Questa ff è stata scritta ispirandosi alla canzone Kiss me.
Questa ff è ambientata nell’Estate tra la seconda e la terza serie: Joey ha appena mollato Dawson, Dawson è a Philadelphia, Jen e Jack hanno a che fare con la loro convivenza. L’unica differenza è che Andie e Pacey hanno deciso di mollarsi alla fine della seconda serie, avendo capito che non si amano più.
 
C’era un caldo torrido a Capeside.
Quel caldo umido, fastidioso, odioso e opprimente che ti annebbia il cervello.
Quel caldo che ti fa venire il mal di testa, che non ti permette di muoverti… quel caldo insopportabile.
La scuola era finita solo da una settimana ma tutti rimpiangevano i freddi inverni dove se non si era ricoperti da un pesante strato di lana si gelava.
Come spesso accadeva Capeside era caduta in un torpore caldo, in un silenzio sonnacchioso che avvolgeva tutto e tutti.
Nessuno aveva voglia di fare niente. I bambini non giocavano neanche più e passavano il giorno a rimpinzarsi di ciliege e succhi alla frutta ghiacciati, i vecchietti del luogo passavano il giorno appollaiati sulla sedia a dondolo della loro terrazza ombrosa, guardando i pochi passanti.
Ma lo stato più comatoso era quello degli adolescenti.
Invece che divertirsi e godersi le vacanze vivevano in uno stato che sfiorava il patetico.
Vivevano chiusi nelle loro stanzette, davanti al refrigeratore, stando mezzi nudi sdraiati in modo indegno sul letto, dormendo fino a mezzogiorno e passando il resto dei lunghi pomeriggi parlando al telefono.
Le strade erano completamente vuote, i bar deserti…
Pacey come tutti gli altri suoi coetanei viveva nello stato sonnacchioso e comatoso.
Viveva sul divano, dove passava i pomeriggi a guardare soap opere e a mangiucchiare hamburger bruciacchiati.
- fai schifo – gli disse dopo una settimana Doug osservando lo stato del fratello
- toglimi una curiosità fratellino, quei boxer sono gli stessi di una settima fa? Perché non mi pare che tu gli abbia cambiati – continuò 
- sono onorato del tuo improvviso interesse per la mia biancheria intima – rispose Pacey senza distogliere lo sguardo dalla televisione.
Doug prese il telecomando e la spense.
- hey, ma che fai? – chiese svogliatamente Pacey
- non riesco più a vederti in questo stato. La tua ragazza ti ha mollato, e posso capire; fa caldo, e posso capire, ma devi reagire. Quindi alzati da quel divano, cambiati le mutande e esci -
- per andare dove? – chiese Pacey
- a trovare un lavoro -
Pacey scoppiò in una risata amara.
- papà pensa che un po’ di lavoro ti farà bene. Ed ha ragione. Devi conoscere nuova gente, farti una ragazza, divertirti. -
- da quando in qua lavoro è sinonimo di divertimento? – chiese Pacey sarcastico
- da quando sei obbligato a farlo – disse Doug burbero
- quindi alzati in piedi e trovati un occupazione o papà ti caccerà di casa prima che tu possa dire “ ma” – continuò e dopo avergli lanciato uno sguardo pieno di apprensione uscì di casa, sbattendo rumorosamente la porta.
 
Pacey vagava mollemente per la città.
Non riusciva a trovare un lavoro.
Aveva chiesto al video noleggio ( il padrone gli aveva riso in faccia rammentandogli che era stato licenziato), al bar e allo stabilimento balneare.
Adesso stava girando per il porto, osservando gli yahct e le barche ormeggiate.
Quanto gli sarebbe piaciuto possedere una barca.
Mentre camminava avanti e indietro vide Joey.
La ragazza se ne stava seduta su una panchina, i capelli tirati su, le braccia molli.
Indossava un paio di jeans molto corti e una canottiera a manichine corte.
Pacey sorrise nel vederla e si sedette vicino a lei.
- ciao -
- Pacey! Qual buon vento ti porta in queste lande desolate? – disse Joey
- lo sceriffo Witter ha deciso che suo figlio deve trovare un occupazione estiva. Sono in cerca di lavoro -
Joey annuì.
- e tu? Come te la passi? -
- non dirlo a me non faccio che cercare lavoro. A parte quello la mia vita è abbastanza vuota o priva di fatti degni di essere raccontati. Bessie non mi rivolge la parola da quando ho denunciato mio padre, Jen e Jack sono stati completamente travolti dalla loro convivenza e bhe.. tralasciamo l’argomento Dawson… -
- siamo una bella coppia di pecore nere! -
Joey rise lievemente.
- cosa fai questa sera? – chiese Pacey.
 
