Joey piangeva disperata.
“ come aveva potuto??”. Si era lasciata prendere dal suo sarcasmo e dal suo carattere, risultato: un licenziamento.
In fondo aveva solo mal risposto al suo capo, cercò di dirsi.
Ma grazie a questa sua sfuriata il lavoro che aspettava da una vita non c’era più e lei era caduta in un baratro di sconforto.
Si sentiva svuotata, triste, depressa e sola. Terribilmente sola.
Non aveva neanche una spalla su cui piangere…
Entrò nella sua casa. La casa era caotica e sporca, come la sua vita.
Era giunto il momento di pulire, sia la casa sia la vita.
 
Qualche ora dopo…
Joey stava riordinando la sua stanza.
Era incredibile pensare la quantità di cianfrusaglie che si possono trovare in una camera femminile.
Ecco un rossetto usato, un pettine rotto, un busta ingiallita….
Una busta ingiallita.
Joey guardò incuriosita la busta sigillata.
La rigirò, ecco una calligrafia disordinata e scomposta.
Ricordati di me”
Joey guardò la calligrafia aggrottando la fronte.. adesso si ricordava tutto.
Lei l’aveva tenuta buona per un momento di estrema crisi, fino a dimenticarla. Quel momento era arrivato.
Sorridendo Joey aprì la busta, ci infilò la mano immaginando che dentro ci fosse un biglietto, ma trovò qualcosa di freddo e rotondo.
Lo toccò e un brivido freddo le attraversò il corpo, un brivido di felicità perduta, di casa, di famiglia, un brivido magico.
Estrasse la cosa dalla busta, ma sapeva già cosa conteneva.
Una collanina dozzinale, un po’ sbeccata con attaccato un ciondolo rotondo e blu.
Il blu,
il blu dei cieli della sua infanzia,
il blu del suo mare,
della laguna,
il blu di due occhi…
Joey chiuse gli occhi. La busta non avrebbe potuto farle un regalo migliore.
Joey ricordava bene come aveva ricevuto la collanina, ne ricordava il significato profondo, ma soprattutto ricordava il proprietario..
Chiuse gli occhi.
Si ritrovò nella magia, era una notte, l’aria di mare le accarezzava il viso e giocava con i
suoi capelli… lei si sentiva svuotata, depressa, triste.. esattamente come adesso.
Camminava per un pontile ben conosciuto… si imbattè in lei ancora ragazzina, vicina al suo migliore amico…
Dawson:"E' così strano non è vero? Ami ancora una persona ma non ne hai più bisogno come prima."
Joey: "Già. E' strano e anche un po' triste. Siamo amici, poi siamo una coppia, di nuovo amici e poi una coppia, allora cosa siamo adesso?"
Dawson: "Dawson e Joey."
 
Joey:" Credi che per ogni Joey ci sia un Dawson e che per ogni Dawson una Joey?"
Dawson: "Spero di si, per il loro
bene".
 
Joey riaprì gli occhi sorridendo e si ritrovò sulla moquette.
La busta le aveva fatto ricordare… le aveva fatto capire… tutto era cambiato…
Come aveva potuto?
Come aveva potuto dimenticare Capeside?
Come aveva potuto dimenticare quel pontile?
Come aveva potuto dimenticare quella collana?
E soprattutto… come aveva potuto dimenticare Dawson e Joey?
 
Dawson sedeva sul suo computer.
Era entrato a Hollywood e adesso aveva ottenuto un finanziamento per un suo nuovo film.
Tutto era successo velocemente e improvvisamente, senza neanche saperlo si era trovato catapultato nel frenetico mondo di Hollywood, ed era stato avvolto nel suo caos.
Non trovava il tempo di mangiare, di dormire, di pensare…
Aveva un mal di testa cronico ed era stanco. Un attimo di riposo.. un attimo… un attimo per chiarire le idee.
Chiuse il portatile, si strofinò gli occhi.
Venne interrotto dalla segretaria.
- Dawson? Una ragazza ti vuole.. la faccio entrare? – chiese
- non ci sono per nessuno.. -
- insiste.. – rispose lei
- non ci sono per nessuno, la mandi via e le dica che se mi vuole parlare deve avere un appuntamento… -
- ma.. -
- non abbiamo più niente da dirci – tagliò corto Dawson.
Melanie uscì dispiaciuta dalla stanza
- mi dispiace signorina.. non vuole ricevere nessuno.. – disse
- fa niente.. – rispose quella e si allontanò, poi si immobilizzò.
- gli può dare questa? È ora che torni al suo proprietario- disse porgendo una busta a Melanie
- certo.. -
la ragazza si allontanò veloce e triste.
- aspetti un attimo…. – disse Melanie.
La ragazza si fermò voltandosi verso la segreteria.
- se mi chiede chi me l’ha data cosa gli dico? -
- … lo capirà da solo… – rispose quella triste.
 
Dawson si alzò, finalmente era ora di tornare a casa.
- buonanotte Melanie – disse passando davanti alla segreteria
- buonanotte signor Leery – rispose quella spegnendo il pc
Dawson si avvicinò alla porta.
- aspetti! – lo fermò Melanie
Dawson si girò scocciato.
- mi hanno detto di recapitarle questa.. – disse porgendogli una busta
Dawson la prese con aria di sufficienza.
- chi me la manda? – disse notando che non era affrancata
- nessuno.. nessuno.. – disse Melanie sorridendo sorniona.
 
