiva tanto da non poter neanche uscire, la sua vita, intensa e stressante non le permetteva un attimo di pace, cibo cinese smangiucchiato fuori dai pasti, poche ore di sonno e tanto lavoro.
Più ci pensava più capiva che Bessie, pur essendo povera, pur facendo la cameriera, aveva un compagno, un figlio e tanto amore. L’unica cosa bella che aveva mai avuto, proveniva da Capeside, delle amicizie profonde. Ma ormai anche quelle erano un ricordo. L’ultima volta che aveva visto Dawson era stato al ringraziamento di due anni prima, aveva sentito Jen e Jack tramite telefono appena lasciato il college, Audrey la veniva a trovare ogni tanto per raccontarle le sue avventure amorose, di Andie non c’era traccia….
Joey contò con le dita, appuntandosi mentalmente l’ultima volta che aveva visto le persone più importanti della sua vita… ne mancava una.
Pacey Witter. Ma Joey non riusciva proprio a ricordarsi l’ultima volta che l’aveva visto. Sicuramente era da molto, molto tempo. Anni. Ormai faceva quasi fatica a ricordare i suoi tratti i viso, cosa che le era successa solo con sua madre. Per di più non aveva foto, l’annuario scolastico probabilmente era abbandonato in qualche scatolone ammuffito e tutto ciò che le rimaneva dei suoi amici era una vecchia polaroide sbiadita, era tutta stropicciata e poco chiara. Joey aprì il portafoglio per osservarla, un Dawson ancora quindicenne troneggiava nell’inquadratura sorridente, abbracciando quella che era stata lei con suo tipico broncio, lì accanto una giovane Jen sorrideva vaga alla macchina vicino ad un Jack ancora timido e introverso. Andie probabilmente stava scattando la foto. Di Pacey di vedeva solo una gamba, che da dietro a Jen spuntava prepotentemente, e le corna che stava cercando di fare a Joey. Joey osservò la foto, era sporca e piena di caffè, qualche settimana prima le aveva rovesciato sopra la sua tazza, e accortasi del danno si era messa a piangere come una bambina. In quella piccola foto c’era il suo cuore.
Joey pensò a quello che succedeva nel periodo della foto, per un secondo chiuse gli occhi e si ritrovò a Capeside…
Il vento marino spostava qualche foglia, in sottofondo le rimbeccate di Andie e Pacey che iniziavano la loro storia. Lei era ancora con Dawson, il suo primo ragazzo. Era tutto così facile, così tranquillo, così bello.
Ma lei a quei tempi non se ne accorgeva, pensava solo ad andarsene.
ULTIMA CHIAMATA PER CAPESIDE! STAZIONE DI CAPESIDE!
Joey aprì gli occhi, niente più arietta fresca, niente amici, solo uno squallido vagone.
Prese il suo borsone e scese dal treno un po’ stordita.
 
Venne invasa dall’aria di Capeside, quell’aria un po’ speziata, che sa di mare e di fiume, di popcorn bruciati e di pesce.
Respirò profondamente.
Era veramente tornata, e ancora non poteva crederci, si sentì come probabilmente la giovane Jen si sentì la prima volta che andò a trovare la nonna.
- Joey??? Joey!!! – urlò una voce lontana.
Joey si voltò i scatto, ecco Bessie, più indietro Bodie, con Alexander.
- Bessie! – disse raggiungendola e abbracciandola.
- Joey! Finalmente ti sei degnata di venire a trovare la tua vecchia sorellona!!! Guardati: sei uno splendore!!- disse Bessie abbracciandola di nuovo, presto le raggiunse Bodie con il piccolo Alexander, dopo aver salutato Bodie, Joey si voltò verso Alexander.
Si era quasi dimenticata di lui. L’ultima volta che l’aveva visto non parlava ancora e adesso era un bel bambino con la faccina magra e gli occhi lucidi e profondi, come i suoi.
- Hey! – disse lei stropicciandogli i capelli, non sapeva cosa dire. Benchè lo avesse accudito, gli avesse cambiato i pannolini per molti anni, non lo sentiva suo nipote..
- zia Joey!! – disse lui saltandole in braccio.
ZIA??!! Oh mio dio! Joey si accorse di come era passato il tempo. Prima per lui lei era una specie di sorella baby-sitter e adesso era diventata la zia ricca che veniva dalla città e lo veniva a trovare ogni morte di papa.
 