Era passata una settimana.
Joey e Pacey ormai erano buoni amici. Si vedevano molto spesso e passavano i lunghi pomeriggi estivi raccontandosi aneddoti e cercando lavoretti per arrotondare il salario.
- dove mi stai portando? – chiese Joey mentre i due camminavano verso la casa dei Wilson.
- a casa Wilson, ci hanno dato un lavoretto -
- dimmi che non è una soffitta da ripulire perché sono allergica alle tarme -
- niente di tutto ciò. Laviamo la macchina dei Wilson -
- oh, Pacey! Ci pagheranno una miseria! -
- 15 dollari a testa è una miseria? – chiese Pacey sorridente
- cosa? Mi sembra un po’ tantino per una macchina! -
- sono tre. Ma mi è sembrata comunque una paga dignitosa, no? -
Joey annuì poco convinta suonando il campanello.
Il citofono emise un buffo suono e poi si sentì la voce gracchiante della signora Wilson:
“ le macchine sono parcheggiate davanti al garage. I secchi e il sapone sono in veranda. Chiamatemi quando avete finito” .
Joey e Pacey si scambiarono un occhiata obliqua ed entrarono.
 
Joey e Pacey spazzolavano la macchina in religioso silenzio.
Joey guardò Pacey.
Era molto concentrato nell’insaponare i cerchioni e aveva un aria molto stupida.
Senza neanche pensare a quello che faceva prese un po’ di schiuma di sapone e gliela tirò addosso.
Pacey la guardò sorridendo e le tirò la spugna addosso.
- hey! – urlò quella rispondendo allo stesso modo
- sei tu che hai iniziato! – disse Pacey prendendo un bel po’ di sapone e tirandogliela in testa
Joey prese l’intero secchio di acqua saponata e glielo rovesciò in testa, ma il ragazzo era troppo veloce e lei beccò in pieno la macchina bagnando solo lievemente il ragazzo.
- vuoi la guerra vero? – la intimò Pacey avvicinandosi sornione alla canna dell’acqua
- non lo farai – lo sfidò Joey
- lo farò – la intimò Pacey brandendola
- oh no – sussurrò Joey allontanandosi
- oh sì.. – disse Pacey aprendo la canna e bagnando completamente la povera Joey.
La ragazza tirò un urletto per poi avvicinasi alla canna e rubandola a Pacey e bagnarlo.
Pacey allora prese di forza Joey ( ignorando le sue proteste) e iniziò a farle il solletico.
- mollami! – urlò Joey andando a rifugiarsi dietro la macchina, ma Pacey la seguì fino a lì e le fece il solletico ancora di più poi la prese in braccio a testa in giù e se la portò in giro per il giardino
entrambi si stavano divertendo un mondo quando una voce gracchiante urlò:
- disgraziati! Invece di lavare le macchine giocano! Uscite dal mio giardino e scordatevi di essere pagati! Non mi interessa se avete lavato le macchine! Guardate le mie gardenie! FUORI DI QUI!!! -
 
- è stata colpa tua – disse Pacey
i due stavano camminando lungo il porto di Capeside, ancora vagamente bagnati.
- cosa? Se non avessi aperto la canna probabilmente non si sarebbe accorta di niente! – ribattè Joey
- eh?? Tu mi avevi lanciato un secchio addosso! Dovevo vendicarmi! – disse Pacey sulla difensiva
- davvero? Vendicati di questo! – disse Joey spingendolo in acqua.
 
Era sera tardi. Joey se ne stava appollaiata su un albero, piagnucolando.
Era depressa. Quella sera, mentre spolverava la camera aveva trovato una vecchia fotografia di sua madre con lei e Dawson da piccolini.
Il tutto le aveva rammentato vecchi e brutti ricordi.
Anche se ormai si era abituata alla morte di sua madre, rivedere una sua vecchia fotografia le faceva sempre un brutto effetto.
Per non parlare di Dawson.
Non era stata affatto carina con lui. Anzi. Era stata decisamente frettolosa nel giudicarlo. Probabilmente anche lei si sarebbe comportata come lui.
Come si sentiva depressa.
Proprio mentre stava scoppiando in lacrime sentì una voce che la chiamava. Era Pacey.
- che vuoi? – chiese quella
- ti stavo cercando quando Bessie mi ha detto che eri uscita. ho immaginato fossi da queste parti -
Joey non rispose ma emise uno strano sbuffo che assomigliava troppo in un singhiozzo.
Pacey se ne accorse e si arrampicò sull’albero avvicinandosi a lei.
- cos’hai? – disse in un tono stranamente dolce
Joey si limitò a mostrargli la foto complice della sua depressione.
- ah, bhe.. immaginavo – disse lui poco convinto
Joey scoppiò in lacrime.
Pacey le diede dei goffi colpetti sulla schiena.
Joey lo guardò.
La cosa migliore era dimenticare. Dimenticare Dawson, dimenticare suo padre,  dimenticare sua madre.
Era strano dirlo, ma era così.
- secondo te, riuscirò mai a dimenticarli? - chiese
- non si può dimenticare. Perché quelle persone hanno fatto parte di te. Hanno aiutato a farti crescere e ti hanno fatto passare momenti felici. E anche se per ora ricordi solo i momenti brutti saprai sempre nel tuo cuore che non è così, e che gli vuoi bene - 
Joey lo guardò, Pacey non era mai stato così dolce.
- è Andie, vero? – chiese guardandolo
Pacey annuì e una lacrima gli cadde sulle gote paffute.
- anche se sono felice di averla finita, non riesco a non pensare a lei. hai presente quella persona a cui pensi ogni momento e per ogni cosa che fai pensi “ cosa direbbe se mi vedesse in questo momento?”? Andie era questo per me -
- anche Dawson lo era per me. Ma dobbiamo cercare di dimenticare. Sarà difficile, ma possiamo farlo insieme. Sono sicura che ce la faremo – disse Joey
- e adesso cosa facciamo? – chiese Pacey dopo un lungo momento di silenzio
- sfoghiamoci – disse lei appoggiando la testa alla sua spalla.
I due iniziarono a piangere. Non si potevano contare i minuti, le ore. Ma piansero tanto, piansero fino a che i loro occhi finirono le lacrime.
 