Dawson sorseggiò la sua tazza di caffè bollente.
Era stanco eppure doveva finire di leggere quel copione.. doveva.
Si strofinò per l’ennesima gli occhi, sospirando. Quanto avrebbe voluto una pausa…
Sollevò la sua ventiquattrore spalancata estraendo il famigerato copione, cadde qualche foglio. Dawson sbuffando si abbassò a riprendergli. Erano appunti e scarabocchi, poi la mano toccò una busta ingiallita, la prese e la appoggiò al tavolo.
Squadrò la busta che aveva davanti.
Cosa conteneva?
Si decise ad aprirla. Non era affrancata bene, la rigirò.
Una calligrafia disordinata diceva “ricordati di me”.
Chi era il mittente?
La aprì trepidante.
Al suo interno non c’erano biglietti, non c’erano commenti, foto, numeri…
Ma c’era una cosa che poteva valergli tutti…
C’era una cosa vecchia, una cosa che aveva portato per la sua adolescenza, che aveva portato forse per gli anni più belli della sua vita, e che poi aveva dato a una persona..
Una persona particolare,
una persona che aveva dimenticato,
una persona speciale,
una persona che era arrivata fino a Los Angeles per recapitargli quella busta,
una persona che amava..
e che forse una parte di lui non avrebbe mai smesso di amare…
 
Mr Witter sedeva sul divano, contemplando il suo nuovo televisore.
Quella sera avrebbe avuto un appuntamento galante, una biondina tutto pepe di nome Denise.
Come ogni appuntamento che si rispetti Pacey si era fatto la doccia, si era sfoltito la barba, si era messo l’abito nuovo e aveva sistemato i capelli con un po’ di gel per capelli.
Sorrise alla sua immagine rispecchiata alla tv.
Non era molto felice di sé. Se Pacey Witter sedicenne avrebbe visto quell’immagine alla tv, probabilmente sarebbe stato molto fiero del suo successore, che aveva tutto quello che il piccolo Pacey si era prefisso di ottenere:
successo, donne, e una montagna di soldi.
Ma Pacey di adesso non era felice. Quando era un perdente era circondato da amici, aveva una ragazza e buoni propositi. Adesso gli unici amici che aveva erano i colleghi senza scrupoli e come donne erano molte e veloci.
Si sentiva inutile e senza cuore.
Il campanello suonò.
Pacey si drizzò in piedi, riguardò la sua immagine allo specchio raddrizzando il ciuffo ribelle che gli cadeva scomposto sulla fronte e con un sorriso smagliante spalancò la porta.
Davanti a lui invece che una bionda esplosiva trovò un brufoloso ragazzo delle consegne, scocciato e bagnato.
- signor Witter? – chiese il ragazzo scocciato
- in persona! – rispose quello
- un pacco per lei! faccia un firmetta qui.. – disse il ragazzo indicando un foglio, Pacey prese una penna e lo firmò
- cosa mi porta? – chiese scarabocchiando il suo cognome
- libri.. – rispose scocciato quello, salutando, porgendo il pacchetto a Pacey e andandosene.
Pacey richiuse la porta. Aveva ordinato un libro qualche mese prima su internet…
Pacey si sedette sul divano e aprì il pacco.
Ma quando lo aprì non trovò l’ultimo successo di Ken Follet.
Ci ritrovò un libraccio sporco, vecchio e ingiallito.
Non aveva copertina, ed era sporco di sabbia.
Pacey lo osservò da vicino, quindi ci posò sopra la mano.. poteva sentire la sabbia.
Sorrise.
Aprì la copertina tremando.. sapendo già cosa recava scritto.
Annusò il libro ,
sapeva di posti lontani,
sapeva di mare,
sapeva di salsedine,
ma soprattutto sapeva di lei…
lei…
lei aveva spedito quel libro,
solo lei sapeva cosa significava..
lei che lo aveva letto insieme a lui..
lei…
lei che gli aveva inviato un così chiaro segno di aiuto..
lei…
Pacey si mise il cappotto, prese il libro e uscì dalla porta.
Lei….
Denise poteva aspettare.
 
Joey appoggiò il viso al cuscino, felice.
La sua tristezza, le sue insicurezze.. erano improvvisamente sparite.
E pensare che tutto ciò era stato provocato solo da un ricordo.
Un ricordo importante, sì… ma pur sempre un ricordo.
Da quando aveva avuto quel piccolo oggetto tra le mani aveva pensato che la felicità che le aveva arrecato doveva dividerla con qualcuno.
Per questo si era prefissa di far ricordare a tutti cosa erano.
Tutto era cambiato.. ma tutto poteva tornare come prima.
Il tempo aveva portato via la sua mente, il tempo aveva cancellato i ricordi come una scritta sulla spiaggia… era il momento di riscriverla.
Non aveva dubbi, sapeva bene che non solo lei era sensibile ai ricordi.
Abbassò lo sguardo.. sorrise.
Aveva trovato un vecchio album di fotografie che adesso sfogliava con avidità.
Stava scegliendo le più belle per appenderle in casa, così non avrebbe più dimenticato.
Joey girò la pagina.. sorrise.
Ecco una fotografia malconcia: lei e Dawson a nove anni mentre facevano karaoche… che buffi.
Eccone un'altra: le riprese di uno degli innumerevoli film di Dawson.
Il primo compleanno di Alexander, lei e suo padre; sua madre; i fratelli McPhee; Jen che fa una boccaccia; uno dei suoi primi dipinti…
Le pagine si susseguivano veloci, come si susseguano i ricordi di una vita…
Joey si soffermò su una pagina in particolare.. trattenendo il fiato.
Ma Joey fu interrotta nel contemplare quella fotografia..
Il campanello.
Joey si infilò le ciabatte chiedendosi chi fosse, ancora totalmente presa dalla foto.
Senza molti preamboli aprì la porta innervosita e scocciata.
Guardò dritto negli occhi lo scocciatore.
 
