Dawson’s Creek
Episode 611 – Day Out of Days (giorno per giorno)
Transcribed by Chris Uecke
[Scena: il set del Film.
È l’ultimo giorno di riprese, e tutti sono riuniti per
l’ultima riunione. Todd è in piedi e inizia a fare un discorso a tutta la
squadra.]
Todd: tempo di conclusione delle riprese, per favore, Dawson?
Dawson: 12:07 A.M.
Todd:
allora cos’è, lunedì? 12:07 A.M. di un giorno di Gennaio, e ce l’abbiamo
fatta, gente. Abbiamo finito la fotografia fondamentale.
[applausi di tutti]
Todd: allora, nonostante non sia da me, vorrei cogliere l’occasione per
ringranziare tutti per il duro lavoro e per proporre un brindisi. A noi e al
nostro film. salute.
[tutti applaudono e alzano I calici di champagne]
[Todd si allontana da Dawson e da dietro le spalle di Dawson arriva Natasha.]
Natasha: è strano, vero, che tutto questo sarà finito per domani, come non
fosse mai esistito?
Dawson: Hey.
Natasha: bel discorso, comunque. E non provare nemmeno a far finta che fosse
un’idea di Todd, perché quel discorsetto (ndr non sono sicura ma ha senso così)
sapeva molto di te. sincerità, calore, ed un pizzico di qualcosa, non saprei.
Dolce-amaro? O era solo amaro?
Dawson: beh, le celebrazioni di fine riprese sono tutte cosi, no? So per certo
che ne sai più di me.
Natasha: allora, torni a L.A. domani, o no.
Dawson: già, con Todd. tu?
Natasha: volo pomeridiano. Max mi ha procurato una particina nel film di
Spielberg che sta girando. sai, si tratta di al massimo 2 giorni di lavoro, ma
chi lo sa? Magari mi porterà verso cose più importanti.
Dawson: conoscendoti, Natasha, sono sicuro che sarà così.
Natasha: atteggiamento un po’ aggressivo? Una pausa nel contegno così
professionale che hai coltivato dall’anno nuovo?
Dawson: non tutti al mondo recitano ogni secondo della loro vita, sai.
Natasha: No, forse no, ma a Hollywood, lo fanno. comunque, addio, Dawson. Buona
fortuna per il tuo futuro. Ho una strana sensazione su di te.
Dawson: e sarebbe?
Natasha: che ne avrai bisogno (ndr. di fortuna).
Dawson: certo.
[sigla iniziale]
[pubblicità]
[Scena: Hell’s Kitchen. Joey nel retro parla al cellulare.]
Joey: [lunedì] ciao. Sono io. Um, sono tornata a scuola. Cioè, ero tornata.
[Flash al martedì nel bar] non volevo chiamarti, perchè, sai com’è, tu non
hai chiamato me, e posseggo una cosa che si chiama orgoglio, tuttavia
apparentemente non abbastanza perché la spunti tu ok? Sto facendo la tipica
ragazza che ti chiama. E ripensandoci, sai, non credo che Natale sia andato così
male, se gli dai un voto su una scala alla “chi ha paura di Virginia Wolf”(ndr.
Film che parla di una coppia che litiga violentemente). ma, um, comunque,
probabilmente sei fuori a cercare lavoro, perciò chiamami quando puoi o quando
vuoi. Ok. ciao.
[attacca il telefono e esce dal retro passando per il tavolo da biliardo]
uomo: Hey , come hai fatto ad entrare, non sembri proprio avere 16 anni.
Harley: la gente pensa che ne abbia 16, ma, duh, ne ho assolutamente 18.
[Joey si ferma riconoscendo la voce della ragazza quando passa vicino al
biliardo]
Joey: forse intendi 15? Un piacere parlare con voi ragazzi.
[prende Harley per il braccio e la porta via]
Harley: ahi! Maniaca.
Joey: Harley, che ci fai qui? Credevo che le vacanze di Natale fossero finite da
un pezzo per la cricca di Britney e Christina. (ndr. LOL)
Harley: non sono in vacanza. sfortunatamente, vivo qui adesso. allora, dov’è
Eddie? È l’unica persona carina che conosco a Boston, e mi deve ancora un
affogato alla birra.
Joey: aspetta un secondo. Vivi qui a tempo pieno adesso? Cioè a tempo pieno con
tuo padre?
Harley: si. Perchè sorridi?
Joey: scusa. È che tuo padre è una persona così meravigliosa, che si merita
di avere una figlia adolescente bene educata, di buon carattere che viva con lui
a tempo pieno. E già che ne parliamo, perché non sei a scuola?
Harley: se te lo dico, mi dirai dov’è Eddie?
Joey: parla.
Harley: Ok, d’accordo. Ero in gita è ho fatto sega. Lo faresti anche tu, se
la tua intera vita fosse stata rovinata dal desiderio improvviso di tua madre di
andare a fare ricerche in Bangladesh.
Joey: Harley, la tua vita non è rovinata. Stai solo facendo la melodrammatica.
Harley: già. Come se sapessi cosa vuol dire avere la vita rovinata?
Joey: ascolta, non è qui, ok? Eddie. E ad essere onesta, non so dove ia
esattamente.
Harley: mioddio, non posso credere che hai rovinato le cose con lui. Era
meraviglioso. Più che meraviglioso.
Joey: ascolta, vado a prenderti un affogato, e poi devi tornare a scuola. Non mi
interessa quanto sia infelice. E’ la vita. La vita è infelice.
[Scena: acquario di Boston. Pacey entra nell’acquario, e comincia a
passaggiare guardando le grandi vasche.]
donna: Hey, ragazzi. Hey, state con I vostri compagni, ragazzi. State con I
vostri compagni. Andiamo.
[mentre cammina per uno dei corridoi vede Emma seduta su una panchina che
disegna su un blucco e ascolta la musica con le cuffie, la raggiunge]
Pacey: Ok. Non dovresti fare una cosa del genere in un museo?
Emma: Oh, santo cielo.
Pacey: scusa. Non volevo spaventarti.
Emma: beh, l’hai fatto. Non è proprio il tipo di luogo in cui ti aspetti di
incontrare agenti di cambio.
Pacey: lasciami in pace, vuoi? Sono in pausa pranzo. Ti spiace se mi siedo?
[va per sedersi accanto a lei, e lei gli fa cenno di andare verso la panca di
fronte.]
Emma: No, prego, ma non sederti troppo vicino.
Pacey: lo so, quella irresistibile attrazione fisica che ti assale, huh?
Emma: No, non è esattamente così.
Pacey: davvero?