- sono stufa di questi lavori – si lamentò Joey
- cosa? -
- sono stanca. E oggi non ho intenzione di lavorare -
- le mie orecchie hanno sentito bene? Joey Potter che rifiuta una fonte di guadagno? -
- le tue orecchie hanno sentito benissimo Pacey – rispose Joey
- oggi facciamo qualcosa di divertente, per una volta – continuò
- cosa? – chiese Pacey
- al mare! Capeside è fornita di belle spiagge, andiamo al mare! – propose Joey.
 
Joey stava prendendo il sole forse per la prima volta nella sua vita. E si sentiva felice e sollevata, forse per la prima volta dopo settimane.
Aveva tirato fuori dalla naftalina il bikini da bagno fiorato che aveva usato per il film. Le veniva un po’ piccolo, ma poteva andare.
Anche Bessie forse per la prima volta dopo settimane le aveva rivolto la parola.
Chiuse gli occhi soddisfatta.
Pacey, sdraiato alla sua destra la guardò sorridendo.
Era stata una bella idea quella di andare al mare.
Inoltre forse per la prima volta nella sua vita notò che Joey non era male.
Era molto carina. Ma era inutile ammetterlo. Perché era Joey. Lui aveva fatto commenti anche più pesanti su altre ragazze ma pensare solo che Joey fosse carina era abbastanza. Andava bene così.
Forse per la prima volta dopo molte settimane non stava pensando a Andie.
Inoltre forse per la prima volta nella sua vita si trovava bene con Joey.
In realtà non era la prima volta della sua vita.
Aveva ancora un ricordo offuscato di quella strana giornata dove lui e la ragazza erano stati alle prese con le chiocciole marine. Una volta era così strano. Joey era cotta di Dawson e veniva anche vagamente ricambiata. Lui non aveva una ragazza e si era preso una cotta per lei.
Lei lo aveva rifiutato e lui aveva fatto finta di niente. Ma in realtà la sua cotta era durata per un paio di settimane per poi finire travolta dalla coppia Dawson/Joey.
Adesso era tutto diverso. Sia lui che Joey erano appena usciti da relazioni difficili e la ragazza era cambiata.
Una volta era un giovane gatta selvatica, sarcastica, acida, un vero maschiaccio.
Dawson l’aveva cambiata, l’aveva addolcita.
I suoi modi erano più solari, i suoi vestiti più femminili, e i suoi occhi avevano preso quella consapevolezza matura di una ragazza che aveva avuto molti problemi.
Joey ce l’avrebbe fatta. Avrebbe sfondato. Sarebbe riuscita a vivere i suoi sogni.
- ti va di fare un bagno? – chiese Joey sorridendo e mettendosi in piedi
- certo.. vengo subito.. – rispose Pacey ancora sovvrapensiero.
 
- mollami! Mollami! – urlò Joey divincolandosi
Pacey la teneva sulle spalle, pronta a farla tuffare.
Joey cadde in acqua cercando di tapparsi il naso.
- ti odio! – sentenziò sputacchiando acqua e spruzzandolo.
Pacey iniziò a farle il solletico.
- ah! Così non vale!! – cerco di dire lei presa dalle risate
Le piaceva che Pacey le facesse il solletico e le piaceva stare in contatto con lui.
Aveva bisogno di un amico che non la facesse sentire sola.
Questa estate si stava preannunciando divertente come le tanti estati passate a giocare con Dawson.
 