Quegli occhi…
Quel blu…
Ed era così vero.. così reale..
Era così tanto che non gli vedeva ma sembrava di non avergli mai dimenticati.
Non disse una parola.. non c’era niente da dire.
Quella fotografia era magnetica.. era come se avesse attirato i suoi protagonisti.. aveva fatto rinascere in pochi secondi una cosa sotterrata da anni… come ogni foto fa aveva dissotterrato ricordi.. aveva fatto nascere sentimenti… aveva attirato quello che rappresentava nella stessa stanza…
True Love…
 
Joey si limitò ad alzare lo sguardo fisso verso Pacey.
Era così bello, era così cambiato.
Portava ancora quel ridicolo pizzetto, i capelli ingellati, la faccia distinta, vestiti Armani…
Sembrava un uomo fatto, forte, senza scrupoli e sicuramente affascinante.
Joey spalancò gli occhi come solo lei sapeva fare e fissò quelli di Pacey.
Il ragazzo le sorrise. Ma le sorrise con gli occhi. Tanti anni erano passati, tanti guai, tante situazioni difficili.. ma quegli occhi.. quel blu.. quel sorriso.
Era ancora il suo Pacey.
Quegli occhi erano del bambino paffuto che le tirava le treccine, dell’adolescente sfacciato che la metteva nelle situazioni più imbarazzanti, ma anche di quel ragazzo che le aveva regalato un muro, che aveva diviso con lei una barca, che aveva passato abbracciato a lei una lunga notte in un supermercato…
“ ti amo” sussurrò Joey a bassa voce, come in un piccolo sibilio che solo lei poteva sentire.
La ragazza non voleva muoversi, parlare, dire qualche frase di circostanza… voleva solo stare lì, davanti alla porta a fissare quegli enormi occhi blu, e a ricordare i tempi passati.
Rimasero per qualche secondo a fissarsi in silenzio senza fare o dire niente.
Si parlavano con lo sguardo.
Con lo sguardo si stavano dicendo quanto si volessero bene, quanto tempo fosse passato, quanto era mancato quel momento.
Quanto..
Pacey le si avvicinò e alzò lievemente un braccio, Joey appoggiò il palmo della sua mano su quella di lui.
Fu un contato caldo e bello, un attimo di ricordo, d’amore, di reciproca esplorazione.
Joey abbassò un attimo  lo sguardo distruggendo il contatto visivo, quindi si avvicinò a lui e sprofondo nelle sue braccia.
- Pace.. – si lasciò sfuggire sorridendo
- Jo.. – rispose lui annegando nel suo profumo.
 
 
Il tempo…
Una cosa inesorabile, alcune volte dolce, altre terribile, ma comunque irraggiungibile…
Il tempo aveva portato via le menti di due persone unite e le aveva allontanate, cancellando i ricordi. Ma basta poco perché i ricordi tornino… basta un abbraccio.
Joey si sentiva a casa, un luogo sicuro, solido, caldo e perfetto dove si poteva rifugiare.
Era come essere protetta da quelle larghe spalle ed era bello essere avvolta tra le sue braccia.
Era così tanto tempo che non succedeva, era così tanto tempo che non abbracciava qualcuno…
Eppure sembrava che non avesse mai smesso di farlo.
Non voleva smettere di abbracciarlo perché era come ritornare ragazza, era come ritornare la piccola Joey, era come tornare quella che era….
 
 
Dawson sospirò.
Strinse nel palmo della mano la catenina.
Era così gelida…
La prese con delicatezza e osservò il ciondolo da vicino.
Forse era stupido, ma osservandolo bene sembrava quasi di vedere la piccola Capeside al suo interno. La sua scuola, le sue casette in prefabbricato, il suo ruscello…
Era come una piccola boccia portatile.
Capeside.. la città dove era nato, dove era cresciuto, dove aveva visto per la prima volta E.T., dove aveva maneggiato per la prima volta una telecamera, la città dove aveva conosciuto la sua anima gemella…
Alzò lo sguardo, respirò profondamente.
Non sembrava vero, non sembrava vero essere tornati a Capeside.
Quella piccola cittadina provinciale che era stata il suo piccolo universo…
Osservò il suo giardino sorridendo. Le aiuole fiorite, le zolle fresche di terriccio, delle altalene vecchie…
Dawson strabuzzò gli occhi, c’era qualcuno su quelle altalene.
Una bimba bruna con le treccine e una salopette rimboccata sulle gambe che di spalle si faceva cullare dalle altalene, cantando un ritornello.
Dawson ascoltò quella voce melodiosa… la conosceva bene… si lasciò trasportare da quella voce avvicinandosi alla piccola.
Le arrivò alle spalle, la ragazzina si voltò.
Dawson sorrise; un viso magro, un po’ imbronciato e quegli occhi, grandi, scuri, profondi.. due occhi che non si dimenticano..
- Dawson! Sei in ritardo! – lo rimproverò la bimba senza accorgersi che il Dawson con cui stava parlando aveva un bel po’ di anni più del suo amichetto
- scusami… stavo guardando un film,, - rispose lui sorridendo
- tu e i tuoi film.. sei sempre il solito.. non portano a niente.. – si lamentò lei fermando l’altalena
- quando diventerò un grande regista ti rimangerai tutto – disse lui
- quando diventerai un grande regista non ti ricorderai più di me… - commentò la piccola
- certo che mi ricorderò di te! Sei la mia migliore amica! -
- forse, ma sarai così impegnato e famoso da dimenticarti anche della tua migliore amica… -
- non lo farò – rispose Dawson
- è una promessa? – chiese la piccola
- lo prometto – disse lui come recitando la sua parte
La ragazzina lo guardò con i suoi occhioni e quindi iniziò a ridere, Dawson osservò spaventato quella fragorosa risata fino a quando non si spense e la bambina come era misteriosamente apparsa, misteriosamente scomparì.
 