Emma: No. non voglio che nessuno sappia, uh, che sei con me.
Pacey: grazie.
Emma: [ride] che ci fai qui, comunque?
Pacey: lavoro qui vicino. Vengo sempre qui. Ma la domanda migliore è cosa ci
fai tu qui?
Emma: ammazzo il tempo fino alla 1:00.
Pacey: cosa succede alla 1:00?
Emma: beh, dovresti saperlo, dato che vieni sempre qui.
Pacey: nell’ora di pausa pranzo, che è alle 12. quindi vengo qui, faccio una
passeggiata, mangio un pezzo di pizza, e sono fuori per le 12:45.
Emma: Ah, torni al lavoro.
Pacey: già, per questo la chiamano ora di pausa. perchè, sai, se mi
trattenessi oltre la 1:00, nel tempo che ci metterei a tornare in ufficio, la
chiamerebbero ora e mezza di pausa, e non si può fare, non ti pare?
Emma: allora non voglio trattenerti.
Pacey: scusami?
Emma: sono le 12:46.
[guarda verso l’orologio sul muro, e vede che sono le 12:46]
Pacey: Oh. giusto. giusto. Allora ci... ci vediamo a casa.
[Scena: Telefono Amico. Jen parla al telefono, mentre CJ è seduto di fronte a
lei con una lavagnetta in mano.]
Jen: beh, certo che fa schifo. Per questo la chiamano vita. E cos’è se non
una serie interminabile di giorni che ti intorpidiscono la mente, uno sopra
l’altro. allontanamento, disperazione—questi sono gli effetti secondari
naturali del vivere in una società meccanizzata—
CJ: Ok, stop.
Jen: Stop?
CJ: già. Um...
molta gente si deprime in questo periodo dell’anno. Non penso che chiamino qui
sperando di parlare con Kierkegaard.
Jen: ma hai detto che è stato un grande filosofo.
CJ: si vabbè. ascolta, io non, non voglio litigare, ok? Io mi irrito, e tu
diventi difensiva. Passiamo alla prossima.
Jen: No. meglio di no. Io mi ritiro.
CJ: non puoi ritirarti. Non hai nemmeno cominciato. È il primo giorno di
training. La tua prima ora.
Jen: si, beh, se il training consiste nello stare seduta qui per una settimana
ad ascoltare che fai il superiore con me—
CJ: faccio questa cosa da 2 anni.
Jen: fantastico. beh, forse la tua competenza sarà utile quando arriveremo alla
situazione ipotetica che coinvolge del sesso occasionale e un paio di biondine.
CJ: forse hai ragione su una cosa. Finiamo di lavorare per oggi. quindi, torna
domani o non tornare, ma qualsiasi cosa decidi, dovrebbe riguardare te, non me.
[Scena: in clinica. David parla con una infermiera, mentre Jack è seduto su una
panca che aspetta impaziente.]
David: Ok. Questo andrà bene. grazie.
[David torna da Jack.]
David: Dannazione.
Jack: che c’è?
David: Oh, non ci sono riviste decenti da leggere.
Jack: tutto qui? Voglio dire, non sei nervoso per tutto questo.
David: Oh, è facile. L’ho fatto, tipo, un milione di volte.
Jack: milione?
David: più o meno. Sarei un consulente piuttosto ipocrita se non praticassi
quello che predico.
Jack: giusto.
David: seriamente, non è una grossa cosa. E la parte più imbarazzante è
quando ti chiedono che tipo di comportamento ad alto rischio hai avuto negli
ultimi 3 o 6 mesi. L’unica cosa che mi è venuta in mente è stato mangiare
carboidrati dopo le 9 di sera e attraversare la strada distrattamente.
[l’infermiera si avvicina a loro.]
infermiera: Jack McPhee?
David: va tutto bene.
[Scena: ufficio dell’Hollywood Studio. Un dirigente sta leggendo da alcune
schede che ha in mano mentre cammina intorno al tavolo, dietro Dawson e Todd
sono seduti e lo ascoltano parlare del loro film. Parecchi altri dirigenti sono
presenti.]
dirigente: splendidamente noioso. Dolorosamente noioso. Intorpidentemente
noioso.
Todd: capisco, e cosa proverebbero queste piccole schede? Oltre al fatto che hai
mostrato in anteprima tutta la dannata cosa?
dirigente: provano che non abbiamo finito di girare. Ecco cosa provano.
Todd: filmare di nuovo?
dirigente: assolutamente. Più sesso. Più violenza. Forse un piccolo inganno
nella trama che non sia prevedibile dalla prima scena. Voglio dire, ovviamente,
l’obiettivo qui è cercare di rendere questa dannata cosa guardabile.
Todd: capisco. quindi, stai definendo il mio film inguardabile?
dirigente: non devo farlo. L’hanno fatto loro. Vuoi che ne legga ancora?
Todd: No, non sarà necessario, grazie. [prende un pacchetto di sigarette dalla
giacca] qualcuno ha da accendere? Se devo stare qui seduto a prendere consigli
artistici da un qualsiasi tom, dick o harry in Tarzana (ndr. In california) che
non aveva niente di meglio da fare lo scorso mercoledì sera, avrò decisamente
bisogno di un po’ di nicotina , giusto? Accendino, per favore, Dawson.
[mette la mano nella tasca, prende qualcosa e la mette nella tasca del giaccone
di Todd prima di alzarsi]
Dawson: Um, sapete una cosa? Vado a prenderne uno.
[va nell’atrio, prende un telefono e fa una chiamata]
Dawson: forza. Rispondi al telefono.
[il cellulare squilla e Todd si guarda intorno per vedere da dove viene il
suono.]
Dawson: metti la mano nella tasca e prendi il cellulare.
[mette la mano nella tasca tira fuori un cellulare e lo guarda tipo questo da
dove salta fuori]
Todd: pronto?
Dawson: stai zitto prima di peggiorare le cose e vieni qui.
[Dawson attacca, e Todd guarda il telefono .]
Todd: pronto? pronto?
[Todd attacca il telefono e si alza]
Todd: scusatemi.
dirigente: Whoa! Whoa! Whoa!
Dove
credi di andare?
Todd: Oh, mi spiace. Non voglio essere scortese. C’è un altro idiota
nell’atrio che richiede la mia attenzione.
[Scena: fuori nell’atrio. Dawson aspetta e Todd lo raggiunge infuriato.]
Todd: che diavolo credi di fare?!
Dawson: cosa credo—cosa stai facendo tu? Ti stai scavando una fossa di là più
grande delle mine di catrame di La Brea (ndr. Sempre in california).