Joey e Pacey avevano scoperto il giorno stesso che c’era una festa alle rovine.
era un party di Matt Coulfied ma non importava.
Quella giornata l’avevano dedicata al divertimento e si sarebbero divertiti.
I due stavano camminando avvicinandosi alle rovine.
Joey indossava una camicetta bianca lievemente scollata e i suoi amati pantaloni stracciati.
- era troppo chiedere qualcosa di più femminile? – sentenziò Pacey a metà strada
- sai, volevo mettermi la minigonna inguinale ma il top di strass non si intonava! Consoci la gente di oggi: non c’è un negozio che venda magliette borchiate! -
- simpatica la ragazza -
Joey fece una smorfia.
- e comunque credi che le magliette awaiane e i bermuda siano il massimo dell’eleganza? – domandò acida
Pacey guardò il suo abbigliamento sorridendo.
- non raccolgo perché siamo arrivati. Ma voglio ritornare sull’argomento “ l’eleganza delle magliette awaiane”.. – disse entrando nelle rovine.
La festa era già iniziata. Una musica assordante rimbombava e un branco di ragazzi e ragazze ubriachi si aggiravano davanti alla fontana.
Dietro i cespugli si sentivano coppiette amoreggianti.
Pacey si servì da bere e offrì del ponch a Joey.
- dammi un po’ di vodka – disse lei con tranquillità
- cosa? Joey Potter che vuole una vodka? Stiamo scherzando? -
- pensi che Joey Potter non sia in grado di bere vodka? – domandò lei rubando il bicchiere di Pacey e scolandoselo in un colpo
- bhe, non mi conosci affatto amico – continuò.
Per tutta la serata Joey non fece altro che provare i vari liquori esposti sui tavoli.
Pacey la guardava incuriosito cercando talvolta di impedirle di bere.
- ah ah – disse levandole una bottiglia di rum di mano
- questa l’hai già provata.. – disse indicando un'altra bottiglia vuota
- ti va di ballare? – chiese Joey senza tanti complimenti trascinandolo in mezzo al prato, dove molti ragazzi stavano ballando.
Joey era chiaramente ubriaca.
Si avvicinò a Pacey e lo cinse con le braccia, iniziando a ballare.
- ti sto mettendo in imbarazzo? – chiese notando che Pacey era un po’ rigido.
La ragazza gli stava ballando in modo molto provocante vicino, così vicino che spesso gli si strusciava addosso.
- non credo tu riesca ad imbarazzarmi così facilmente – rispose Pacey sorridendo sornione
- bhe, sai Dawson non è molto facile da imbarazzare… – disse lei accarezzandogli la schiena
- .. e poi lui non ha un sedere bello come il tuo – continuò toccandogli il deretano
- JOEY! – urlò Pacey decisamente imbarazzato
- che c’è? Avevi detto che questo non ti imbarazza – disse Joey slacciandogli un bottone della camicia awaiana
- .. non è vero? – continuò accarezzandogli il petto. Pacey chiuse un attimo gli occhi ma gli riaprì immediatamente. Joey era ubriaca.
- hey, calma – disse Pacey prendendola per il polso e rimettendo la mano di Joey sulla sua spalla
- sai, non penso che io attirassi Dawson – commentò Joey facendo finta di niente e avvicinandosi sempre di più a Pacey prendendogli le mani.
- in fondo, - continuò facendosi accarezzare la schiena
- anche il mio sedere non è niente male – disse mettendo le mani di Pacey sul suo deretano
- okay, credo sia ora di tornare a casa – disse velocemente Pacey prendendo Joey di forza e portandola fuori dalla festa.
 
- non mi piace il caffè.. – mormorò una capricciosa quanto ubriaca Joey qualche ora dopo
- ma devi berlo. Perché se non ti passa la sbornia Bessie si arrabbierà molto, e se Bessie si arrabbierà molto tu sarai nei guai, e se tu sarò nei guai anche io sarò nei guai – cercò di convincerla il ragazzo porgendole la tazza di caffè fumante e mettendogliela in bocca.
Joey ne bevve lunghi sorsi.
- adesso abbiamo un problema, cara la mia ubriaca. Se ti riporto da Bessie succederà l’inevitabile ma se non ti riporto da Bessie succederà l’inevitabile, perché, sai, non è che io sia completamente sobrio -
ma Joey stava già dormendo, con la testa appoggiata al suo grembo.
 
Pacey era nel suo letto.
Con Joey era arrivato ad un compromesso.
L’aveva lasciata dormire un po’, così la sbronza le era un po’ passata, per poi riportarla a casa Potter, cercando di evitare accuratamente Bessie.
Non riusciva a dormire, e non riusciva a smettere di pensare a quello che era successo quella sera con Joey.
Perché si era irrigidito?
Forse Joey l’aveva messo veramente in imbarazzo. Ma come mai?
Non voleva saperlo, ma sapeva soltanto che Joey gli aveva fatto dimenticare Andie e ciò era bastato.
Una volta Andie era il primo pensiero la mattina e l’ultimo la sera. Adesso il suo primo pensiero la mattina era cosa fare con Joey e l’ultimo era cosa era successo con Joey.
Cosa gli stava succedendo?
 