Dawson osservò la porta che aveva davanti, non faceva che osservarla, ma non si decideva ad aprirla.
Aveva paura che fosse cambiata, aveva paura di rimanere deluso.
Aprire la porta del proprio rifugio di infanzia, della propria tana, che una volta sembrava così rassicurante.. forse sarebbe stato una delusione.
Dawson fece un respiro profondo.
Spalancò la porta.
Fu immerso dall’odore della sua infanzia, dall’odore di pellicola.
Quell’odore così inebriante, così magico..
Entrò affascinato, sua mamma sapendo del suo arrivo aveva sistemato i suoi poster al loro posto, nell’ordine di celebrità.
Dawson gli osservò affascinato…
E.T., “ lo squalo”, “ Jurassic park”… i film si susseguivano senza sosta e con loro molti ricordi.
Ma ecco l’unico poster in quella camera che non riguardava un film…
Dawson lo guardò attentamente quindi si strofinò gli occhi, e senti una voce…
- ...E poi volevo ricordarti che anche se a volte le mie, le mie emozioni e in particolare la gelosia, anche se prendono il sopravvento, io, io ti ascolto. Non importa quanto io urli o quanto tu stia in silenzio, io ti ascolto – Dawson si voltò
era Joey, una Joey sedicenne, una Joey sbarazzina, dolce, sensibile ma anche un po’ diffidente.. quella piccola gatta selvatica che conosceva così bene…
- Anch'io ti ascolto – rispose lui ricordando la conversazione e guardando ammagliato la ragazza
- Senti lo so che quello che stai vivendo adesso è un momento importante, non fa niente se non vuoi dividerlo con me, però promettimi che lo dividerai con qualcuno –
Dividerlo con qualcuno… stava dividendo con qualcuno il suo successo?
- Vuoi darmi una mano?- disse indicando il poster
I due attaccano al muro il poster di Imagine e lo fissano.
- Che ne pensi, credi che John mi aiuterà a trovare la mia strada?- chiese divertito
- Tu hai già trovato la tua strada, Dawson, dovresti solamente ampliarla un po'. ...E avere più cura della tua Yoko Ono – la ragazza finì di parlare, si voltò verso Dawson e lo guardo intensamente con i suoi enormi occhi scuri… quindi sparì nel nulla.
Dawson rimase a fissare il poster di John Lennon e a pensare al fatto che si era quasi dimenticato della sua Yoko Ono.
 
 
- e ora di andare.. o non troverò mai un albergo disponibile.. – disse Pacey guardando Joey.
La ragazza sussultò. Non voleva che quel momento, che quel attimo di pace, che quell’universo a parte le crollasse addosso.
Aveva rivisto Pacey, l’aveva osservato, si era immersa nel suo profumo speziato, aveva replicato alle sue battute ironiche e tutto sembrava tornato come prima.
Lei ricordava.
E il loro legame era forte, terribilmente forte.
C’era qualcosa di grande tra di loro che non potevano cambiare. neanche i sentimenti più forti, le delusioni, e il tempo erano riusciti a spezzare quel legame che era rimasto forte e profondo come un tempo, era bastato uno sguardo a risvegliarlo.
Pacey le metteva allegria, era come una pillola del buon umore che le aveva fatto dimenticare i guai passati.
Le bastava guardare nei suoi profondi occhi blu e tutto si stistemava, era come un elisir di felicità e non sarebbe stata lei a lasciarlo scappare.
- resta – si lasciò sfuggire in un soffio guardandolo nei suoi occhi blu
- cosa? – chiese lui come se stesse scherzando.
Pacey la guardò profondamente. Non poteva restare, non poteva.
Erano anni che non si vedevano. Erano anni che non si vedevano ma a lui sembrava che fosse passata una notte.
Era come se il giorno precedente i due fossero stati ancora sulla True Love e che tra loro non fosse cambiato niente da allora.
Gli stessi sguardi romantici, gli stessi scambi di battute e la stessa voglia di baciarla.
Un bacio. Quanto avrebbe voluto prenderla e baciarla.
E quanto avrebbe voluto rimanere quella notte in quella casa, vicino a lei…
- resta qui a dormire. Il mio divano è comodo. È in nome della nostra amicizia, ricordare i vecchi tempi e i vecchi segreti. Consideriamola una rimpatriata tra buoni amici.. – disse Joey lanciandogli uno sguardo languido.
Quello sguardo. Pacey si scioglieva al solo guardarlo.
- non saprei… - disse lui
- Fallo in nome di quello che c’è stato tra noi.. – disse lei “ o quello che c’è” si disse…
- sicura che non ti disturberò? – chiese lui
- certo che no.. sei sempre il ben venuto da me.. – disse guardandolo intensamente.
 
Dawson sedeva sul suo letto contemplando il soffitto.
Abbassò lo sguardo che gli cadde sulla sua collezione di video cassette.
Si avvicinò e iniziò a far scorrere le lunghe dita tra quei polverosi ricordi.
Prese una cassetta a caso e lo infilò nel video registratore.
Una musica romantica, un sottofondo di musica contemporanea ormai superata…. Il film che aveva fatto sulla sua adolescenza….
Dawson lo osservò felice.
Quando la pellicola finì la ripose dove l’aveva trovata e si risedette sul letto.
Gli piaceva girare e scrivere. Stare lontano da una telecamera era come non avere più una parte del corpo…
Ma aveva anche bisogno di ritornare alle proprie origini ai propri ricordi senza dimenticarli… e l’idea che aveva avuto molti anni prima avrebbe unito entrambi…
Un telefilm per adolescenti.
Una cosa melensa, dolce con attori dalla bella presenza, dialoghi complicati il tutto contornato da una musica pop contemporanea che presto sarebbe diventata superata.
Qualcosa si semplice, dolce, realista e ideale.
Come la sua adolescenza.
Dawson pensò a come farlo e improvvisamente fu fulminato.
Nella sua mente era tutto terribilmente chiaro, ogni scena, ogni ripresa, ogni personaggio, ogni dialogo era già chiaro nella sua mente e non aspettava altro che essere messo per iscritto.
Finalmente il suo portatile avrebbe avuto qualcosa di cui gioire.
 
Pacey spense il televisore.
- non è stato un grande film.. Joey – disse girandosi verso la ragazza.
Sorrise. Si era addormentata. Stava scomposta, disordinata sul divano, con un braccio che pendeva e la bocca lievemente aperta. Adorabile.
Pacey le rimboccò le coperte.
Le si avvicinò e le diede un piccolo bacio sulla bocca.
- era tutta la sera che volevo farlo.. – le sussurrò guardandola
- perché.. sai.. tra noi è passato tanto tempo e tu sei cambiata e io sono cambiato.. ma una cosa non è cambiata e credo non cambierà mai… la voglia di baciarti.. – continuò rimboccandole le coperte e sedendosi accanto a lei a contemplarla mentre dorme.
 