 
L’Icehouse era un bel locale, semplice ma fine, molto frequentato e con un ottima cucina.
Pacey lo guardò orgoglioso pensando che era tutto suo. La sua vita a Capeside era relativamente tranquilla, aveva finalmente una casa, un lavoro soddisfacente e successo.
Pacey osservò ogni particolare del suo ristorante, chiuse gli occhi e improvvisamente lo rivide come era stato molti anni prima…
Un profumo di hamburger bruciato proveniva dalla cucina, un pianto di bambino da dietro il bancone. Pochi clienti, i soliti quattro vecchi seduti a bere birra. Una frettolosa Bessie intenta a lavare i piatti, poi una voce scocciata
- allora, hai intenzione di ordinare o devo stare qui tutto il giorno?? -
due occhi grandi, profondi, lucidi. Ecco la sua Joey. Portava i capelli legati in alto, con qualche ciocca sconnessa che cadeva dall’elastico, indossava un grembiule azzurro e sotto dei Jeans vecchi e una t-shirt stropicciata.
Pacey a occhi chiusi restò ad osservarla, incantato.
La sua vecchia Joey, la ragazza che aveva amato e odiato, o forse solo amato per tutta la sua vita.
Pacey riaprì gli occhi e si soffermò a pensare.
Dov’era Joey?
Non se lo ricordava. Forse a fare uno stage a Parigi, o in un bel ufficio a New York, abbracciata a qualche spasimante.
Era da troppo tempo che non la sentiva, come non sentiva i suoi vecchi amici.
Dawson doveva essere in California, sembra a preparare la sceneggiatura per un nuovo film, Jen probabilmente a Boston, Jack faceva l’insegnante al liceo di Providence ma non era mai andato a trovarlo.
Come mai si era ridotto così?
Come mai si era dimenticato degli amici? Più volte si riprometteva di chiamarli, ma non lo faceva mai, non trovava il tempo, o forse era il tempo che non trovava lui.
“ quelle sono le persone che ti hanno aiutato a diventare quello che sei” disse una vocina dentro di sé, non le devi abbandonare.
Si ripromise di richiamare Jen una volta a casa.
“ tanto sai che non lo farai…” continuò la vocina.
Pacey prese il telefono e digitò mollemente il prefisso di Boston… poi si fermò. Era sicuro di volerlo fare? Era sicuro di voler rientrare in quel circolo vizioso di amicizia, odio e amore che rappresentava la sua adolescenza??
Mise giù la cornetta.
Era Jen che doveva chiamarlo, non lui.
Pacey tornò a lucidare il bancone.
Pensò alle sue ultime relazioni… veloci, fuggitive e poco significative.
Ma in fondo per colpa sua, lui non voleva trovarsi una ragazza, non voleva crescere.
“E forse è meglio così” si disse, sentendo il campanello della porta che si apriva.
- è chiuso! – urlò dalla cucina.
Forse era meglio non avere relazioni durature e profonde, così era libero di fare e scegliere quello che era meglio per lui, e di non sacrificarsi per gli altri.
Sentì dei rumori.
Uscì dalla cucina e cammino versò il bancone, arrabbiato.
“ LO VUOI CAPIRE CHE è CHIUS…”
disse ma si fermò. Ogni suo muscolo si immobilizzò.
Per un attimo tutta la sua vita gli passò davanti, la prima volta con Tamara, la brusca fine della sua storia con Andie, il primo bacio con Joey, la True Love, la baita con Joey…
Sentì il suo tipico morso allo stomaco.
Solo una persona poteva fargli quell’effetto, e quella persona, a meno che non fosse un miraggio, era davanti a lui.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ci fu un lunghissimo momento di silenzio nel quale i due si guardarono negli occhi.
Entrambi si trovarono strani.
Ognuno di loro conosceva i tratti del viso dell’altro ma fu come vedersi per la prima volta.
Si scrutarono ed osservarono profondamente.
Pacey la guardò meticolosamente, la ragazza aveva gli stessi occhi di un tempo, profondi, intensi e grandi.
Il suo viso imbronciato si corrugava in fossette, i capelli, lisci e lucidi le cadevano ordinati sulle spalle, era alta, magra e bella.
Indossava un paio di Jeans con degli stivaletti, portava un dolcevita rosa e del leggero trucco, come l’aveva definita lui un tempo era “semplice, elegante, bella”.
Joey lo osservò, era molto cambiato, le sue guance da ragazzino avevano lasciato spazio ad un volto più maturo e intenso, le sue spalle, larghe e possenti erano come fatte apposta per abbracciarla e il suo fisico, già possente si era maggiormente irrubustito, dentro i suoi occhi verdi Joey poteva comunque sempre vedere quel ragazzino che le tirava le treccine, quel ragazzo innamorato che le aveva regalato un muro e quel ragazzo che sapeva baciarla come pochi.
Quel momento di silenzio si prolungo per lunghi minuti, entrambi si osservarono profondamente e d esteticamente, si guardarono dentro, negli occhi, nel cuore.
Era come se niente fosse cambiato, gli anni non erano passati, come non era passato il loro amore, per un secondo erano abbracciati a guardare un tramonto sulla True Love, poi davanti al muro bianco, poi nascosti da qualche parte a baciarsi, poi nella baita, poi ancora al ballo della scuola…
Le emozioni di quei momenti passarono vivide tra loro, fino a quando si sentirono troppi stupidi a prolungare questo silenzio.
Pacey fu il primo a tentare anche una minima conversazione.
- Hey.. – disse guardandola
Joey sussultò, quello era il suo Pacey, quello che rompeva il ghiaccio e cercava sempre di dire la cosa giusta, quella persona che le faceva battere il cuore… come le batteva adesso.
- hey.. – rispose, per Pacey, sentire la sua voce fu la definitiva conferma di non trovarsi in un sogno.
La prese e l’abbraccio, lei appena lo vide avvicinarsi si scostò indietro, come al solito, Pacey sorrise, quel sorriso che ti scalda il cuore. Joey era sempre la solita diffidente, ma si era subito ripresa e l’aveva abbracciato a sua volta.
Rimasero lì per moltissimo tempo, abbracciati, aggrappati l’uno all’altro.
Per Joey fu come vivere in un bellissimo sogno, poteva sentire il profumo di Pacey, quel profumo speziato che lo caratterizzava. Quando stavano insieme joey era così legata a quel profumo che era arrivata al punto di rubargli una sua camicia solo per poterlo sempre avere con se.
Joey poteva sentire il cuore di Pacey battere, come anche lui poteva sentire.
Si sentì un rumore e i due si mollarono velocemente, come scoperti, come facevano quando si nascondevano da Dawson.
Si accorsero che non c’era niente di male nell’abbracciarsi e si sorrisero.
- l’abitudine… - disse Pacey rompendo il ghiaccio
- già… - disse lei
- cosa ti ha portato qui, Potter?- chiese Pacey, in realtà non gli importava perché era lì, ma solo che fosse lì.
Joey sussultò a sentirsi chiamare con quel nomignolo.
- avevo voglia di tornare a Capeside, una volta qui, ho voluto tornare nei posti della nostra adolescenza… sono venuta qui credendo di trovare una locanda semi-distrutta e invece ecco qui il “Paradiso del pesce”!- disse lei
Pacey la guardò negli occhi e capì che era inutile continuare con i soliti formali dialoghi di riconciliazione, e si accorse di quanto volesse bene a quella ragazza.
- mi sei mancata Joey – disse guardandola
- anche tu Pacey – disse lei
- … e non sai quanto. – continuò.
 