Todd: ti è mai saltato in mente che questa sia la mia intenzione?
Dawson: non vuoi lavorare mai più?
Todd: abbiamo il controllo qui. Siamo noi che prendiamo le decisioni.
Dawson: si è tutto molto belle eccetto una cosa.
Todd: che cosa?
Dawson: I soldi sono loro. senti, mi hai portato qui per la mia abilità di
rimanere calmo nei momenti di crisi, giusto? beh, eccoci qua. Questa è una
crisi perchè se non torni di là e fai finta di essere felice di dover
rifilmare, prenderanno qualcun’altro per farlo, qualcuno che potrà rovinare
questo film.
Todd: e credi che sarebbe una grossa tragedia?
Dawson: si. senti, forse sono ingenuo a credere che questo intero sistema,
questo intero processo, possa produrre qualcosa che sia una tacca sopra al
mediocre, ma voglio che questa cosa sia buona. Voglio che sia tanto buona quanto
lo può essere, e non penso che sarei rimasto qui a lavorare per te tutto il
tempo se tu non avessi voluto la stessa cosa.
[Scena: nella sala riunioni. Dawson e Todd sono tornati e sono seduti
pacificamente ad ascoltare il discorso del dirigente.]
dirigente: dunque, abbiamo calcolato 3 giorni di riprese in un teatro di posa
qui a L.A., budget molto limitato. L’idea principale è di, uh, trovare un
altro finale. Qualcosa di guardabile. O almeno, qualcosa che abbia senso. ora,
non ho idea di cosa sarà, ma Heather qui sembra piuttosto fiduciosa che dati
abbastanza nicotina, caffeina e alcool, sarai in grado di tirare fuori qualcosa.
Todd: beh, questo, uh, è molto benevolo da parte sua. grazie, tesoro.
dirigente: Mm-hmm. D’accordo, Todd, come pensi che sarà il finale?
Todd: beh, capisco da dove venite. capisco. Capisco da dove venite. Capisco come
lei e persone come lei, persone di intelligenza inferiore, possano essere un
po’ confusi dal mio film. E capisco anche come mai lei non abbia nessuna nuova
idea tutta sua su come migliorarlo, perché, dopo tutto, non è proprio nel
campo di avere idee, giusto? Oh, capisco. Lei pensa di esserlo. beh, non lo è.
Lei è nel campo della critica delle idee degli altri. Ed è questo il motivo,
dopo aver considerato attentamente, per cui le sbatterò in faccia la sua più
generosa offerta per andarmene. addio, e buona fortuna con i vostri futuri
sforzi.
[pubblicità]
[Scena: classe del Professor Hetson. Siamo a mercoledì. Il Professor Hetson sta
tenendo una lezione e sta concludendo, Joey cerca di fare attenzione, ma ha
altre cose per la testa.]
Hetson: beh, allora, dato che nessuno se la sente di cogliere la sfida retorica
di convincermi che Norman Mailer sbagliava quando respingeva tutte le scrittrice
considerandole illeggibili, direi che abbiamo finito per il mercoledì.
[tutti cominciano ad andarsene, e Hetson comincia a preparare la sua borsa,
quando Joey gli si avvicina timidamente.]
Hetson: Oh. Non può essere Joey Potter. Immagino che una D non sia più
sufficiente per buttare fuori da Worthington qualcuno.
Joey: che dolce, davvero, il suo sbalorditivo interesse per il mio futuro, ma
non è esattamente il motivo per cui mi sto esponendo alla sua personalità
tossica.
Hetson: ottimo. Salterò direttamente alla parte dove ti informo che no, non
importa qunate volte lo chiedi, non ti sarà mai possibile abbandonare questo
corso senza perdere I crediti del primo semestre.
Joey: senta, non voglio stare qui a parlarle più di quanto lei non voglia
ascoltare me. Devo solo dirle che sua figlia... beh, potrebbe non essere
felicemente al sicuro all’accademia Milton come lei attualmente pensa.
Hetson: cosa significa?
Joey: sta saltando le lezioni, ok?
Hetson: sono un po’ confuso sul perchè me lo stai dicendo.
Joey: e’ venuta al bar ieri, in fuga da qualche gita, e… dio solo sa dove è
andata quando è uscita. credo... ma mi dica che sono matta, credo solo che
queste siano cose che il padre di una ragazza di 15 anni che vaga per le strade
di Boston debba sapere.
Hetson: il significato nascosto qui sarebbe che queste sono cose che un padre
dovrebbe sapere se prestasse attenzione.
Joey: non ho detto questo.
Hetson: non ce n’era bisogno. senti... ti dico una cosa. [sospira] facciamo un
altro dei nostri famosi patti. Tu stai fuori dalla mia vita, e io farò del mio
meglio per stare alla larga dalla tua.
Joey: con piacere. sa, mi spiace per l’intromissione. Credo di essere stata
abbastanza ingenua da pensare che tutto ciò riguardasse qualcosa di diverso dal
suo gigantesco amor proprio maschile.
[Scena: l’acquario di Boston. Pacey e Emma il giorno successivo camminano in
uno dei percorsi chiacchierando.]
Pacey: quindi stai dicendo che non ti da fastidio, tutta la faccenda dell’ingiustizia-della
vita- come stress- ripetitivo?
Emma: No, mi da fastidio, ma nulla ti prepara meglio ad una vita di noia che
intorpidisce la mente e ripetitività come studiare musica da bambino.
Pacey: lezioni di Piano?
Emma: Violino.
Pacey: Yeesh.
Emma: già. Mia madre insegnava pianoforte, tuttavia, ad una serie piuttosto
varia di stupidi che avevano tutti una cosa in comune: erano allergici ai cani.
Pacey: quindi avevi un pesce.
Emma: vasche piene. allora, qual è la tua, allora?
Pacey: la mia cosa?
Emma: la tua scusa per venire qui tutti I giorni. Non può essere solo una
questione di vicinanza geografica.
Pacey: No, non lo è. è, uh... è piuttosto come la tua, in realtà. È una
sorta di finestra sulla persone che un tempo ero.
Emma: una volta eri un’altra persona?
Pacey: più di quanto sono sicuro che non sei nata con icapelli rosa, non sono
il tipo moderato che pensi io sia.
Emma: non lo sei?
Pacey: No, non lo sono.
Emma: provamelo. rimani.
Pacey: rimanere qui?
Emma: dai, non credo che prenderti un pomeriggio libero manderà il capitalismo
a stridere sulle ginocchia.
Pacey: No, probabilmente no, ma mi catapuletrà in cima alla lista delle persone
da licenziare di Rich Rinaldi.