Joey accese il computer bevendo dalla sua tazza fumante.
Era passato un giorno dal suo incontro con Pacey ma non faceva altro che pensare a lui…
“ c’è posta per te” disse il computer.
Joey guardò la posta, era un messaggio molto lungo da un indirizzo sconosciuto.
Un virus? Sarebbe stato scovato dal anti-virus…
Era troppo curiosa, aprì il messaggio.
Diceva solo una cosa.
“ I remeber”…
Joey un po’ perplessa aprì l’allegato e iniziò a leggere…
 
Joey si asciugò una lacrima.
Dawson. Il solito vecchio romanticone. L’ultima speranza dell’isola che non c’è. L’unica persona al mondo che come regalo ti fa una sceneggiatura.
Una sceneggiatura basata sulla tua e sulla sua vita.
Era unico, era magico, era semplicemente Dawson.
Joey prese il telefono.
 
- pronto? – rispose Pacey
Joey ebbe l’istinto di mettere giù.
- sai… in teoria dovrei mettere giù…. - disse
- perché? – chiese Pacey sorridendo al vuoto
- sai… quando stavamo insieme… mi mancavi sempre.. allora io ti chiamavo e tu rispondevi e io mettevo giù. Il solo sentire la tua voce mi tranquillizzava e non te l’ho mai detto perché mi sembra una cosa molto stupida e da fidanzata morbosa… - disse
- effettivamente lo è.. ma è anche molto dolce… -
- dici? -
- certo.. ognuno ha le sue fissazioni morbose… io per esempio collezionavo le tue spazzole -
- cosa? – chiese Joey sorridendo
- sai quella notte alla baita? Pensavo che mi dovessi ricordare di quella notte e così la mattina presi la prima cosa che me la ricordava… la tua spazzola – disse Pacey
- veramente? -
- certo.. poi quando venivi da me e usavi la mia diventavo pazzo, certe volte ti frugavo nella borsetta per trovare le tue spazzole.. -
- adesso si spiegano tutti quelle spazzole scomparse… - disse Joey
- ognuno ha i suoi segreti più imbarazzanti… - commentò Pacey
- già… esploreremo questo meandro della psiche umana un altro giorno… -
- concordo…perché mi chiami? -
- bhe.. sai… mm… niente - disse
- mi hai chiamato per niente? -
- già… adesso devi andare.. un bacio.. – disse mettendo giù.
Joey sospirò. Era passato tanto di quel tempo dal 4 anno di liceo ma sembrava che niente fosse cambiato. Da quel momento tutto era cambiato.
L’amicizia secolare di Pacey e Dawson si era irrimediabilmente rotta e in lei era nato un insensato senso di colpa che la affliggeva tutte le volte che sentiva qualcosa per Pacey o che frequentava Dawson.
Voleva tornare a Capeside.
Voleva rivedere il suo vecchio liceo, fare una gita in barca sul fiume, rivedere i luoghi dove era cresciuta e annusare quel profumo di frittelle calde che veniva dal B&B.
E sapeva che queste cose le doveva fare da sola, senza l’aiuto di Pacey.
Ma sapeva anche che il ragazzo si sarebbe sentito tradito sapendo che lei era a Capeside.
Era meglio recarsi a Capeside senza dire niente a Dawson che stava a L.A o Pacey che stava a N.Y., era una cosa che doveva fare da sola.
 
 
Com’era bella Capeside quel giorno.
Joey uscì dalla porta del B&B sorridendo.
Era tornata a Capeside…
Era il momento di tornare alle sue origini, ai posti che l’avevano creata, ai posti che l’avevano aiutata a crescere.
 
 
Joey si sentiva piuttosto stupida. Stava percorrendo gli affollati corridoi della Capeside Hight School. Quanti ricordi….
Quella scuola non sarebbe mai cambiata…. Come le persone che la frequentavano.
Joey per sbaglio quasi schiaccio i piedi ad un giocatore di football che assomigliava in maniera impressionante a Cliff.
Joey si avvicinò agli armadietti e gli oltrepassò velocemente sorridendo.
Si soffermò ad uno, sorridendo, si poteva riflettere sul metallo lucente e chiuse gli occhi.
Gli riaprì.
Al posto del suo riflesso c’era il riflesso di una Joey sedicenne.
Portava i capelli scuri ben pettinati, un maglione a righe e un paio di jeans logori, appoggiata alla spalla una cartella.
Joey la guardò e appoggiò una mano all’armadietto, la sua immagine la imitò.
Le due Joey rimasero a contemplarsi sorridendo.
Era passato così tanto tempo e lei era così cambiata tanto da poter quasi dire che la sua copia sedicenne che le stava imbronciata davanti fosse un'altra persona.
A quell’età era scontrosa, insicura e acida. Si sentiva brutta e poco amata. E appena qualcuno cercava di rompere il suo universo ovattato tirava fuori le unghia. Era un amica leale e una sarcastica compagna di avventure.
Le due Joey rimasero immobili a guardarsi con l’unica cosa che le accomunava: quegli enormi occhi penetranti.
- hey potresti gentilmente levarti dal mio armadietto? – disse una voce alle sue spalle
Joey si scostò e si voltò, una ragazza con un top plastificato rosa la stava fissando masticando rumorosamente una cicca.
 
Pacey appoggiò soddisfatto i piedi al suo tavolo.
Guardò il suo computer e si vergogno un po’. Come sfondo aveva una foto di infanzia.
Si vedevano Joey Dawson e lui all’età di 9 anni.
Dawson aveva una buffa zazzera bionda e quello sguardo da eterno sognatore che lo avrebbe caratterizzato, sorrideva alla macchina fotografica. Vicino a lui stava un piccolo Pacey, con l’aria strafottente, che porgeva un inchino verso la camera.
Aggrappata a Dawson stava la piccola Joey. Imbronciata ma felice, forse inquieta che guardava la macchina con quei suoi profondissimi occhi.
Chissà cosa stava facendo Joey in quel momento?
La sua Joey…
Quella ragazza era un portento. Bastava guardarla e il mondo sembrava più bello. Come aveva fatto a sopravvivere senza quello sguardo?
Prese il cappotto e digitò un numero.
- pronto? – disse una voce
- buongiorno posso parlare con la signorina Potter? – chiese Pacey sorridendo
- mi dispiace ma Joey non lavora più qui -
- okay.. la chiamerò a casa.. – disse lui
- temo che non la troverai…. È partita per una città… Cipsides.. qualcosa del genere… adesso non ricordo bene… Capeside! È partita per Capeside! … capito? .. hey?? … c’è qualcuno?? Hey??? – Ma Pacey aveva già riattaccato.
 