- Joey ho trovato la risposta ai nostri problemi – disse fischiettando Pacey sorridente come non mai
- cosa hai trovato? – chiese Joey
era passata una settimana dalla festa. Ma i due erano ancora compagni di lavoro.
- guarda tu stessa – canticchiò Pacey sbandierandole davanti un biglietto
cercasi due baby-sitter per due bambini per due giorni, e una notte chiamare il seguente numero… “
- ho già chiamato. La paga è buona e il lavoro è nostro. I genitori devono fare un viaggio di lavoro a Miami. – disse pimpante
Joey lo guardò e pensò che fosse stato estremamente insensibile da parte sua dirgli che era una pessima idea.
 
Joey e Pacey stavano guardando mollemente i cartoni animati.
I signori erano andati via da un oretta.
Gli avevano mostrato i bambini, Susie ( di 10 anni) e Tom ( di 12 anni), i numeri di emergenza, le loro camere, e i soldi per la pizza.
Susie stava guardando avidamente i cartoni appollaiata in braccio a Joey.
Tom invece sembrava così schifato all’idea di avere due baby-sitter che avessero solo 4 anni più di lui che si era chiuso in camera sua con sdegno.
- vado a parlargli – disse Pacey alzandosi in piedi e dirigendosi verso la sua camera.
Bussò e sentì che poteva entrare.
Pacey sorrise notando che la sua camera era estremamente simile a quella del ragazzino.
Era molto disordinata, con qualche poster di musica e cd messi alla rinfusa e l’immancabile pila di play-boy sotto il letto.
- che ci fai qui? – chiese Tom
- ciao. Mi chiamo Pacey – disse sorridendo e porgendogli la mano
Tom si limitò a fissare la mano senza dagliela.
- come ti sei fatto quella? – chiese indicando una ferita sul mento di Pacey
- radendomi – rispose quello
- ti fai già la barba? – chiese Tom improvvisamente interessato
- sì, sono un adulto ormai -
- da quanto tempo te la fai? -
- da quando aveva 14 anni, perché? -
- hai mai avuto una ragazza? – chiese Tom ignorando la sua domanda
- certo -
- vi siete mai spinti oltre i baci? -
- come mai tutto questo improvviso interesse per la mia vita sociale? -
- tu rispondi – disse Tom
- sì – disse Pacey un po’ scocciato di tante domande
- e.. – cominciò a dire ma la porta si spalancò
- scusami, sai dove sono i biscotti al cioccolato per Susie? – chiese Joey
Tom fece improvvisamente una faccia interessata
- terzo ripiano a destra della cucina – disse guardandola ringraziare e chiudere la porta
- carina. Anche con lei? – chiese sornione
- no – rispose Pacey
- ha il ragazzo? -
- no – rispose Pacey esasperato
- e perché tu non ci provi? -
- perché non mi interessa -
- certo che ti interessa – disse Tom asciutto
- ma sei tu a non interessare a lei, vero? -
Pacey non rispose.
 
Joey aveva appena finito di mettere a letto Susie.
Quella bambina era davvero adorabile, altro che Alexander.
Le aveva dovuto raccontare solo una storia, e quella già dormiva di gusto.
Pacey dal canto suo non si vedeva da quel pomeriggio.
Si era chiuso nella camera di Tom  e i due non erano usciti più.
Decise di andare a vedere cosa combinavano.
Aprì la porta e gli trovò tutti intenti a osservare delle riviste ben conosciute che stavano sotto il letto di Tom.
- cosa diavolo state facendo? – chiese iraconda
i due la guardarono con aria colpevole e misero subito via le riviste.
- sai, Pacey mi ha insegnato tante cose interessanti – esordì Tom sorridendo
- davvero? E cosa? – chiese Joey innocente sedendosi sul letto di Tom
- per esempio come sbirciare la scollatura di una ragazza, o immaginarla nuda o slacciarle il reggiseno con una mano sola.. posso provare? – disse indicandola
- prova solo ad avvicinarti a me e ti assicuro che non potrai mai più mettere in pratica i consigli di Pacey – mormorò acida Joey. Tom deglutì.
- adoro le ragazze violente – disse facendo una faccia strana, come una smorfia.
Joey lo guardò aggrottando le sopracciglia e chiedendosi cosa stava facendo.
- no, non devi fare quella smorfia. Devi essere più naturale.. così – fece Pacey guardando in un modo strano Joey ma in modo più naturale.
Joey osservò lo sguardo di Pacey e poi quello di Tom, e capì con orrore che entrambi stavano mettendo in pratica uno degli insegnamenti di Pacey.
- tu adesso andrai a dormire – disse burbera cercando di mantenere la calma
- e tu verrai con me – continuò prendendo Pacey per un braccio e trascinandolo via.
- hai visto com’è provocante quando vuole? – disse sarcastico Pacey uscendo bruscamente dalla camera e facendo l’occhiolino a Tom.
 