Jen è seduta su un divano, con un telefono in mano.
- allora sei uscito con quel tipo carino? – dice sorridendo al vuoto
- Jen! L’ultima volta che ci siamo visti è stato tre mesi fa! Quel tipo carino potrebbe già essere morto! – dice la voce di Jack in viva – voce.
- è troppo tempo che non ci sentiamo Jekers… -
- sì… ma come mai mi hai chiamato? – dice Jack già sapendo la risposta
- lo sai benissimo Jekers… oggi di qualche anno fa la nostra vita è cambiata.. – dice lei prendendo in mano una foto di lie, Joey, Dawson, jack e Drew in toga.
- come potrei dimenticarmi il disastroso giorno del diploma? – chiede lui divertito
- come eravamo stupidi!  Ricordi? Drew aveva fatto saltare l’acqua!-
- sì! E poi ricordi il discorso strappa lacrime di Joey? – chiede lui
- se ci ripenso piango! – dice Jen ridendo
- sì… diceva qualcosa tipo “ qualunque cosa facciate, non dimenticatevi mai degli amici..”- dice ridendo, e poi fermandosi, accortasi di aver detto una cosa importante
silenzio.
- quando l’ho sentito ho pensato “ come potrei dimenticarmi degli amici?” pensavo di non poter vivere senza di te, Dawson, Joey, Pacey… - dice Jen
- e adesso siamo ridotti a sentirci al telefono ogni tre mesi.. – conclude Jack
- ma sai… effettivamente questa data coincide anche con un altro avvenimento, questa data è importante perché coincide con l’inizio e la fine della mia cosidetta “epoca spensierata” – dice sorridendo
- di cosa stai parlando? – chiede Jack
- tu eri a Providence… credo… otto anni fa, io arrivavo a Capeside, a quest ora, scendevo da un famigerato taxi e facevo la mia apparizione al triangolo amoroso più complicato dei tempi.. – dice lei rammentando ancora quel momento
- mi stai dicendo che se prendessi una macchina del tempo e tornassi a otto anni fa a Capeside ti troverei in minigonna a parlare con tre provinciali ragazzini che stanno girando un film dal poco promettente nome “ il mostro della laguna”?? – chiede Jack ridendo
- non insultare quel film. È stato il mio grande debutto sul grande schermo… - dice Jen ridendo
- non vorrei deluderti ma… non era un granchè. Dawson faceva un sacco di inquadrature storte, Joey urlava come una pazzoide e Pacey era goffissimo… -
silenzio, entrambi pensano a Capeside
- Jack?? -
- che c’è? – chiede lui dall’altro capo
- io torno a Capeside – dice Jen mettendo giù la cornetta e correndo a preparare la valigia.
 
Gli uccellini fischiavano felici fuori dalla finestra, una brezza marina riempiva l’aria e quella sensazione felice invase la camera.
Pacey si svegliò sorridendo.
Aveva passato la serata con Joey, e ne era ancora stordito.
Era così felice! Da quella sera, non riusciva a smettere di sorridere, era come se dal buoi in cui era calato, Joey fosse arrivata ad aprire la porta dello scantinato dove stava e portarlo in un giardino segreto.
Era sulle nuvole.
Era una bellissima giornata, il sole splendeva e rischiarava l’acqua, illuminandola.
Pacey si alzò grattandosi la testa e diede un occhiata al calendario.
Guardò fuori dalla finestra e si ricordò immediatamente.
 
 
Joey sedeva sul parapetto del molo, aveva i piedi nell’acqua, come spesso faceva da piccola, si guardò le piante dei piedi, che stiracchiò felice, chiuse gli occhi e si vide lì, con Dawson il suo migliore amico, e con quel monello di Pacey a fare le prove di un film…
Si immerse nell’intensità di quel momento, ma fu svegliata da un taxi…
Si voltò, e vide un taxi giallo, di quelli che non si vedevano a Capeside, probabilmente era ancora nel sogno…
La portiera si aprì con un tonfo risonante ed ecco spuntare una testa bionda… non poteva essere, si disse Joey, “ sto sognando” si disse mettendosi in piedi, appena si voltò si ritrovò davanti la faccia abbronzata di Pacey.
- anche tu qui… - disse sorridendo, ma Pacey non la guardava, le guardava alle spalle, sorridendo.
 Si voltò veloce ed eccola… non era un sogno.
Jen si avvicinò correndo a Joey e Pacey.
- hai sgarrato di un giorno, Lindley! – disse Pacey
- tappati la bocca e fatti abbracciare! – urlò Jen felice.
 