Emma: già, questa si che è una enorme tragedia.
[mette la mano in tasca, prende il cellulare e glielo da]
Emma: ecco. chiamali. Digli che, non so, stai male o roba simile.
Pacey: lo stai dicendo seriamente?
Emma: già. La domanda è: e tu?
Pacey: [ride]
[digita il numero]
Pacey: salve. Posso parlare con Rich Rinaldi, per favore? [tossisce]
[Scene: Telefono Amico. Jen è di nuovo al telefono, mentre CJ è seduto vicino
con una lavagnetta.]
Jen: ok, bene, se quello che mi stai dicendo è vero, cioè che—hai fatto
sesso non protetto con 17 donne negli ultimi 3 mesi, allora penso certamente che
sia una buona idea fare il test. Sia tu che tutte quelle donne sexy con cui sei
andato a letto.
[la telecamera passa oltre CJ e vediamo David al telefono seduto ad una
scrivania non lontana che sta proprio parlando con Jen.]
David: cosa? come? Me ne sono fatte di ragazze sexy in gioventù.
CJ: Hey, ti credo.
David: grazie. Non posso credere di essermi offerto volontario per aiutarvi per
poi essere criticato sulla mia abilità di recitare.
Jen: Oh, per favore, non potrai mai essere etero. Il tuo cuore è troppo grande,
così come il tuo cervello.
David: [ride] è ostile (ndr. Riferendosi a Jen).
CJ: te l’avevo detto.
Jen: potreste non parlare di me come se non fossi nella stanza. Allora.. ho la
mia rabbia. C’è qualcosa di male ad esprimere le proprie emozioni?
[Jack arriva e si avvicina a David]
Jack: ciao.
David: Hey!
Jack: scusa. Ho interrotto—
David: No, no, non c’è problema. abbiamo—abbiamo finito qui, credo.
CJ: già, sono le 4:00. abbiamo finito.
David: allora... ragazzi pensate di poter andare d’accordo senza di me domani,
o no?
Jack: Whoa, whoa, whoa.
Aspetta un momento. Vuoi dire che
l’unico motivo per cui te ne stai qui tutto il pomeriggio invece di passare il
tempo con me è che lei non riesce ad andare d’accordo con lui? Jen?
Jen: sei arrabbiato anche tu con me? Non puoi prestarmi il tuo ragazzo nemmeno
per una misera ora? È il tuo ragazzo? Vi siete già baciati? Mi sono persa
tutto questo per colpa delle vacanze di Natale?
Jack: incantevole. andiamo.
[Jack e David vanno via, e CJ guarda Jen.]
Jen: perchè mi stai guardando?
CJ: ostile.
[Scena: l’ufficio di Hollywood, sala riunioni. Dawson guarda verso
l’orologio poi sospira e guarda I fogli davanti a lui. I dirigenti sono lì e
sono parecchio impazienti. Sembra che stiano aspettando Todd che non si vede.]
Dawson: [sospira]
dirigente: Aha. Allora ha cambiato idea, non è vero? È tornato in sè? Non che
accetterò le sue scuse, intendiamoci.
Heather: allora dov’è?
Fermo nel traffico? Sta fumando?
Dawson: non esattamente.
Heather: Dawson?
Dawson: si. sapete, tecnicamente, veramente, non ci sarà oggi, uh, perchè
tecnicamente, non... sa che c’è questa riunione oggi.
Heather: hai organizzato tu la cosa?
Dawson: Um-- si.
Uh, tecnicamente.
Heather: [ridacchia] hai organizzato questa cosa per scusarti per lui, per
calmare le acque, per raccogliere i cocci del casino che ha combinato... come
hai sempre?
Dawson: già, una specie. ascolta, nessuno comincia con l’intenzione di fare
un brutto film. Todd vuole che sia migliore. So che lo vuole. E forse è troppo
orgoglioso per ammetterlo, ma ha circa 5 finali nella sua testa. E’ un
argomento di cui abbiamo parlato tutto il tempo, cose che si possono fare
facilmente in un teatro di posa in 3 giorni senza soldi.
dirigente: beh, tutto ciò è molto dolce e toccante, ma dato che non lo vedo
qui in ginocchio a chidere perdono, stai sprecando il mio tempo, amico.
Heather: a meno che—
dirigente: a meno che cosa?
Heather: a meno che la risposta ai nostri problemi non sia seduta di fronte a
noi.
dirigente: scusi?
Dawson: scusi?
Heather: so che suonerà folle, ma seguitemi un momento. Conosce le riprese che
abbiamo fatto. Conosce la sceneggiatura, gli attori, la squadra. Personalmente,
da ciò che ho visto, credo che possa farcela.
Dawson: aspetta un minuto. Aspetta un secondo.
dirigente: che c’è? Vuoi dire che non puoi farlo?
Dawson: No. sto dicendo che è folle.
dirigente: d’accordo, voglio farti una domanda. Ipoteticamente, se dovessi,
sapresti fare il regista delle nuove riprese di questo film?
Dawson: beh, si, ma non è—
dirigente: d’accordo. Chiama il suo agente.
Heather: non credo ne abbia uno.
dirigente: beh, allora non chiamarlo. Chiama sua madre e falle firmare un
documento di autorizzazione.
Dawson: aspettate un momento. asp—aspettate un secondo. È folle. Questo
non—non è il motivo per cui sono venuti qui oggi. Non è quello che volevo
succedesse.
Heather: beh, indovina un po’? è andata così. E dato che occasioni del
genere non capitano tutti i giorni, io prenderei il treno al volo. Scusami,
essere un regista non è l’adempimento del sogno che hai aspettato tutta la
vita?
Dawson: No, lo è. Lo è sicuramente, ma—
Heather: ci sentiamo.
[le porte si chiudono]
Dawson: Oh, mio dio.
[pubblicità]
[Scena: una spiaggia di LA. Jack Osbourne e Audrey camminano sulla spiaggia dove
c’è chiaramente stata una festa la sera prima.]
Audrey: allora siamo poi riusciti a capire di chi era la festa?
Jack: No. di qualche tipo,
Audrey: quindi immagino che non siamo riusciti a capire che giorno è. Ma dai!
Lascia perdere!
Jack: allora ci verrà a prendere il tuo amico? I voto per prendere un taxi.
Audrey: si, per pagarlo con cosa? Sai, il tuo essere famoso non mi rende meno al
verde.
Jack: cosa? Tu sei al verde?
Audrey: si, jack, Audrey Liddell è al verde. È così impossibile da credere?
Jack: Wow. Qualcuno qui deve pagare troppo per la droga.