 
Il porto di Capeside non era cambiato.
Le barche erano ancorate in maniera disordinata, l’acqua del mare brillava e luccicava creando svariati riflessi.
Joey guardò una barca a vela e non fece a meno di pensare alla True Love…
La ragazza si alzò e percorse le stradine di Capeside.. quanti ricordi le riaffioravano alla mente…
Fino a che arrivò ad un muro.
Lo osservò sorridendo. La vernice era quasi completamente sbeccata e si intravedevano poche lettere…
Joey ricostruì con la sua mente la frase.
“ ASK ME TO STAY”. Le sembrava di essere di nuovo davanti a quel muro, con una salopette sporca di vernice e delle treccine disordinate.
Joey si sedette su una panchina. Aveva visitato quasi tutti i posti più importanti della sua adolescenza: la scuola, le vie della città, l’Icehouse, il porto, il muro… le mancava solo un luogo probabilmente il più importante e significativo.
 
I remember…
Dawson ricordava tutto e per non dimenticarlo l’aveva messo per iscritto sotto forma di copione. Era da qualche giorno prima che aveva iniziato a stendere il copione e ormai era a buon punto. Aveva lavorato senza sosta senza quasi mai lasciare la sua stanza e se lo faceva era solo per ricordare meglio i luoghi e i dialoghi della sua adolescenza.
Era bello scrivere quel copione, era come rivedere la sua adolescenza, trascriverla e analizzarla da un punto di vista più adulto e responsabile.
Il ragazzo si strofinò gli occhi e continuò a battere al computer.
Sentì un rumore che proveniva dal tetto, probabilmente un gatto.
Una lieve aria che proveniva dalla finestra gli faceva il solletico sui capelli e improvvisamente la stanza fu riempita da un forte profumo.
 
Joey entrò dalla finestra silenziosamente sentendosi come una ladra. Era a casa di Dawson senza che ci fosse il suo proprietario.
Ma quando la ragazza alzò lo sguardo vide Dawson.
Era un miraggio. Era bellissimo. Era Dawson.
Indossava un paio di pantaloni marroni larghi e una felpa grigia. Sopra la felpa portava una t-shirt piuttosto larga, il tipico abbigliamento da lui.
Sedeva scompostamente davanti alla scrivania, con davanti un computer portatile. Una mano che batteva velocemente sulla tastiera e un mano che toccava la collanina.
Gli occhi profondi fissi sul computer immersi nella loro infanzia.
Joey si avvicinò lentamente e silenziosamente alla schiena di Dawson e rimase senza fiato leggendo cosa scriveva l’amico.
 
Sam: siamo cambiati troppo e io non posso più dormire con te…
Colby: perché no?
Sam: io ho il seno!
Colby: cosa?
Sam: e tu hai i genitali!
Colby: gli ho sempre avuti!
Sam: ma non così grossi!
Colby: e tu come fai a saperlo?
Sam:
 
Dawson si soffermò un attimo. Non ricordava bene per quale motivo Joey lo sapeva.
Respirò profondamente.
- cosa ha detto? - sussurrò
Joey gli posò le mani sugli occhi aspettando una reazione.
Dawson si prese un bello spavento, credeva di essere solo.
Sentì delle mani che gli impedivano la vista.
- ancora con questi giochini? - disse
- okay… dai mamma basta.. – continuò sorridendo
Joey fece un rumore simile a un no.
- immagino che io debba indovinare chi sei…. – disse Dawson
- Lily? Grams? Mamma? – tentò di indovinare
Joey non disse nulla.
- okay.. ma ho diritto ad un aiutino… dimmi qualcosa.. un indizio… - disse.
Joey sorrise e con una mano chiuse gli occhi di Dawson e con l’altra digitò qualcosa sullo schermo.
Quindi rimanendo dietro la schiena di Dawson mollò la presa.
Dawson lievemente divertito ma anche curioso osservò la scritta sul computer senza voltarsi.
“ mani lunghe…. “
Dawson collegò tutto. La finestra aperta, la scritta sul computer, il passo felpato, il gioco infantile.
Il profumo della stanza…
- Joey…- disse voltandosi. La vide.
Fu un tuffo al cuore.
Anche se aveva passato gli ultimi due giorni a ricordare il viso dei suoi vecchi amici e le loro caratteristiche fu una sorpresa, un ricordo rivederla.
Era molto bella.
I due si guardarono per un lungo secondo poi Joey si avvicinò a lui e gli scoccò un bacio sulla fronte.
- mi sei mancato – disse sorridendo raggiante
- tu di più.. – disse lui alzandosi ed abbracciandola.
 
- ricordi quando dicemmo che nella vita precedente siamo stati sposati? -
- come dimenticarlo? – rispose Dawson dall’altro lato della stanza
- vieni qui a farti riabbracciare maritino.. – disse lei avvicinandosi a lui e abbracciandolo forte.
Dawson era così felice di vederla che la prese e la tirò su facendole fare il giro della stanza per cadere sul letto uno sopra l’altra, si guardarono negli occhi.
Questo non doveva accadere.
- questa stanza.. quanti ricordi.. – disse Joey, Dawson si scostò sdraiandosi accanto a lei
- è incredibile quanto una stanza possa dire della vita di una persona. Quello che ero, quello che siamo stati e quello che sono è tutto rinchiuso in questi pochi metri -
- io ho sempre adorato questa stanza – commentò Joey sorridendo
- lo so.. – disse Dawson guardandola negli occhi.
 