- ma vi rendete conto la coincidenza? – disse Jen un oretta dopo seduta al tavolino di un bar
- stai parlando del bar? – disse Pacey scherzando
- no! Dicevo… da quanto tempo non ci sentiamo? Mesi? Anni?? E poi senza neanche metterci d’accordo ci ritroviamo nello stesso posto, alla stessa ora, a rivivere insieme una cosa successa otto anni fa! – disse Jen
- è come se una forza superiore ci abbia attratti in quel posto amico… - conclude Joey
- naaaa!!!! Secondo me ce lo siamo ricordati tutti! Come dimenticare quel girono? Da quel momento la mascella di Dawson si è slogata a forza di sbavare per te e non ha smesso per molto tempo! – disse Pacey sorseggiando del caffè
- tu non hai idea di come sia stressante stare vicino ad una persona che parla sempre e solo di un'altra.. – disse Joey sbuffando
- Eh no cara! Lo so benissimo cosa vuol dire avere un Dawson cotto vicino! Dimentichi chi è stata al suo fianco nelle svariate volte in cui TU, Joesephine Potter hai rotto il suo piccolo e fragile cuore! – risponde Jne ridendo.
Pacey scoppia a ridere.
- e tu non ridere, o mi metto a raccontare il tuo stato patetico nel periodo in cui Joey non si accorgeva che tu eri pazzo di lei! Mi aspettavo da un momento all’altro un atto di suicidio!-
- bhe…a questo punto visto che vengono a galla le cose… vogliamo ricordare quando ti ubriacavi perché non accettavi che Dawson avesse scelto la sottoscritta? – disse Joey
- questo è un colpo basso!! Contrattacco con il periodo in cui voi due vi siete contorti e distrutti psicologicamente per la vostra prima volta! – dice Jen sorridendo
Joey e Pacey di guardano negli occhi.
- almeno… ne è valsa la pensa.. – disse Pacey sorridendole.
- ragazzi, vi comunico che ho un casino di impegni di lavoro e… - disse Jen rabbuiandosi
- e domani te ne torni a Boston! – concluse Pacey
- sono partita senza avvisare nessuno… è stato un raptus.. ma devo avere un colloquio importante.. ma non mi perderò per nulla al mondo la cena di questa sera con il professor McPhee in persona! – disse Jen sorridendo!
- già ci lasci.. – disse Pacey
- cercherò di tornare per salutare Joey, e poi credo che da questo incontro la smetteremo di afre i bambini piccoli e cercheremo di vederci più presto! Approposito, signorina Potter quando ha intenzione di partire?- chiese Jen
- tra una settimana precisa – disse Joey pronta.
Pacey sussultò, finalmente tutto stava andando bene, aveva la sua Joey, a Capeside, aveva ricominciato i suoi rapporti con Jack e Jen… ma tutto questo sarebbe svanito nel giro di una settimana…
 
Sera, Capeside.
Joey e Pacey aspettano gli altri.
- allora, dimmi, non ti ha sorpreso rivederci tutti? – chiese Joey
- Oh sì! E siete cambiati tutti! Jen è diventata un agente radiofonico diligente che preferisce il lavoro ad una sbornia con gli amici, Jack un professore… solo una cosa non è cambiata…. – disse Pacey, guardando negli occhi Joey
- e cosa? – chiese lei aspettando la risposta
- che tu rimani la ragazza più bella della stanza.. – disse Pacey guardandola.
Joey lo guardò, lui le prese la mano, si avvicinarono lenti…
- Joey! Pacey! Eccovi! – ecco Jen arrivare come al solito al momento giusto…
ed ecco Jack.
- Mcphee! Finalmente ci hai degnato della tua presenza! – disse Pacey abbracciandolo
- non contarci troppo, Witter! – rispose ridendo lui, voltandosi verso Joey.
- Joey! Spero che qualcuno ti abbia detto quanto sei bella! L’aria di New York ti ha migliorata! – disse Jack abbracciandola
- Jack! Sei sempre il solito adulatore! – disse Joey sorridendo.
- possiamo smetterla con le smancerie e mangiare???!! – disse Jen
- sei sempre la solita rude! – disse Jack stropicciandole i boccoli biondi.
 
La serata è passata svelta, e i nostri quattro amici, davanti al fiume hanno una geniale idea…
- ragazzi mi è venuta un idea geniale! – disse Jen sorridendo
- adesso attacca con una delle sue teorie alla Lindley… - disse Jack
- niente di tutto ciò! Pensavo… ormai siamo tornati il vecchio gruppo, mancano solo due persone.. -
- Andie, ma credo che chiamarla ci costi una fortuna… - continuò Jack
- e Dawson. – finì Joey appoggiandosi a Pacey.
Tutti e quattro sono completamente ubriachi.
- chiamiamolo ragazzi! – disse Pacey tirando fuori il cellulare
- sì! Diamine! Siamo tutti qui tranne lui! Adesso gliela facciamo pagare! – disse Jack
- sì! Sì! – disse Joey.
Pacey fa il numero mettendo il vivavoce.
Dopo qualche squillo…
Dawson: PRONTO????
- PRONTO! Siamo la guardia di finanza di Capeside, e vogliamo farle delle domande..- incalzò Pacey
Dawson: cosa???
- non temporeggi! Ha idea di quante persone abbiamo visionato oggi? Risponda! – continuò Joey
Dawson: cosa??  Disse lui chiedendosi dove aveva già sentito quella voce..
- lei è il signor Dawson Lerry? Nato a Capeside? – chiede Jen
Dawson: sì… ma che diavolo…??
- lei aveva una migliore amica di nome Potter Josephine?- chiese Pacey
- e un amico di nome Witter Pacey? – continuò Joey
Dawson: sì… ma è successo qualcosa??
- per caso a quindici anni si è accorto di amare la sua migliore amica e si è messo insieme a lei? – chiede Joey
- e quest’ultima l’ha lasciata per un ragazzo gay non dichiarato? – chiese Jack
Dawson: sì… ma chi siete voi?
- per poi innamorarsi di un ragazzo di nome Pacey Witter che a sua volta si era innamorato di lei? – continuò Pacey
Dawson: sapete che posso chiamare la polizia?
- non che non la può chiamare… perché MIO fratello è la polizia.. – si rivelò Pacey
Dawson: aspetta un attimo… PACEY??????
- unico e inseparabile, il tuo migliore amico che ti ha fregato la ragazza e ha creato un inesauribile triangolo amoroso… che probabilmente non è mai finito… e non finirà mai… -
Dawson: PACEY?? Ma tu sei ubriaco!
- e come sai bene dove c’è una sbornia c’è Jennifer Lindley! – continuò lei
Dawson: Jen? Anche tu lì?
- e anche Jack e Joey se vuoi saperlo! -
 Dawson: Joey? C’è Joey?
- hey! Non toccare Joey! Adesso sta con me! – disse Pacey ubriaco buttando il cellulare a mare.
 