Audrey: sai, contrariamente all’opinione popolare, non prendo droga.
Jack: si, vabbè. Sai, odio essere pronto a criticare come i tuoi amici strani
del college, ma per favore non strapparmi i polmoni dal petto quando starai
sotto PCP (ndr. Droga allucinogena).
Audrey: stai zitto, ti spiace? Sta arrivando.
Jack: chi? Il tuo amico?
Audrey: Dawson. Dawson leery.
Sono
in una situazione difficile con lui al momento, perciò se puoi evitare di
parlare di droga per, non so, la prossima mezz'ora—
Jack: cosa? Ripagherai il mio tempo?
Audrey: non lo faccio sempre?
Jack: allora stai dicendo che posso guardare nel cassetto della tua biancheria
non sorvegliato?
Audrey: No! è disgustoso! Staro seduta sulle tue gambe per tutto il viaggio
fino a casa, ok?
Jack: d’accordo. fico.
Audrey: ma una sola parola su qualsiasi genere di sostanza illegale, e te lo
puoi scordare.
Jack: Hey, so controllarmi.
Audrey: ci
crederò solo quando lo vedrò.
[Dawson cammina verso di loro.]
Jack: vado ad aspettare in macchina.
Dawson: Hey, Jack.
Jack: Hey.
Dawson: Hey.
Audrey: sei
arrivato.
Dawson: già. Mi hai chiamato, giusto?
Audrey: il fatto che recentemente ho distrutto la tua casa con un’automobile
deve essermi, uh, sfuggito di mente mentre digitavo il numero. Ho perso il
controllo, ok?
Dawson: quando, allora o in questo momento?
Audrey: entrambi, credo.
Dawson: che diavolo ci fai qui, Audrey?
Audrey: qui a L.A. o qui a questa strana festa?
Dawson: una dei due.
Audrey: non lo so. Un momento prima io e jack ci troviamo in un parcheggio
vicino al sunset a parlare con dei ragazzi in una limousine, e il minuto
successivo siamo qui, ed è mattina, e... [sospira] come ho detto, ho perso il
controllo, e... eri l’unica persona che conosco che si trovava nei paraggi e
che sarebbe stata sveglia a quest’ora.
Dawson: che mi dici dei tuoi.
Audrey: per favore.
Dawson: almeno sanno che la scuola è già ricominciata?
Audrey: No. non ero pronta a tornare l’altra settimana, quindi ho mentito un
po’. Non volevo affrontare il grande tribunale del giudizio. Però ora sono
pronta. E sarò buona da ora in poi, Dawson, lo giuro. solo... non essere
arrabbiato. cioè, non essere più arrabbiato di quanto tu non sia ora.
Dawson: [sospira] d’accordo. solo... dimmi che ti rendi conto di quanto sia
stupido salire in macchina con persone che hai conosciuto in un parcheggio.
[Scena: Hell’s Kitchen.
E’ il giorno dopo Joey è di nuovo nel
retro che chiama Eddie e lascia un messaggio in segreteria]
Joey: Hey, sono ancora io. Um, ascolta, capisco che mi stai evitando. Lo so.
Tanti giorni, niente chiamate. Cosa c’è di più chiaro? ma, um... ma sono
spaventata ora, perchè non capisco come mai non mi richiami. Non è da te, ok?
E credo di essere preoccupata che possa esserti successo qualcosa, perchè—anche
se ti fosse successo qualcosa, non ne saprei nulla, perchè, chiaramente, non
sono una persona molto importante nella tua vita. Quindi... potresti solo...
richiamarmi? Uh... richiamami appena puoi. ciao.
[attacca il telefono e torna nel bar e raggiunge Jack e David che sono seduti.]
Jack: Mmm... fortunata questa volta?
Joey: quando sono mai stata fortunata con i ragazzi?
David: ti richiamerà, Joey. So che lo farà.
Joey: Uh, si, si.
David: di solito c’è una spiegazione logica per questo genere di cose.
Joey: si, immagino. Hey, ragazzi potreste, um—
Jack: pagare il conto che sta qui da tipo, un secolo? già.
Joey: ragazzi siete i benvenuti a restare quanto volete. Solo che... non mi
sento molto bene. Vorrei tornare a casa prima.
Jack: si, non c’è problema. tieni. Ahem. Tieni il resto.
Joey: grazie. Grazie mille.
Jack: ciao.
[Joey li lascia soli.]
David: beh, è stato deprimente. Non c’è niente di più triste che guardare
qualcuno che aspetta una telefonata che chiaramente non arriverà mai.
Jack: Oh, certo che c’è. Ci sono gli orfani, orfani malati. In più, non
sappiamo se questo ragazzo non chiamerà.
David: Oh, per favore. Siamo ragazzi, no? con quanti ragazzi sei stato
spietatamente per poi non richiamarli?
Jack: un po’. ascolta, sono uscito parecchio questa estate, ok?
David: e?
Jack: e non ho richiamato alcuni di loro. senti, se l’avesse fatto un etero,
sarebbe stato disinvoltamente affascinate, sai? Incontri qualcuno, ok? Credi che
ti piacerà—
David: ma dopo un esame più da vicino, non più.
Jack: già.
David: ma solo dopo la parte dell’esame più da vicino.
Jack: fondamentalmente. Mi farai una ramanzina ora, o cosa?
David: ne vuoi una?
Jack: Non particolarmente.
David: bene.
Jack: bene.
[Scena: Hell’s Kitchen.
Joey esce dal retro con la giacca e si sta mettendo i guanti,
quando si accorge di Harley che sta accanto al biliardo a parlare di nuovo con
qualche ragazzo più grande.]
Joey: Ok. andiamo, Harley.
Fuori
di qui. Prendi la giacca.
Harley: scusa?
Joey: senti, non ho proprio l’energia di ripassare di nuovo per tutto questo
oggi. In caso tu l’abbia dimenticato, abbiamo già vissuto questa scena due
giorni fa.
Harley: già, e poi hai fatto la spia con mio padre, che mi ha messo in
punizione per un mese. Quindi ho pensato che l’unico modo per ripagarti fosse
di saltare di nuovo la scuola.
Joey: certo. Pensi davvero che ti lascerò qui con qualche potenziale stupratore
che pensa che tu abbia 18? Non credo proprio. Io vado. Tu vai. Andiamo adesso.
[Scena: l’acquario di Boston. È il giorno successivo, e Pacey e Emma si sono
incontrati di nuovo durante la pausa pranzo.]