Pacey era tornato a Capeside. Il suo incubo. In quella città era sempre stato considerato un perdente.
La pecora nera dei Witter, lo sfigato della scuola, il disastro di commesso.
Anche se molte cose di quella cittadina gli facevano nascere sentimenti amari, nel suo cuore quella era sempre la sua Capeside.
Pacey era arrivato al parco di Capeside con un chiaro intento: trovare Joey.
Non faceva altro che pensare a lei, al suo modo di muoversi, di parlare, di guardare…
Lo sguardo di Pacey era fisso nel vuoto…
Vide due bambini…
Una piccola bambina con i capelli biondi, gli occhi chiari e una gonnellina rossa e uno sguardo sognante stava giocando con una bambino con i capelli scuri e gli occhi profondi.
I bambini erano molto carini insieme, avevano un grande rapporto e si vedeva che si conoscevano da tanto.
Quei bambini gli ricordavano qualcosa.. qualcosa che non aveva mai avuto, qualcosa di perfetto, di dolce di infantile, un rapporto che lui stesso forse aveva rovinato o che forse aveva rovinato un suo rapporto.
- hey Lily! – disse il bimbo
Tutto gli sembrò più chiaro. Joey era venuta a Capeside per Dawson.
Era così strano. Credeva che le cose andassero bene tra loro ma Joey era scappata dal fantasma che aveva sempre complicato le cose tra loro.
Perché aveva sentito il bisogno di scappare da lui per andare da Dawson? Forse non provava i sentimenti che provava lui per lei.
Guardò di nuovo quei bambini. Erano così carini… così dolci… così impenetrabili.
Come si poteva mettersi in mezzo tra loro.
Era come vedere Dawson e Joey da piccoli infondo Alexander e Lily erano i loro discendenti.
Lui non sarebbe mai potuto mettersi in mezzo a loro perché loro avevano un rapporto privilegiato…
 
Joey stava andando al parco di Capeside a prendere il piccolo Alexander.
Lui e Lily erano diventati grandi amici e a quanto diceva Bessie erano i degni successori di Dawson e Joey.
Chissà se anche loro avrebbero vissuto i problemi esistenziali che avevano vissuto loro e chissà che anche loro sarebbero diventati una coppia.
Joey fischiettava felice avvicinandosi al parco.
Era nuovo come parco, una volta erano le rovine che poi erano state aperte e adibite a parco giochi per piccoli e luogo di incontro per adolescenti. Una bella idea, pensò.
Sentì delle voci e delle risa e entrò nel parco. Molti piccoli bambini si divertivano a rincorrersi e giocare, alcuni adolescenti brufolosi sedevano fumando la loro prima sigaretta e tutto sembrava così calmo e tranquillo.
Sulle panchine molti genitori e amici sedevano aspettando i loro figli e nipotini.
Joey vide Pacey. Stava seduto solo in una panchina con uno sguardo triste verso Lily e Alexander.
Joey si sedette vicino a lui.
- hey – disse dolcemente
- hey.. – rispose scontroso quello
- cosa ci fai qui? – chiese Joey
- volevo stare con te, ma a quanto vedo ho sbagliato.. - disse
- hai fatto benissimo – disse Joey
- non mi sembra -
- cos’hai Pacey? Perché sei scontroso? Sei turbato perché sono tornata a Capeside? Sei turbato perché io non sono turbata?- chiese Joey
- il fatto Joey è che sono turbato in un modo strano… vedi.. era da tanto tempo che non ci vedevamo e mi sembrava che tutto andasse per il verso giusto tra noi -
- infatti è così.. -
- allora perché sei scappata da me? – chiese Pacey
- non sono scappata da te. Sono tornata a Capeside. Sai improvvisamente ci siamo rivisti e con te sono tornati molti ricordi.. -
- di Dawson… - disse Pacey
- anche. Dawson è stato il mio migliore amico ed è una delle persone più importanti della mia vita -
- già. Tutte le volte che sta andando bene tra noi si mette in mezzo Dawson a sconvolgere tutto… - disse Pacey amareggiato
- sai che non è così.. -
- è così. E lo sarà sempre. E io finalmente ho capito perché e l’ho capito guardando questi due splendidi bambini. Tra voi c’è un rapporto speciale, un rapporto magico e platonico che io non oltrepasserò mai. Come competere con due persone che hanno dormito nello stesso letto fino a sedici anni? Come competere con due persone che sanno tutto dell’altro? Come competere con due anime gemelle? Come? -
- Pacey non tirare ancora fuori la storia delle anime gemelle.. ma non ti libererai ami di questo incubo? -
- no! No! Non mi libererò mai di questo incubo perché ci sarà sempre e io ci sbatterò sempre il muso. Perché è una specie di maledizione. Guarda questi bambini, sembrano la vostra copia! Questa sottospecie di relazione gli struggerà, gli distruggerà e li farà soffrire! Perché è una cosa chimica fra i vostri geni e io non so come e non so perché ma sarete sempre legati da qualcosa di platonico che io e te non avremo mai! Mai.. – disse Pacey allontanandosi veloce.
Joey non lo fermò neanche.
 