 
Mattina dopo, Joey dorme tranquilla nel letto, avvolta nelle coperte.
Apre lentamente gli occhi e vede la finestra aperta.
Sorride, i segni della sbornia, non sapeva neanche dov’era. Probabilmente a casa di Jack o in una stanza ristrutturata del B&B Potter.
Si rigirò felice nel letto quando un grugnito la spaventò, ed ecco emergere dalle coperte la testa spettinata di Pacey Witter.
Joey tirò un urlo. Si riavvolse nelle coperte scendendo dal letto spaventata; Pacey, rimase in boxer nel letto.
- TU….QUI???? – urlano all’unisono dai due lati della stanza
- come cavolo ci siamo finiti qui??? – chiede Joey
- non lo so… l’unica cosa che mi ricordo è che ho mandato a farsi fottere un barista – rispose Pacey
- ma… dove siamo??? – disse Joey sedendosi sul letto, portava i capelli legati nella crocchia di ieri sera, ma molte ciocche le cadevano sconnesse sulla schiena nuda.
- io farei un'altra domanda… abbiamo fatto sesso? – chiese Pacey accorgendosi del fatto che entrambi erano quasi nudi.
 
- NON PUO’ ESSERE!!! – disse Jen divertita al ricevitore ridendo a crepapelle
- cosa non può essere? – chiese Jack arrivando verso di lei con una tazza di caffè
Jen mise giù la cornetta.
- Joey e Pacey si sono risvegliati a casa Witter, insieme -
- e allora? – chiese Jack
- erano nudi! – concluse Jen sorridendo.
 
- senti, non può essere accaduto, non può! – disse Joey uscendo di casa
- per quanto ne sappiamo può essere anche successo.. – disse Pacey grattandosi la pancia
- vedi, mi gratto la pancia… succede sempre quando… - scherzò lui, ma smise fulminato dallo sguardo assassino di Joey
- come abbiamo potuto? Come abbiamo potuto ubriacarci?? Oggi Dawson mi ha chiamato preoccupato! E adesso anche questa!! – disse Joey camminando agitata per Capeside
- siediti, e ascoltami – disse Pacey indicando una panchina
Joey continuò a camminare e a parlare da sola, Pacey la prese e la fece sedere, le si inginocchiò davanti.
- senti, noi non sappiamo se è successo o no.. – le disse prendendole la mano
- ma anche se fosse successo? Noi non ricordiamo niente. Potremmo aver passato una splendida notte, oppure ci siamo addormentati… non lo sappiamo. Ma cosa ci importa? Facciamo come se non fosse successo niente – disse calmandola e guardandola negli occhi.
Joey lo guardò a sua volta, e perdendosi nel verde dei suoi occhi pensò che forse non era così male….
 
 
 
