Pianse. Pianse forte. Pianse come mai aveva pianto prima. Non capiva il
motivo esatto del suo pianto incontrollato, ma sapeva che riguardava Doug.
Sapeva di doversi sfogare a tutti i costi.
Perché, si chiese, perché mio fratello mi odia? Pacey lo pensava da sempre,
a volte si consolava dicendo a se stesso che non era vero, che erano
soltanto stupide paranoie, ma poi vedeva negli occhi di Doug uno scintillio
amaro nel guardarlo, e capiva. Capiva cosa provasse, e credeva di sbagliare
sempre, in ogni cosa, e veniva inevitabilmente pervaso da quei sensi di
colpa che non lo lasciavano un solo istante, che lo afferravano e lo
tenevano stretto, impedendogli di respirare e rendendolo capace solamente di
piangere…
Piangere. Piangere forte, nella sua stanza riarredata ormai da tempo. Era un
uomo, e lo sapeva, ma da qualche parte restava il Pacey di sempre, fragile,
solo, con la tendenza a cacciarsi nei guai e ad affondare nei sensi di colpa
come in un mare…
Era passato tanto tempo, ormai sapeva di essere un fallito. Sapeva di non
essere riuscito a trovare la strada giusta, sapeva di essere impossibilitato
a tornare indietro, eppure ogni volta soffriva. Ogni volta che incrociava lo
sguardo assente o ammonitore di suo fratello, rabbia e rimorso tornavano a
regnare sul suo cuore impotente…
Un sospiro. Un lungo e lento sospiro pieno di significato, che andava
svanendo tra i singhiozzi provocati dal pianto. Perché piangeva ancora?, si
domandò, cercando una plausibile risposta. Dopotutto erano ormai adulti
entrambi, e non vedeva Doug ormai da un po’ di tempo. Dopotutto non c’era
più motivo di disperarsi, o di tentare di capire qualcosa di inspiegabile,
qualcosa che non c’è. Eppure Pacey continuò a far scorrere le lacrime sul
suo viso, dove quel pizzetto, quel piccolo triangolino di barba che aveva
caratterizzato il periodo più importante della sua vita, non c’era più. Il
pizzetto, ricordò, apparteneva ad un’era ormai passata, un periodo in cui si
era fatto benvolere davvero per la prima volta dal padre cinico e arrogante,
che aveva sempre un motivo per disprezzare il figlio. Il pizzetto era un
sogno, un’utopia, un desiderio ormai perduto nei meandri dell’ignoto… Nulla
sarebbe servito a far tornare le cose com’erano prima. Quel pizzetto, anche
se fosse ricresciuto, non sarebbe mai stato come prima. Lo stesso Pacey non
sarebbe più stato quello di prima. Prima c’era un lavoro rispettabile, tanta
stima, un po’ d’invidia, e niente Doug. Niente rimorso, niente ansie, niente
preoccupazioni. Sapeva di essere arrivato all’apice, allora, e credeva che
sarebbe stato così per sempre. Ma si sbagliava. E forse dentro di sé già lo
sapeva… Sapeva che sarebbe tornato a piangere e a compiangersi… E nessuno
poteva farci niente…
Una lacrima bagnò il lenzuolo bianco, e gli fece tornare alla mente il
fiume. Il fiume di Capeside, quelle acque in cui mille amori si sono
incrociati, quelle acque fresche e limpide in cui lui si era specchiato e
poi innamorato… Innamorato della donna più bella di Capeside… Contesa da
lui, Pacey, il fallito Pacey, e dal suo amico Dawson, il sognatore. Lui sì
che era riuscito a coronare il suo sogno. Lui non era un fallito, no, lui
era grande. Era cresciuto, anche se per Pacey era rimasto lo stesso di
sempre… Iniziò a provare qualcosa nei confronti di Dawson… Non invidia, né
odio… non sapeva bene come definirlo, sapeva solo che faceva male… Come con
Doug…
Pianse. Pianse forte, e ripensò alla sua adolescenza, ai mille alti e bassi
che dovette affrontare, alle mille traversie e ai mille ostacoli che dovette
subire. Tremila. Tremila in tutto. Un numero grande, più grande di lui. Un
numero pesante. Pacey sapeva che non ce l’avrebbe fatta ancora per molto a
sostenere quella dura situazione.
Doveva parlare con Doug… Doveva dirglielo. Dirgli che involontariamente quel
suo sguardo ammonitore lo aveva sempre reso infelice, che quegli occhi pieni
di disprezzo lo avevano fatto star male per anni… Ma come faceva a fare una
cosa del genere? Come poteva dare un peso così grande a suo fratello, sangue
del suo sangue?
Pianse, pianse ancora. La notte era lunga e il suo cuore tanto triste…