Il campanello suonò.
- JOEY!! Ci sono clienti! Vai a vedere!! – urlò Bessie
Joey si diresse alla reception.
- vuole qualcosa? – chiese mollemente
- avete una camera doppia e una per tre? Una per noi e una per i bambini… sa siamo appena arrivati a Capeside e la casa di mio padre è troppo piccola per tutti, che disastro.. -
- non si preoccupi ci sono rimaste giusto due camere… - disse Joey segnando sul registro
- Oh! Lei è un angelo! -
- non si preoccupi. A che nome? – disse Joey alla signora
- Witter. Emily Witter – disse lei sorridendo.
Joey alzò gli occhi sentendo quel nome.
- EMILY! – disse guardandola e riconoscendo la sorella maggiore di Pacey
- JOEY! Non ti avevo riconosciuta! L’ultima volta che ti ho visto eri una quindicenne complicata e adesso sei splendida! -
- grazie! Trovo bene anche te! Allora come te la cavi? – disse guardandola
- bene! Bene! Aspetta che ti presento i ragazzi! Non so se li consoci tutti! – disse chiamando i piccoli al rapporto.
- questa è Kendra, Sarah e questo è il piccolo Billy. Salutate Joey – disse Emily strattonando tre bambini.
Sarah aveva più o meno 10 anni, era alta, magra e bionda; Billy era il più piccolino e dimostrava più o meno tre anni e poi c’era Kendra.
Joey rimase immobile e ammutolita.
Quella piccola era il ritratto di suo zio versione femminile. Un volto sfacciato, piccole lentiggini e degli enormi occhi blu.
- ciao Joey! – dissero i bimbi all’unisono, tranne la piccola Kendra.
- chi sei? – chiese guardando male
- sono l’amica di tuo zio Pacey – rispose prontamente Joey
- sei la sua ragazza? – chiese lei
- no.. ma lo sono stata -
- sei carina.. meriti di meglio – disse lei guardandola sfacciatamente
- sta zitta Kendra…- disse imbarazzata Emily
- non preoccuparti. Questa ragazzina mi ricorda Pacey alla sua età, ha la sua stessa faccia tosta. Allora Emily, qual buon vento vi porta qui? – chiese lei
- io e Torn abbiamo deciso di trasferirci a Capeside. New York è un ambiente troppo turbolento per i piccoli e pensiamo che una tranquilla infanzia a Capeside sia la cosa migliore. Abbiamo comprato la casa ma non è ancora pronta. Passeremo qualche giorno qui al B&B e poi potremo trasferirci. Siamo così stanchi! -
- io no! Mamma voglio trovare dei nuovi amici! Voglio conoscere qualcuno! Non sono stanca! – disse Kendra
- troverai dei nuovi amici… ma non adesso. Mamma non ha tempo di portarti in giro – disse esasperata Emily
- se permetti.. potrei farle conoscere Alexander e Lily! – propose Joey
- non vorrei esserti di disturbo.. -
- è un piacere… e poi mi faresti anche un favore.. – disse Joey sorridendo a Kendra.
 
Pacey sedeva di nuovo alle rovine.
Non sapeva cosa fare o dove andare, la casa dei genitori era invasa dai suoi rumorosi nipotini e l’unico posto dove si era rifugiato era il parco.
Ecco arrivare Lily e Alexander.
Quei due erano proprio inseparabili.
Sentì una voce dietro di sé.
- Joey posso andare a giocare con Alex e Lily! Da quando me li hai fatti conoscere mi stanno simpatici! -
- certo che puoi Kendra, vai.. – disse una voce.
Joey si sedette vicino a Pacey.
I due rimasero per lungo tempo a vedere Kedra, Alexander e Lily giocare.
- scusami.. sono proprio uno stupido – disse Pacey
- meno male che te ne sei accorto.. – disse Joey sorridendo
tra i due calò il silenzio.
- sai perché così improvvisamente io ho riallacciato i rapporti? Mentre spolveravo la mia camera ho trovato una collanina. Una vecchia collana di Dawson , quella blu…  -
- quella che ti ha regalato in nome della vostra amicizia? – chiese Pacey
- proprio quella. E improvvisamente sono stata invasa dai ricordi e allora lo mandata a Dawson e la prima cosa a cui ho pensato sei stato tu. E ti ho mandato quel libro. Perché io non mi dimentico di te e non preferisco te a Dawson. Perché forse è vero che il nostro rapporto è una maledizione che ha colpito anche Lily e Alex, ma guarda Kendra. Ormai anche lei c’è dentro… - disse Joey indicando la bambina che stava inseguendo Alexander.
- già. Chissà quando sarà il momento di scegliere per Alexander… sceglierà la biondina o la brunetta? – disse Pacey guardando intensamente Joey come per aspettarsi una risposta
- non sceglierà. Perché quando sarà grande capirà che è stupido scegliere e che l’importante è non dimenticarsi di loro due e vedrai che prima o poi lo capiranno anche Kendra e Lily. Lo devono capire. – rispose lei
- ma forse Kendra chiederà il perché.. -
- e Alex risponderà che vuole troppo bene ad entrambe per scegliere e deciderà che anche se avrà relazioni lunghe o corte con Kendra piuttosto che con Lily non dimenticherà mai l’altra e che se loro devono accettarlo -
- ma se lui vorrà veramente bene a Kendra, perché farla soffrire? – disse Pacey paragonandosi alla piccola
- perché avrà capito che il passato è importante. Il passato è dentro di noi e ci ha formati. E che la cosa migliore è ritornare al passato senza però dimenticare il futuro. La vita è come un grande circolo e tutto torna da dove è cominciato ecco perché anche se lui amerà profondamente Kendra e vorrà stare con lei sicuramente vorrà mantenere il suo rapporto con Lily – rispose Joey guardandolo profondamente
- perché sono certa che la amerà. E amerà tutto in lei. amerà i suoi occhi blu, il suo viso strafottente e le sue battute – continuò
- ma se il suo rapporto con Lily tornerà al passato… anche il suo amore per Kendra lo farà? -
- si.. e no. Tornerà nel passato per ricordare ancor più vivo il suo amore.. -
 
 
- ne sei sicura? -
- ne sono sicura.. – rispose lei sorridendo
Joey lo guardò e lui la guardò. Lei gli si avvicinò e lo baciò delicatamente.
- … I remember… - disse ribaciandolo.
 
Tutto torna alle suo origini.
Quando le cose si complicano, quando i rapporti sono lontani, la cosa migliore è ricominciare da capo.
È meglio tornare dove è cominciato tutto.
- Due ragazzi.
Due anime profonde. Due anime gemelle che anche se appartenenti ad altri cuori saranno sempre unite.
- Una stanza.
Una stanza vecchia, famigliare, rassicurante.
- un film.
Un bel film, uno di quelli che si fanno sempre meno.
Joey e Dawson sedevano sul letto l’uno affianco all’altra.
I corpi cambiati, modificati dal tempo, ma i loro cuori sono gli stessi.
Le ultime immagini di un film.
- “ io sarò sempre qui…” adoro questo film. Ha vinto l’oscar, vero? -
Joey votò lievemente il volto verso Dawson, sorridendo.
Il ragazzo la guardò limitandosi  sorridere con gli occhi.
I soliti occhi da Dawson, dolci, profondi, scuri.
I due si guardarono per un lungo secondo, felici.
Poi Dawson prese il telecomando e guardando lo schermo spense la tv.
L’immagine sfumò in nero.