 
Era il momento degli addii, la sera prima della partenza di Joey.
- allora il piano è il seguente, domani mattina ti passo a prendere e ti accompagno all’aeroporto di Boston… okay?? – disse Jen salutandola
- sì… allora a domani – concluse Joey
- allora vado, mi spiace. Ciao Pacey, ci vediamo domani Joey – disse Jen uscendo.
- allora.. siamo soli… che si fa? – chiese Pacey felice della situazione.
Quei giorni erano stati i indimenticabili, per anni non aveva vissuto momenti del genere. Era come se l’arrivo di Joey l’avesse fatto rinascere, da quando lei era arrivata finalmente si era sentito vivo e felice con se stesso.
Forse era perché aveva chiarito i suoi dubbi, ma la cosa che più preoccupava Peacy era il fatto che forse lui stesso dipendesse da Joey, era come una vitamina, un integrante che lo faceva sentire bene.
Quanto avrebbe voluto baciarla e prenderla tra le sue braccia e stringendola forte dirle che non poteva vivere senza di lei… ma era solo un sogno.
Lei probabilmente non provava niente per lui… una donna ricca, influente come avrebbe voluto un semplice cuoco?
- devo fare le valige…. Mi aiuti?? – chiese lei
- okay… -
i due si dirigono verso la camera di Joey.
- sai… mi sono accorta di non avere foto dei tempi… mi potresti prendere quello scatolone sopra l’armadio? Dovrebbero essere lì! – chiese lei sorridendo
dopo aver recuperato lo scatolone ecco i due che ci ravanano dentro.
- ecco l’annuario! Quanti ricordi! – disse Joey, aprendolo alla pagina delle coppie, dove la loro foto troneggiava con di fianco una dedica.
Alla mia Joey, ti amerò sempre, Pacey
Joey sorrise guardando Pacey, il ragazzo aveva trovato qualcosa di molto interessante…
- ah! Ah! Ah! Un diario… -
- mollalo subito… Pacey! – disse Joey accortasi del suo diario dell’ultimo anno del liceo.
- “sono sola in casa, Pacey è in biblioteca, pensare a lui mi rende felice. Lo amo. Non riesco a smettere di amarlo. Credo che lo amerò sempre, sempre. Ogni fibra del mio corpo pensa a lui. Penso di essere veramente fortunata ad avere un ragazzo come lui, gli basterebbe schioccare le dita e potrebbe avere molte ragazze ai suoi piedi. Pensare che un giorno potrei non stare più con lui mi agita. Ma la cosa che più mi agita è il fatto che lui si sente inadeguato. Credo di essere troppo poco per me ma si sbaglia di grosso. Lui è tutto per me, se non ci fosse lui sarei vuota. Ho paura del college, ho paura di vederlo troppo poco. Credo che il nostro legame d’amore sia così forte da poterlo superare ma certe volte, vorrei che Dawson non avesse avuto l’eredità di Brooks, io avrei potuto rimanere a Capeside con lui. Sto pensando seriamente di rinunciare al college per lui. Il sogno della mia vita può aspettare, lo amo troppo. Potremmo rimanere a Capeside, o affittare una barca, o andarcene a vivere a Boston in casa Grams. Potremmo fare tante cose. L’importante è insieme perché lo amo troppo. Credo che rinuncerò al college. Lui prenderà il diploma e ce ne adremo insieme. Solo il pensiero di lasciarsi mi fa stare male. Certe volte ho degli incubi, ma so che lui non mi potrebbe mai afre una cosa del genere sa che mi spezzerebbe il cuore in mille pezzi. Lo sa. Domani ci sarà l’ultimo ballo della scuola, sarà su una barca. Credo che gli dirò del college” – legge Pacey, all’inizio divertito e poi sempre più triste. Joey lo guarda.
- è il giorno prima che noi due ci lasciassimo… - disse Pacey triste
- sì – disse Joey avvicinandosi a lui
- avresti veramente rinunciato al college per me? – chiese lui
- per te avrei fatto qualsiasi cosa – disse Joey chiudendo il diario.
- se c’è una cosa che ti può rallegrare è che io ho sofferto più di te, ti amavo tantissimo -
- lo so pace… lo so – disse Joey guardandolo
si fissarono a vicenda, lui le prese la mano e posò il suo pollice sulla sua guancia, lei le si avvicinò.
Si baciarono. Fu un bacio innocente, come un triste addio, simile a quello che lei molti anni prima aveva dato a Dawson. Si dovevano lasciare.
 
Pacey sedeva sul pontile. Era triste. Con un ramo creava figure nell’acqua, ogni figura riportava a lei. La testa di Joey usciva da tutte le parti. Gli ritornarono alla mente le parole del diario, di come l’aveva fatta soffrire. Perché l’aveva fatto?? Perché l’aveva lasciata? Probabilmente per stupido orgoglio, che non accettava il fatto che la propria ragazza potesse avere un futuro migliore.
Lo stesso orgoglio che lo tratteneva adesso.
No, non doveva ripetere lo stesso sbaglio, non poteva farlo, prese le chiavi e entrò frettolosamente.
 
-allora devi proprio andare – disse Jen
- allora… Jen.. grazie di tutto – disse lei guardando verso i corridoi dell’aeroporto
- verrà. Ne sono certa. Con tutti i film che ci siamo dovuti vedere figurati se non verrà – disse lei abbracciandola
- ti voglio bene – disse lei abbracciandola
- anche io. E mi raccomando Joey, cerca di non litigare con il tuo cuore. Lascialo libero, non impedirgli di amare – disse lei andando via
VOLO PER NEW YORK!
 
Pacey era immerso nel traffico di Boston, guardò l’orologio, di lì a pochi minuti Joey sarebbe partita. Mancava pochissimo all’aeroporto. Suonò il clacson. Decise di uscire dalla macchina iniziando a correre.
 
Joey stava facendo la fila per il volo guardando nervosamente i corridoi. Sarebbe venuto? Perché non gli aveva detto di amarlo?? Perché??
Hostess: signorina? Scusi?? Mi dia il biglietto!
Joey si risvegliò tirando fuori il biglietto dal portafogli cercando di rallentare ogni sua azione
“ sbrigati, Pacey! Sbrigati!” si disse.
 
Pacey correva per i corridoi del aeroporto.  Investì una ragazza.
- hey! Dove cavolo stai andando?? – gli disse lei
- scusami! – rispose lui correndo e fermandosi davanti al metal detector delle partenze, stava entrando quando
Agente: biglietto!!
- mi spiace ma in questo momento l’ho dimenticato!
Agente: in questo caso non posso farla entrare!
- è questione di vita o di morte! Si tratta di una ragazza – disse lui
Agente: dicono tutti così
- ma è vero! Ha presente le solite corse hollywoodiane verso l’aereo e la confessione d’amore? Molto molto romantico! Si da il caso che io sia in un terribile ritardo! – disse lui cercando di entrare
Agente: che carino! Ma senza biglietto non può entrare
 
 
ULTIMO IMBARCO PER NEW YORK!
Joey scrutò per l’ultima volta il corridoio, di Pacey neanche l’ombra.
Prese lo zainetto ed entrò mollemente nel tubo che la portava all’aereo.
 
- senta, se non vuole farsi molto male le conviene farmi passare!! -
Agente: e cosa mi vuoi fare??
- questo! – disse Pacey mollandogli un pugno in mezzo allo stomaco e facendosi spazio.
Corse più che poteva, ce la poteva fare… ce la doveva fare…
Volo per Londra, per Las Vegas, L.A…. eccolo: NEW YORK!!!!
Pacey corse velocemente verso il gate.
- è questo il volo per Miami?? – urlò alla hostess
- mi dispiace ma è troppo tardi! – disse lei con un sorriso.
 