Pacey spalancò la porta del bagno, accendendo la luce.
C’era Joey in bagno, e si stava spazzolando i lunghi capelli.
- scusami – disse richiudendo la porta
Joey lo richiamò e lui entrò.
- non preoccuparti, dovevo solo medicarmi questo taglio – disse Pacey indicando il mento
- mi sono tagliato ieri ma non smette di sanguinare - disse
Joey lo guardò e prese l’alcool che aveva in mano Pacey.
- no Joey – disse lui vedendola armeggiare con il cotone
- l’ho fatto un sacco di volte. Chi credi che abbia medicato Dawson dopo la tragica caduta?- chiese sorridendo
Pacey si sedette sulla vasca
- come te lo sei fatto? – chiese Joey sedendosi sulle ginocchia di Pacey
il ragazzo trasalì.
- radendomi – rispose pronto lui
Joey annuì e iniziò a tamponare la ferita con le mani delicate. Teneva una mano appoggiata alla guancia.
- sai – disse Pacey notando che il seno di Joey era pericolosamente vicino a lui – va bene così, grazie – disse invitandola a alzarsi in piedi.
La ragazza sorrise, gli augurò la buonanotte e andò a dormire.
Pacey rimase per gran parte della notte a pensare a Joey.
Si addormentò solo a mezza notte passata, quando, il cuore smise di battergli così forte.
 
La mattina dopo tutti e quattro si svegliarono molto tardi.
Fecero un abbondante colazione e passarono il resto della giornata a guardare film per bambini e programmi televisivi.
Joey impedì a Pacey e Tom di chiudersi ancora in camera, ma notò con profondo disgusto che ogni tanto Tom la guardava con quella faccia strana.
La giornata passò velocemente e in men che non si dica i due uscirono da quella casa con tanti soldi nelle loro tasche.
 
Per tutta la settimana Pacey e Joey si occuparono di lavoretti pomeridiani.
Si divertivano insieme e ormai entrambi avevano quasi completamente dimenticato le loro storie.
Quel giorno avevano deciso di fare una gita all’isola di Marykate.
L’isola di Marykate era una piccola isoletta vicino a Capeside, raggiungibile facilmente in barca, dove durante l’estate di potevano trovare molte coppie innamorate.
Era una tappa quasi d’obbligo per una gita Estiva.
Pacey e Joey avevano fatto i bagagli e pensavano di accamparsi al campeggio Marykate per una notte.
Quando arrivarono sull’isola si divertirono molto.
Visitarono la spiaggia, il ruscello, il bosco per poi raggiungere il campeggio, dove montarono la tenda.
Sapevano che il campeggio di notte si illuminava di bancarelle e di negozietti.
 
- è bella questa isola però – sentenziò Joey leccando il suo mega lecca-lecca
- già, carina. Anche se devo dire che potevano evitare questa sottospecie di fiera che inoltre ci sta costando molto. Ancora un'altra bancarella e il nostro fondo spese di emergenza sarà completamente prosciugato -
- bhe, l’orsacchiotto per Alexander era un emergenza – disse Joey sulla difensiva
- e il lecca lecca? – domandò Pacey
- avevo fame – si giustificò lei
- e il gelato? -
- una ragazza ha bisogno di affetto -
- allora come mi giustifichi il lucidalabbra speziato? -
- quello è una rarità, è quasi introvabile a Capeside -
- hai sempre una risposta pronta, vero? – chiese Pacey
Joey lo guardò sorridendo.
- senti, ho sonno, me ne torno in tenda. Se vuoi puoi restare ancora un po’.. – disse Joey guardandolo
- no, penso che verrò anche io. E poi mica ti lascio sola in balia della tenda – rispose Pacey sorridendo.
Per tutta la strada verso la tenda entrambi non si parlarono. Erano molto tesi. Entrambi avevano aspettato per tutta la giornata il loro pensiero fisso era stato quello di dividere la tenda.
E ciò gli agitava.
Joey si nascose dietro un cespuglio di bacche per cambiarsi e poi tornò in tenda dove Pacey la aspettava già avvolto nel suo sacco a pelo.
Pacey la guardò entrare e deglutì.
Era molto carina. Indossava una camicia awaiana che le arrivava fino alle ginocchia che Pacey conosceva benissimo. E le stava da dio. per un secondo gli si annebbiò la vista. Perché provava tutto questo per Joey?
- scusami ma tu dormi in mutande? – chiese Joey cercando di rompere la tensione
- certo, sono un ragazzo caloroso. Scusami ma quella camicia di chi è? – chiese indicando la camicia di Joey che gli sembrava troppo famigliare
- è tua. Te l’ho rubata dal borsone quando mi sono accorta di non avere più un pigiama. È abbastanza comoda – disse Joey sorridendo e facendo un giro su se stessa
- come mi sta? - chiese
Pacey la guardò e deglutì abbastanza imbarazzato.
- b…b… bene – riuscì a dire
Joey sorrise e si infilò nel sacco a pelo.
- buonanotte Pacey – disse voltandosi come al solito per rannicchiarsi
- buonanotte Joey – disse Pacey.
Calò un lungo silenzio.
Pacey si voltò cercando di essere il più silenzioso possibile e restò immobile a contemplare la schiena di Joey.
Per tutta la notte non riuscì a dormire. Non che non avesse sonno ma era agitato.
L’immagine di Joey gli si parava davanti ovunque.
Gli scherzi a casa Wilson, le lunghe giornate passate a stuzzicarsi, la festa alle rovine, la condivisione del dolore, e infine quella serata.
Anche se cercava di non pensarci Joey era diventata una specie di ossessione segreta che lo martellava. Ma il suo cervello non voleva e per questo ogni volt che si parava l’idea di Joey, lui cambiava pensiero. Ma il tutto era diventato assolutamente impossibile.
Doveva fare qualcosa, doveva dirle cosa provava.
 