Pacey: non posso credere che mi hai convinto a rimanere qui ieri per vedere
questo. Voglio dire, il pesce grande mangia il pesce piccolo. Cosa c’è di così
importante? E’ questo il motivo per cui trascini qui il tuo c**o tutti i
giorni?
Emma: beh, se fosse una grande azienda che mangia una piccola azienda, lo
adoreresti. E per la cronaca, non vengo qui tutti i giorni.
Pacey: ah no?
Emma: non
normalmente, no. Di solito solo quando ho i postumi di una sbornia.
Pacey: quindi, cosa è successo questa settimana? Qualche sorta di occasione
speciale?
Emma: senti. Mi sono solo chiesta per cosa sia tutto questo. Cioè se quello che
mi hai detto durante gli ultimi due giorni è vero, hai davvero cambiato la tua
vita, e non ho precisamente capito perchè.
Pacey: come diavolo faccio a saperlo? Perchè la gente cambia la propria vita?
Perchè la gente si schiarisce i capelli per lo stesso motivo?
Emma: per far arrabbiare la mamma. O per cercare di essere qualcun’altro?
Pacey: per me, si tratta della seconda.
Emma: e perchè vuoi essere qualcun’altro?
Pacey: perchè fa parte del crescere. Voglio dirtelo, Pacey a 15 anni era un
po’ idiota—brutto taglio di capelli, brutte camicie Hawaiane, sempre al
verde. Abbastanza ottuso da andare dietro a cose che sapeva che non avrebbe mai
avuto, comunque.
Emma: soprattutto donne, immagino.
Pacey: soprattutto... sebbene ci siano state alcune ragazze. E sei autorizzata a
chiamarle ragazze quando hanno 16 anni.
Emma: Hmm. Non che ti interessi cosa penso, ma... non credo che fosse malaccio,
questa persona che eri una volta. Mi semnra piuttosto carino.
Pacey: si, beh, forse lo era... saltuariamente.
Emma: Hmm, potrebbe ancora esserlo. Lascia il lavoro. Sbarazzati del pizzetto.
Fatti ricrescere il taglio di capelli orribile.
Pacey: cosa diresti se confessassi che ci ho pensato ultimamente?
Emma: non sono sicura che ti crederei. A meno che...
Pacey: a meno che cosa?
Emma: a meno che non ti presenti qui ancora domani, puntualmente, alla 1:00,
indossando qualche orribile maglietta Hawaiana.
[Scena: Telefono Amico. Jen parla al telefono mentre CJ è di fornte alla
scrivania che legge un libro.]
Jen: ascolta, sai perfettamente che non è vero, giusto? Voglio dire, solo perchè
una ragazza ha una relazione tutt’altro che perfetta con il padre, non
significa che non sarà in grado di sostenere una relazione significativa con
– pro – pronto? Pronto? Ha attaccato. La mia prima vera, non ipotetica
chiamata, e ha attaccato.
CJ: probabilmente qualcuno è entrato nella stanza. Tipo, sai, la compagna di
stanza. Si è imbarazzata ed ha attaccato.
Jen: No, stai solo cercando di farmi sentire meglio.
CJ: No, stavi andando bene.
Jen: perchè doveva essere proprio un problema di fidanzato cattivo? Perchè non
poteva essere un simpatico disturbo alimentare o una matricola con un po’ di
nostalgia per casa con il bisogno di una buona vecchia spinta di amor proprio?
[il telefono squilla]
CJ: vuoi rispondere?
Jen: No.
CJ: la ragazza stava parlando con te. Probabilmente vorrà parlare ancora con
te.
Jen: No, Io—Io non voglio rispondere. Farò ancora qualche casino. F-f-fallo
tu.
CJ: sei sicura?
Jen: si. Rispondi tu.
[Jen lo guarda, e CJ finalmente risponde al telefono]
CJ: Telefono Amico. sono C.J. No, ha dovuto allontanarsi per un secondo. già,
è, uh—è un po’ tesa. Oh, diamogli tregua, però. È il suo primo giorno.
si, già. È difficile parlare quando ci sono altre persone nella stanza.
D’accordo perchè non mi chiami fra 10 minuti quando saranno andati via? si,
sarò qui. D’accordo. Promettimi che richiamerai. Ok. ciao.
[attacca il telefono e Jen lo fissa.]
CJ: che c’è?
Jen: niente.
[Scena: il marciapiede sotto casa di Eddie. Joey e Harley arrivano al portone.]
Harley: pronto? Ogni tre negozi ce n’è uno che vende liquori. Questo non
dovrebbe indicare che siamo in una zona non molto bella della città?
Joey: si, beh, volevi fare una passeggiata nel selvaggio, e siccome tuo padre ha
lezione fino alle 6:00... eccoci qui.
Harley: dove siamo, comunque?
Joey: da nessuna parte, ok? Devo solo fare una cosa.
[si fermano davanti al portone e Joey citofona. Harley guarda il citofono e
realizza dove si trovano]
Harley: "Eddie doling, 3-a"? pensavo avessi detto che non sapevi
dov’era.
Joey: non lo so, so dove vive. Solo non so dove sia adesso.
Harley: beh, forse hai sentito parlare di questa invenzione: il telefono? È uno
strumento di pedinamento valido.
Joey: si, l’ho già provato, Harley, grazie, ma quando una ragzza lascia una
quantità enorme di messaggi non risposti sulla segreteria di qualcuno che
pensava fosse il suo ragazzo, e poi—
Harley: ragazzo? Uh-oh.questo significa una sola cosa. Ci sei andata a letto,
vero?
Joey: che cosa hai appena detto?
Harley: ho chiesto se sei stata a letto con il ragazzo. Hai presente, fatto
sesso? Andare fino in fondo?
Joey: mi sembrava che avessi detto questo.
Harley: già, allora, qual è il problema?
Joey: nulla. Credo di... aver dimenticato che donna raffinata e piena di
esperienza fossi. Harley, probabilmente non sei nemmeno vergine, devi averla
persa anni fa con un camionista di nome bubba, giusto? (ndr. Hihih)
Harley: non capisco.
Joey: non sei tunuta a capire.
[qualcuno esce dal portone, e Joey ferma la porta prima che si chiuda per
entrare nello stabile]
Joey: forza, andiamo. Non sono in vena per tutto questo.
Harley: e allora? Solo perchè ho 15 anni, non sono autorizzata nemmeno a
parlare di sesso?
[Joey bussa alla porta, che lentamente sia apre come non fosse stata mai chiusa]
Joey: No, ne puoi parlare, e poi quando avrai 19 anni, avrai la gioa assoluta di
ripensarci e realizzare che idiota sembravi.