ALLACCIATEVI LE CINTURE , SIAMO PRONTI AL DECOLLO!
Joey teneva la testa appoggiata al finestrino. Non era arrivato. Niente corsa hollywoodiana verso di lei. Niente.
- sì! Gli uomini sono sempre gli stessi! Ti baciano senza amarti! – stava dicendo la sua vicina di posto alle amiche.
Joey si rattristò. Perché non c’era arrivata prima?
Lui non l’amava punto.
 
 
Joey pagò il taxi mollemente. Erano passati tre mesi dal suo ritorno a New York. Stava piovendo e lei era senza ombrello. Iniziò a correre usando la valigia come riparo fino ad arrivare all’ascensore.
Aprì la porta del suo appartamento tristemente, si ritrovò in un bel posto. una sala ben arredata, con angolo cucina e rigoroso acquario luminoso.
Si mollò tristemente sul divano. Accese la tv.
Il solito stupido, inutile, strappalacrime telefilm. Sotto era scritto “ ultima puntata!”, strano, si disse, non l’aveva mai visto.
Si vedeva una ragazza bruna, abbastanza alta e con le lentiggini, il viso allegro e luccicante, che correva lungo un pontile. Che stupidata.
La ragazza correva con in sottofondo una musica romantica di artiste sconosciute e femministe.
Arrivò ad una barca a vela, sulla quale un ragazzotto robusto armeggiava. Il ragazzo era robusto, alto e con quel fascino furfantesco che pochi anno, Joey stava per cambiare canale ma quella visione la teneva incollata alla tv.
- Petey! – disse lei
- Sam! Che ci fai qui? Non sei a festeggiare con Colby?? – rispose lui “ che RAZZA DI NOME ERA PETEY???”
- sai, credo di essermi innamorata di te – disse lei sorridendo, a Joey si aprì un buco nello stomaco
- credi o ne sei sicura? – disse lui
- ne sono sicura, ti amo Petey e voglio partire con te! – disse lei baciandolo. Joey ebbe la strana sensazione di avere un dejavuo.
Qualche bacio romantico ed ecco lo sfondo che sfuma sempre di più.
Titoli di coda.
Dedicato a Joey e Pacey perché ricordino sempre il loro TRUE LOVE
Joey strabuzzò gli occhi osservando bene i titoli.
PRODUTTORE ESECUTIVO: Dawson Leery.
 
Pacey sussultò. Era  in cucina, la televisione accesa, dall’emozione si tagliò con il coltello.
Aveva appena rivisto uno dei giorni più belli della sua vita, e grazie a Dawson.
Gli passò ancora alla mente…
Lui stava per piangere, era disperato. La ragazza di cui era innamorato stava con un altro ragazzo. Piangeva. Lui in quel momento non aveva niente: né la sua amicizia né il suo amore, per non parlare del rapporto andato a pezzi con Dawson…
Com’erano cambiate le cose… adesso lo stesso Dawson cercava di riunirli, dedicando loro un intera puntata del suo telefilm!
Per quanto riguarda il telefilm, era ormai da tre mesi che andava in onda con grandissimo successo.
Le teen ager andavano pazze per quella storia, e soprattutto andavano pazze per il personaggio di Petey…
Naturalmente nessuna di loro sapeva che il vero Petey non era l’attore… ma lui.
Il personaggio di Sam era molto riuscito. L’attrice aveva quel fascino misterioso, faceva alcune smorfie sul viso… ma le mancavano gli occhi. Quegli occhi profondi che solo la sua Joey aveva.
Dawson era stato veramente bravo con il suo lavoro. Aveva riportato quasi tutti i dialoghi con perfetta precisione ( qualche giorno dopo il ritorno di Joey a New York l’aveva chiamato pregandoli di raccontargli tutto) e aveva scelto gli attori e i luoghi perfettamente ed era stato molto leale descrivendo obbiettivamente i fatti spesso con autocritica.
Ogni giorno, alla solita ora Pacey accendeva la tv e guardava la sua vita. Era come passare mezz’ora con la propri famiglia, e con i propri amici.
 
Prese la cornetta e digitò veloce il numero.
Dawson: pronto?
Joey. PERCHé NON ME LO HAI DETTO???
Dawson: credevo che anche se sei molto impegnata trovassi il tempo di guardare un telefilm!
Joey: non ci credo
Dawson: bhe… volevo farti una sorpresa!
Joey: cavolo! Per un pelo non prendevo un infarto! Arrivo a casa tranquilla e mi ritrovo una mia sosia che parla come me, si muove come me, e soprattutto rivive quello che ho passato io!!
Dawson: non è stato bello?
Joey: lo definirei… sconvolgente
Dawson. Allora, cosa ne pensi?
Joey: è bellissimo. Sei stato un genio. Mi sembrava di essere tornata indietro nel tempo. Devo riavere tutte le puntate…
Dawson: te le ho già mandate via e-mail.
Joey: ti adoro. Grazie. Ma come hai fatto a fare questo?
Dawson: devo ammettere che creare qualcosa di autobiografico era un idea che mi frullava nella testa già da molto..
Joey: non dimenticherò mai “Creek daze”
Dawson. Sei mesi fa ho iniziato a lavorare al copione. Era già tutto fatto e l’ho proposto in giro. Ed ecco che sono arrivati fior di finanziamenti. Sembra che il tipico telefilm strappalacrime per ragazzine era proprio ciò che volevano…
Joey: non è molto simpatico definire la nostra vita un “ tipico telefilm strappalacrime per ragazzine”!
Dawson: è quello che è successo. Tu non hai idea. Vai su internet. È pieno di inutili siti su ognuno di noi…  ieri ho trovato venti siti su Sam Potter e pure un paio sulla coppia Sam/Petey. Sembra che sia la più gettonata.
Joey: tutto questo è assurdo.
Dawson: concordo pienamente.
 