Il sole di Capeside batteva sempre più forte, era Luglio inoltrato ormai.
Era passata una settimana dalla gita all’isola di Marykate ma l’ossessione di Pacey non era finita.
Ogni volta che vedeva Joey si sentiva bene con il mondo.
Una mattina Pacey aveva deciso di dichiararsi alla ragazza.
Si stava dirigendo verso casa Potter.
Suonò il campanello e Joey uscì di casa ancora in pigiama.
- che cosa vuoi? – chiese assonnata
- ti devo dire una cosa importante – disse Pacey veloce
- okay, spara -
- vedi.. mm… io, tu, noi,.. – iniziò…
 
Pacey sedeva rannicchiato sul divano, esattamente come stava per fare qualche settimana prima.
Si era dichiarato a Joey.
Le aveva raccontato i suoi sentimenti, descritto le sue paure, narrato le sue sensazioni.
E Pacey che fino a qualche tempo prima si sentiva l’uomo più felice della terra era ricalato in un baratro di sconforto.
- cosa è successo fratellino? – chiese Doug avvicinandosi a lui
- si tratta di Joey -
- cosa è successo? – chiese Doug
 
dall’altra parte della cittadina, due sorella stavano facendo al stessa conversazione…
- Pacey è venuto a trovarmi -
- e cosa è successo? – chiese Bessie
 
- mi sono dichiarato, insomma le ho detto cosa provavo per lei – rispose Pacey alla medesima domanda
- e lei? – chiese Doug
 
- non sapevo cosa fare. Volevo parlare ma non ne ho avuto il coraggio. Ho avuto paura e un morso alla gola e … - raccontò Joey
 
- è scappata. Ha preso una scusa e mi ha chiuso la porta in faccia. Cosa devo fare adesso? -
 
- cosa provi per lui? – chiese Bessie
- penso, credo di ricambiarlo – disse Joey tremando – ma lui ha capito che io non lo voglio-
- mi sembra il minimo – disse Bessie
- ma cosa devo fare? -
- devi parlare e dirgli che anche tu provi quello per lui. Oppure basta che tu faccia finta di niente, un occasione migliore arriverà -
 
- ne se sicuro? – chiese Pacey
- certo. Ognuno di noi ha una seconda occasione e l’avrai anche tu – disse Doug tranquillo.
 
Erano passati due giorni dalla famosa dichiarazione.
I due facevano finta di niente e passavano le giornate come lo facevano prima.
Giocavano, si divertivano e lavoravano come se niente fosse successo.
Quel giorno stavano camminando per le vie di Capeside commentando il loro ultimo lavoro.
- non mi sento più il polso – si lamentò Joey
- credo di essermelo rotto - continuò
- quante storie – borbottò Pacey
- tutto il lavoro l’ho fatto io! -
- non è vero! – disse Joey spingendolo un po’
- sì che è vero -
- no -
- sì – rimandò Pacey.
Joey gli rubò la bottiglia che stava sorseggiando
- ridammela -
Joey fece una boccaccia e la nascose dietro la schiena, Pacey cercò di recuperarla e Joey la tirò in alto , Pacey essendo più alto la toccò, ma Joey la buttò più in la.
Pacey la guardò triste e iniziò a farle il solletico, lei si divincolò e cercò di fargli perdere l’equilibrio, Pacey cadde, ma teneva per un braccio Joey e la fece cadere con lui, e lei gli cadde sopra.
I due si guardarono negli occhi per un lungo momento.
Poi Joey si alzò in piedi e lo aiutò a tirarsi su.
Ma non poteva dimenticare lo sguardo di Pacey, ed era difficile resistergli.
La guardava come se fosse la cosa più bella del mondo, aveva uno sguardo così dolce da sciogliersi.
Pacey si voltò verso di lei e non smise di guardarla in quel modo.
Non le mollò la mano e continuò a tenerla.
Joey lo guardò rapita, senza sapere cosa fare.
- Pacey, mi piaci un sacco – disse guardandolo
Pacey si sentì in paradiso.
Era come toccare il cielo con un dito.
- a.. anche tu – disse tremando senza mollare la sua mano
- lo so – disse lei sorridendo.
Guardò le loro mano attaccate, poi alzò di nuovo lo sguardo. Piangeva.
- perché piangi? – chiese Pacey spaventato
Joey si limitò a tirare su con il naso e gli si avvicinò.
Pacey era immobile anche se era sicuro che prima o poi le sue ginocchia non avrebbero retto il colpo.
Joey si avvicinò sempre di più, poteva vedere ogni lacrima attaccata alle sue ciglia.
- ma non capisco perché – disse e staccò la mano scappando via.
Pacey non tentò neanche di fermarla.
Non capiva più niente, aveva vissuto il momento più bello e più brutto della sua vita nello stesso tempo.
 