Harley: Oh, giusto, perchè tu sei così furba adesso. Devi sapere esattamente
cosa stai facendo adesso. Ecco perchè sei venuta fino a qui per perseguitare
qualcuno che non ti ha più richiamata da quando hai deciso di andarci a letto.
[entrano nell’appartamento che è completamente vuoto, e Joey si guarda
intorno shockata.]
Harley: che c’è? Qual è il problema? Siamo nell’appartamento sbagliato,
giusto? Joey? Cioè, ovviamente non è questo l’appartamento, no? Devi aver
confuso il numero o simile. Joey? Che stai facendo?
[Harley si rende conto che sono nell’appartamento giusto, e vede le lacrime
che piano piano si formano negli occhi di Joey.]
[pubblicità]
[Scena: l’ufficio di Pacey. Pacey lavora parlando al telefono, ma invece di
indossare il suo solito vestito, indossa un’orribile maglietta Hawaiana. Rich
lo ragiunge portando una pila di fogli. Siamo a vnerdì]
Rich: devo dirtelo, la tua idea del venerdì “vestiti casual” lascia un
po’ a desiderare, Witter.
Pacey: pensi che potremmo discutere i tuoi consigli di moda un’altra volta?
Come, ad esempio, dopo pranzo?
Rich: pranzo. Ritenta di nuovo, amico mio.
[Rich lascia una pila di foglio sulla scrivania di Pacey.]
Pacey: cos’è tutta questa roba?
Rich: lavoro extra... o, mi spiace, pensavi forse che la tua mini-vacanza non
avesse conseguenze?
Pacey: te l’ho detto che sono stato male.
Rich: già, beh, io non sto mai male, e sai cosa mi dispiace di chi si ammala?
Pacey: cosa?
Rich: come non riescono mai a realizzare che stando male non fa diminuire la
quantità di lavoro qui dentro. Significa solo che qualcun’altro deve farlo.
Non sembra molto carino nei confronti dei tuoi colleghi, non trovi?
Pacey: si vede che sei affranto dalla cosa, Rich, ma forse ciò che ti dispiace
di più è che gli altri non fanno aprire tanti conti correnti quanto riesco a
fare io.
Rich: stai facendoil presuntuoso in modo inutile, non trovi?
Pacey: presuntuoso, si, in modo inutile, no, perchè tutti noi sappiamo che la
quantità di soldi che fai tu è direttamente proporzionale alla quantità di
soldi che facciamo noi.
Rich: già, beh, questo può anche essere vero, ma la mia arroganza non è un
problema. La tua lo è, e mi aspetto di vedere presto un cambiamento, molto
presto. Ricordatelo, forse ti sarà di aiuto.
[Rich ferma una donna che gli passa accanto, prende delle buste da lei, ne tira
fuori una e gliele restituisce.]
Rich: grazie. Adoro gennaio, perchè è il periodo in cui arriva questa.
[lancia la busta sulla scrivania di Pacey.]
Pacey: cos’è il mio assegno paga? grazie.
Rich: non il tuo assegno paga, Witter, ma il tuo premio di produzione. Non sono
esattamente sicuro di quanto ci sia lì dentro, ma immagino che sia più di
quanto guadagna un cuoco da friggitoria.
Pacey: come se ne avessi idea.
Rich: Hey, in qualunque momento te ne vuoi andare per tornartene alla tua vita
semplice, prego fai pure, ma quando lavori qui, gli unici pranzi che potrai fare
saranno quelli che ti procurerai... nella tua testa. [ridacchia]
[Pacey guarda la pila di fogli e poi l’orologio e sospira. La scena passa
all’acquario, emma è seduta su una panca e aspetta Pacey. Guarda nella folla
per individuarlo. I suoi occhi si illuminano quando vede una maglietta Hawaiana
nella folla, ma rimane delusa quando si accorge che non è Pacey. La scena
taglia di nuovo a qualche tempo dopo, sono le 1.30 e Pacey non si è ancora
fatto vedere. Emma sta ancora cercando, quando alla fine rinuncia e dopo un
po’ se ne va.]
[Scena: Telefono Amico. Jen, CJ e molti altri sono seduti a far nulla. Non
arrivano telefonate e si capisce che Jen è confusa dalla mancanza di attività.
Jen guarda verso CJ che sta leggendo un libro.]
Jen: allora è così che va quando lavori veramente, huh?
CJ: si è così.
Jen: pensavo che i telefoni squillassero di più.
CJ: beh, non funziona proprio così. Voglio dire, pensaci un attimo. Pensa a
quanto siano cocciute le persone, a quanto sia difficile per loro chiedere
aiuto, o meglio ammettere che hanno torno su qualcosa.
Jen: già, probabilmente hai ragione. ascolta, C.J.—
CJ: sono quasi le 4:00. dose di caffeina?
Jen: mi stai chiedendo se voglio del caffè?
CJ: già. Vado solo fuori al carretto (ndr. Nel senso di carretto con l’omino
che serve caffè per strada).
Jen: Oh, no, no.
No, non mi lascerai qui da sola.
CJ: si, lo farò.
Jen: No, non lo farai, perchè se esci, il telefono squillerà sicuramente, e ci
sarà qualcuno dall’altra parte che vorrà parlare con qualcuno e—
CJ: già. Questo è il motivo per cui sei qui.
Jen: si, unica differenza è che tu sai quello che fai, e io no e questo è il
motivo per cui non dovresti uscire.
CJ: sai, un po’ di giorni fa, non potevi sopportare di stare nella stessa
stanza con me, e ora non vuoi che esca.
Jen: succedeva una settimana fa. Una persona non può cambiare in una settimana?
CJ: non lo so. Può cambiare? Sicura che non vuoi nulla? No? Ok, torno subito.
[CJ esce e Jen lo guarda mentre va via verso il carretto, poi guarda verso il
libro che CJ stava leggendo]
Jen: Kierkegaard.
[il telefono squilla]
Jen: [sospira]
[squilla]
Jen: pronto, telefono amico. beh, um, se dobbiamo essere completamente sinceri
qui, e spero che lo siamo entrambi, n-n-non sono del tutto sicura di poterti
aiutare, ma, --ma mi piacerebbe provarci, perciò...
[da fuori CJ vede che Jen è al telefono e sorride contento]
[Scene: in Clinica. David aspetta che Jack torni dal colloquio con
l’infermiera. Jack esce ed è visibilmente contento.]
David: allora, me lo vuoi dire, o cosa?
Jack: niente da dire.
David: Ha ha ha! ottimo!
Jack: voglio, uh—chiderti una cosa.
David: si?