Pacey siede su un bancone del bar.
- Witter! -  urla una voce famigliare
- Lindley! – dice lui girandosi ed abbracciandola
- che ci fai qui? – disse lui
- non posso venire a fare visita ad un vecchio amico? – dice lei ridendo
- come no! Non sai quanto mi fai piacere! -
- bene.. allora, mi vuoi raccontare per quale cavolo di motivo non sei venuto all’aeroporto?? -
Pacey sussultò, il ricordo di quel posto lo faceva stare male. Per un secondo, e sarebbe arrivato.
- sono venuto… ma l’aereo era già partito! – disse lui
- hai preso quello del giorno dopo? – chiese lei come se fosse la cosa più normale del mondo.
- no – disse lui chiedendosi perché era stato così stupido
- tu sai che Joey ti ama? – chiese lei, rassicurandolo
Pacey non rispose
- tu la ami, e devi dirglielo. Non tenerti tutto dentro. Non farlo – disse lei
Pacey pensò che sarebbe stato inutile farsi un viaggio fino a New York. Perché, se veramente lo amava così tanto non era venuta lei stessa a trovarlo??
 
Dopo qualche ora…
Joey continua  a guardare i dvd delle puntate. Piange continuamente.
 
Petey: a questo punto conterò fino a 3 e poi ti bacierò.
Petey: 1…2…3
Ed ecco i due che si baciano.
 
Joey in lacrime, chiuse gli occhi, era di nuovo lì, davanti al fuoco, a farsi baciare da Pacey.
Com’era stupida. Aveva paura di provare i suoi sentimenti. Aveva paura di amare.
Pensò bene… era sempre la solita. Anche in questo momento si stava comportando così. Amava Pacey ma era scappata da lui.
 
 
Pacey pensava. Era tardo pomeriggio.  Era sdraiato sul letto, grattandosi sulla pancia. Gli mancava Joey. Gli mancava una donna, una ragazza fissa, con cui dividere la giornata. Gli mancava la parte destra del letto. Gli mancava una persona da amare. E tutto questo poteva averlo, con Joey. Doveva ascoltare Jen. Doveva fare qualcosa, o almeno provarci, o avrebbe avuto il rimpianto per tutta la vita.
Si rivestì. Ora sapeva cosa fare.
 
 
Joey non riusciva a dormire, probabilmente per il caldo.
In realtà sapeva benissimo che non era colpa del caldo. Era colpa sua. Da qualche giorno aveva visto le puntate del telefilm, e da quel momento non riusciva a smettere di pensare a Pacey.
Si alzò, e si diresse nell’oscurità verso il frigorifero. Una volta aperto il suo appartamento venne invaso dalla luce. Prese il latte e ne bevve lunghi sorsi.
Doveva dormire se voleva stare in piedi il giorno dopo. Guardò l’orologio. Le tre di notte. Doveva dormire.
Si diresse verso il letto. Si fermò a pensare. Quand’era l’ultima volta che era uscita con un ragazzo? L’ultima non riusciva a ricordarla. Non che fossero mancate le occasioni. Ma era lei che non voleva. Non si sentiva pronta ad affrontare una relazione seria e duratura.
O forse, si disse, sapeva con chi la voleva affrontare ma non voleva ammetterlo a se stessa.
Si addormentò.
 
Ecco il campanello. Era già mattina. Quella che suonava alla porta era Dolores, la sua cameriera, che veniva per svegliarla e sistemarle l’appartamento.
Decise di non aprirle, tanto lei aveva le chiavi.
 
Dolores tirò fuori le chiavi, le fece entrare nella toppa, una mano la fermò.
- mi può fare entrare? -
- ma lei chi è? – chiese lei
- un amico -
Dolores guardò Pacey malissimo.
- è vero. Mi creda. Perché non si prende un bel giorno di vacanza e non mi lascia la porta aperta? -
- se lo scordi senor… - disse Dolores restia
- l’ha voluto lei… - disse Pacey inginocchiandosi e iniziando con la sua tiritera
- la prego, la prego, la prego, la prego.. –
- Senor! La smetta! -
- la PREEEEEEEEGO! – insistette lui
- Oh! Eccole la porta aperta! Me ne vado! – disse lei
- grazie! -
 
Pacey entrò in casa. L’appartamento di Joey era nel caos. Pacchetti di pop corn, cibo cinese, erano sparsi nel salotto per non parlare delle riviste.
Pacey sorrise. Osservando i quadri alla parete. Si vedeva che Joey aveva aggiornato la sua collezione. Sopra il divano, troneggiava una loro foto, l’unica superstite della True Love, Pacey la sfiorò.
 
Joey si mise il cuscino sulla testa appena sentì le chiavi nella toppa. Come al suo solito Dolores sarebbe venuta a tirarla giù dal letto.
Dei passi lenti nella cucina. Forse Dolores era andata a sistemare il disastro.
Ah, no! Eccola, i suoi passi sulla moquette di camera sua…
 
Pacey aprì lentamente la porta di camera. Un letto nella penombra, con le candide lenzuola che avvolgevano un corpo. Dei vestiti sparsi per terra. Pacey si avvicinò lentamente al letto, e tranquillamente ci si infilò dentro.
- Dolores?  COSA STAI FACENDO??!! – disse Joey semi addormentata sentendo un corpo scivolare ne letto.
Pacey l’abbracciò. Il cuore di Joey cominciò a battere. Non poteva essere lui.
Pacey la baciò teneramente sulla fronte e improvvisamente i due capirono di essere fatti l’uno per l’altro, per sempre.