Joey si sentiva depresso e felice.
Nella sua testa non facevano che rimbombare gli sguardi di Pacey.
Perché era stata così stupida?
La paura l’aveva fatta sentire male e per l’ennesima volta era scappata.
Scappata dai suoi sentimenti.
Ed eccoli tornare con quello sguardo.
Era Pacey, che la guardava come se fosse un angelo.
Avrebbe voluto correre e baciarlo, ma non lo fece.
Gli fece un cenno di saluto e lo raggiunse.
- come mi hai trovato? – chiese scendendo dall’albero e iniziando a camminare insieme a lui
- immaginavo fossi da queste parti – disse guardandola amorevolmente.
Quello sguardo.. si stava sciogliendo come neve al sole.
Entrambi iniziarono a fissarsi le scarpe.
- allora, hai trovato qualcosa da fare per domani? – chiese Joey tranquilla
- perché sei scappata subito dopo avermi detto che ti piacevo? – chiese Pacey guardandola intensamente
- io, io ho avuto paura – rispose Joey
- perché? Io non capisco.. cosa ti fa paura? -
- non lo so, so solo che una voce nella mia testa mi dice che non è la cosa giusta, e l’altra vuole stare con te – Joey mise una mano sulla guancia di Pacey
- ma non possiamo – disse lei
Pacey la guardò e si mise davanti a lei.
- quindi tra noi non succederà mai niente? -
- no Pacey – disse Joey tremando
calarono nel silenzio.
Joey abbassò lo sguardo.
- okay – disse Pacey tirando su con il naso – ma prima che finisca proprio tutto, e prima che tu scappi, vorrei farti una domanda – disse guardandola
Joey teneva lo sguardo basso.
- guardami Joey -
Joey tramò facendo di no con la testa.
- perfavore, guardami - disse
Joey alzò lo sguardo tremando.
- ti ricordi quando giravamo il mostro della laguna e tu non volevi baciarmi? – chiese lui
Joey lo guardò e fece di sì con la testa, tremando visibilmente
- vedi, io.. io mi chiedevo se anche adesso tu non vuoi baciarmi – disse lui tremando
Joey lo guardò. La guardava come se fosse la cosa più bella del mondo. Era come se il tempo si fosse fermato, lì quella notte, in quel momento.
- tu, tu non puoi farmi questo.. – balbettò quasi in lacrime Joey
- mi chiedevo cosa succederebbe se io adesso.. – Pacey appoggiò le sue mani sul viso di Joey – insomma, se io adesso ti baciassi – disse.
Joey lo guardò. Sentiva le sue mani calde sul viso e poteva sentire il suo cuore battere forte.
Pacey la guardò profondamente aspettandosi un segno. Ma quel segno non arrivò. Così, molto lentamente levò le mani dal suo viso e ormai piangendo la guardò negli occhi.
- ci si vede, Joey – disse e si voltò lentamente cercando di essere il più lento possibile.
Joey lo guardò allontanarsi. Lo vide attraversare il prato. Doveva fermarlo.
- Pacey! – urlò, il ragazzo si voltò
Joey si avvicinò tremando, lui la guardava con quello sguardo dolce,
si avvicinò sempre di più fino a raggiungerlo.
Gli toccò le mani calde e le mise con delicatezza sulla conca della sua schiena. Poteva sentire la schiena calda. Pacey era molto rigido e fermo. Esattamente come quella sera alla festa.
- sai, non per metterti in imbarazzo – disse Joey guardandolo
- ma anche io ho una cosa da chiederti – disse tremando e avvolgendosi sempre di più nell’abbraccio di Pacey.
- baciami – disse
il ragazzo la guardò.
Si fidava di lei.
Chiuse gli occhi e la baciò.
Le stelle brillavano nel cielo, l’aria calda gli accarezzava.
Era un attimo magico. Era un attimo perfetto. I due rimasero a baciarsi per molto. Rimasero a baciarsi fino a che non venne mattina.
Pacey non era mai stato così felice. E per tutta la vita si sarebbe ricordato quella frase che Joey gli aveva detto con tanta semplicità. Baciami.