Jack: hai presente quelle cose di cui abbiamo parlato ieri, hanno
fondamentalmente alterato l’opinione che hai di me in qualche modo?
David: si, vabbè. Come se non si vedesse lontano un miglio che saresti finito a
fare lo sgualdrinesco (ndr. Spero si capisca non mi viene un altro termine che
non venga censurato dal forum) molto più di me. maddai, jack. Dammi un po’ di
stima. Voglio dire, guardati. Sei bello in maniera assurda. Cioè, non sei Viggo
(ndr. Mortensen l’attore che fa aragorn nel signore degli anelli)—
Jack: si, ok, è--è—è magnifico. andiamo.
David: come, ce ne andiamo?
Jack: beh, si.
Non pensereai seriamente che me ne starò qui
ad avere questa conversazione con te?
David: mi spiace, ma penso che—
Jack: Hey, hey, hey, David...
David: si?
[Jack lo bacia]
Jack: stai zitto.
David: si, penso di poterlo fare.
[Scena: classe del Professor Hetson. il Professor Hetson sta tenendo di nuovo
una lezione, ma si capisce che Joey non ascolta molto attentamente la lezione.
Hetson va verso di lei e si siede sul tavolo di fronte a Joey continuando a
parlare.]
Hetson: uno dei principi fondamentali di Bartholomew, naturalmente, era la sua
convinzione che solo giustapponendo, presi di quando in quando, frammenti di
tempo slegati e assurdi, una persona è in grado di ripetere fedelmente il
percorso emotivo della vita reale. Qualcuno può farmi un esempio?
[guarda verso Joey.]
Hetson: Joey? Ok, scegli una storia, una qualunque. Aspetta, ne scelgo io una
per te. Uh, la scuola. Che ne pensi? Ti ricorda qualcosa?
Joey: Uh, si.
Hetson: di che si tratta?
Joey: parla di un insegnante che cerca di spiegare qualcosa ai suoi studenti.
Hetson: cosa sta tentando di spiegare?
Joey: la morte e la perdita.
Hetson: perchè sta cercando di spiegarla?
Joey: perchè continua a succedere ai suoi studenti ripetendosi più e più
volte ancora, come un circolo infinito. Prima gli alberi di arancio, poi
l’erba del giardino, poi il pesce tropicale. sa, è assurdo, veramente, perchè...
un minuto prima sono lì. Il minuto dopo... sono scomparsi, e la verità è che,
la parte vera di tutto ciò, la parte reale, è che nessuno spiega mai davvero a
lui stesso il perchè... nessuno può farlo.
Hetson: ottimo, Joey. certo, hai dimenticato di citare i serpenti e i cuccioli,
ma, oh, guarda un po’, abbiamo finito per oggi. A lunedì tutti quanti, Saul
Bellow.
[la classe esce e Joey sta preparando la borsa poi sta per andarsene, Hetson la
raggiunge per parlarle.]
Hetson: hai un secondo, Potter?
[le porge dei soldi.]
Joey: cosa sono?
Hetson: sono 50 dollari. Ok, senti, so che sei povera, ma non dirmi che sei così
povera da non aver mai visto 50 dollari prima.
Joey: non capisco.
Hetson: per esserti presa cura di Harley mentre avevo lezione ieri. Mi ha detto
che l’hai aiutata con qualcosa, ha detto che aveva una specie di crisi.
Joey: lei aveva una specie di crisi?
Hetson: si, senti, prendi i soldi, ok? Sarà molto più facile per me che
cercare di essere più gentile con te per il resto del cavolo di semestre.
Joey: aspetti un momento. Perchè dovrebbe essere gentile con me? perchè?
Hetson: perchè come hai evidenziato l’altro giorno, questa faccenda non
riguarda me. Sua madre se ne è andata e suo padre...
Joey: un’enorme persona sgradevole?
Hetson: si, lo è, in realtà... la maggior parte del tempo, comunque, secondo
lei. Tu, invece, le piaci.
Joey: si, beh, sono molto gradevole, ma gradevole e povera.
Hetson: 50 dollari, 3 volte a settimana.
Joey: 65, e aiuterò il piccolo angioletto con i compiti, non che lei voglia
aiuto da una studentessa che prende "D".
Hetson: affare fatto.
Joey: tenga.
Hetson: cosa sono?
Joey: 50 dollari. Nessun costo per ieri.
Hetson: Uh, senti, non farmi nessun favore, Potter.
Joey: non lo faccio. Non capirebbe, ok?
Hetson: era una cosa da ragazze o roba simile?
Joey: No, era una cosa da esseri umani.
[Scena: una spiaggia di L.A.. Dawson cammina sulla spiaggia e raggiunge Todd che
se ne sta con una tavola da surf in mano, per niente sorpreso di vederlo.]
Todd: alla fine ce l’hai fatta a trovarmi, no?
Dawson: ho chiamato il registro dei surfisti (ndr. Traduzione molto libera di
surf report). C’erano un sacco di spiagge in cui potevi stare.
Todd: mi sembra di capire che dovrei chiamare uno di quegli omini vestiti in
nero, sprogrammarti ora che il nostro lungo rapporto è finito. E’ troppo
pericoloso non è vero? Avere tutte queste informazioni libere nell’aria, che
tutti aspettano di usare contro di te?
Dawson: sono venuto per chiedere scusa.
Todd: per cosa? Per avermi rubato il lavoro? senti, dopo che gli hai detto di no
ieri, da dannato idiota che sei, hanno chiamato me. Si sono persino scusati, per
quanto ne siano capaci.
Dawson: allora che si fa adesso? Giriamo di nuovo qui? Torniamo a Boston? Cosa?
Todd: mi spiace, amico. Hai capito male. Non faremo niente. Tu lo farai.
Dawson: aspetta un attimo. Ci sono già passato prima. Non farò—
Todd: non farai cosa? Non ti approfitterai del fatto di esserti trovato al posto
giusto nel momento giusto? Si tratta di questo, sai. Non significa che farai
davvero strada o che hai più talento di me, sai. Cioè—
Dawson: Oddio, no. Tu sei... a mala pena utile, ma sei... tipo il mio mentore.
Todd: come, non Steven dannato Spielberg?
Dawson: beh, lui... non ha mai risposto alle mie telefonate.
Todd: solo non renderlo peggiore di come è, ok? E ascolta, la prima cosa in
assoluto che devi ricordarti di fare quando sei sul set è quella di fare una
foto della faccia di Natasha nel momento esatto in cui le verrà presentato il
nuovo regista... perchè è qualcosa che non voglio assolutamente perdermi.
vieni.
[camminano per la spiaggia insieme e la camera sfuma al nero]